ma che bel paesaggio!

Ieri è stata una di quelle mattine che solo Milano riesce ad avere: cielo plumbeo, nebbiolina ad altezza uomo ma… qua e là qualche sprazzo di sole. Cosa che al risveglio un po’ sconcerta perchè lascia alla giornata qualsiasi possibilità climatica. Come mi vesto? Prendo l’ombrello? Durerà tutto il giorno? Perchè non torno a letto? La vita ci presenta sempre molti dilemmi ma dilaniarsi con simili interrogativi non è certo il miglior modo per iniziare una giornata. Comunque in qualche modo riesco a risolvere questi ,apparentemente marginali, problemi ( anche se la domanda “ma perchè non torno a letto?”non smette di torturarmi) , ed esco di casa. Pioviggina, ovviamente avevo optato speranzosa per un cielo medio cupo senza alcuna perturbazione…mi bagno, che importanza ha? Però sono ben coperta, non sentirò freddo..ollè…sono esperta, io ,del tempo di Milano. Prendo un autobus, guardo le persone ed il loro abbigliamento che spazia allegramente, formando uno strano puzzle, da bermuda a piumini d’oca. Capisco che anche queste persone completamente estranee hanno avuto le mie difficoltà ed i miei stessi pensieri. Ah Milano, Milano, che grossi dubbi sai regalare ai tuoi figli. Allora decido di catalogare le persone e di capire perchè hanno scelto un modo di vestire anzichè un altro. Seduta accanto a me signora anziana con soprabito , ombrello… pessimista, della serie :”andrà male ma io non mi faccio più fregare”. Extracomunitario con giubbino di jeans, lista: “chi cazzo me l’ha fatto fare di venire in ’sto posto di merda?” Ragazzina microgonna e ombelico ben in vista… “sono così carina vestita così”, perchè mi devo occupare del clima? Una signora bene, tailleur frescolana, decoltè quattro cm, collana di perle: “dio come odio le mezze stagioni, non si sa mai cosa indossare”. Due metallari, qui clima ininfluente, abbigliamento unico per tutte le stagioni. Un signore in doppiopetto e cravatta, stesso atteggiamento e stesse motivazioni dei metal: “questa è la mia divisa nessuno potrà farmi cambiare”. Gruppo studenti, scarpe da ginnastica , pantaloni cadenti , magliette maniche corte, stile sono vestito a caso, in realtà è un look curatissimo e nel loro caso contano le firme non il clima. Una suora…beh lei è serena, in duemila anni di esperienza il suo datore di lavoro ha saputo toglierle queste tribolazioni terrene …come l’ATM all’autista: divisa invernale dal 30 settembre. Una mamma e una bambina, la bambina col piumottino senza maniche mostra insofferenza al clima, ma è il destino dei bambini essere coperti quando le mamme hanno freddo. Un pensionato con maglioncino sopra la camicia impeccabile, sigaro spento in bocca… da un po’ di tempo a Milano facciamo tutti finta di fumare, non ci resta altro…polveri sottili 90 giorni l’anno contro i 30 concessi, ma se fumi per strada ti guardano tutti con disapprovazione: “Cosa fai disgraziata, vuoi farmi morire di fumo passivo?”. Una maestra, so che fa la maestra perchè è vestita da maestra: gonna sotto il ginocchio , camicia, golfone, ballerine e borsetta stile postino per tenere i compiti corretti . Poi ci sono io ,vestita in previsione tempo infame ma non bagnato. L’autobus è arrivato alla mia fermata , scendo, il sole batte tipo : “Non siamo a Dubai?”, comincio ad avere caldo… uff..accidenti, non ci sono più le mezze stagioni … ma si può vivere così?

Il libro di oggi è: tutto il grillo che conta edito da feltrinelli 13 € dodici anni di monologhi, polemiche, censure. Un libro per riflettere sulla nostra società.

A bientot

One Response to “ma che bel paesaggio!”

  1. io Says:

    Nella classe della Cromi fu mandata la Delcati, maestra di mio fratello, e al posto della Delcati, quella che chiamano «la monachina», perché è sempre vestita di scuro, con un grembiale nero, e ha un viso piccolo e bianco, i capelli sempre lisci gli occhi chiari chiari, e una voce sottile, che par sempre che mormori preghiere. E non si capisce, dice mia madre: è così mite e timida, con quel filo di voce sempre eguale, che appena si sente, e non grida, non s’adira mai: eppure tiene i ragazzi quieti che non si sentono, i più monelli chinano il capo solo che li ammonisca col dito, pare una chiesa la sua scuola, e per questo anche chiamano lei la monachina. Ma ce n’è un’altra che mi piace pure: la maestrina della prima inferiore numero 3, quella giovane col viso color di rosa, che ha due belle pozzette nelle guancie, e porta una gran penna rossa sul cappellino e una crocetta di vetro giallo appesa al collo. È sempre allegra, tien la classe allegra, sorride sempre, grida sempre con la sua voce argentina che par che canti, picchiando la bacchetta sul tavolino e battendo le mani per impor silenzio; poi quando escono, corre come una bambina dietro all’uno e all’altro, per rimetterli in fila; e a questo tira su il bavero, a quell’altro abbottona il cappotto perché non infreddino, li segue fin nella strada perché non s’accapiglino, supplica i parenti che non li castighino a casa, porta delle pastiglie a quei che han la tosse, impresta il suo manicotto a quelli che han freddo; ed è tormentata continuamente dai più piccoli che le fanno carezze e le chiedon dei baci tirandola pel velo e per la mantiglia; ma essa li lascia fare e li bacia tutti, ridendo, e ogni giorno ritorna a casa arruffata e sgolata, tutta ansante e tutta contenta, con le sue belle pozzette e la sua penna rossa. È anche maestra di disegno delle ragazze, e mantiene col proprio lavoro sua madre e suo fratello

    De Amicis - Cuore

    Io credo solo a questi due esempi di maestre…

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