Prodi si è dimesso

E così , dopo l’ennesimo scivolone al Senato, Prodi si è dimesso.

Che dire? Quali voti sono mancati?

Scalfaro ammalato, Cossiga contrario, Andreotti astenuto, Pininfarina astenuto. Del resto è assurdo governare con i senatori a vita.

Ferdinando Rossi e Franco Turigliatto: entrambi hanno deciso di non prendere parte alla votazione. Chi sono Rossi e Turigliato?  Ferdinando Rossi  è un senatore del PDCI e Franco Turigliatto  uno del Prc.

E ora? Mah… domani inizieranno le consultazioni.

La destra esulta…non perdiamo mai occasione per dare una gioia a Berlusconi…

Io sono stanca e delusa…

a bientot

La realtà è un uccello che non ha memoria

devi immaginare da che parte va…

Giorgio Gaber

3 Responses to “Prodi si è dimesso”

  1. andrea Says:

    Sono anche io deluso, tuttavia forse Prodi dimettendosi ha dimostrato di non essere attaccato alla poltrona, ma si è dimenticato di averlo già dimostrato una volta. Chi secondo il vento girava per i banchi del parlamento e del senato è il vero responsabile di questa caduta. A loro andrebbero addossati le conseguenze economiche e sociali di un governo breve che non ha potuto finire quel’anche poco che ha iniziato…

  2. pollice Says:

    io dico solo una cosa stasera : :DDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDD

  3. maurizio Says:

    C’è solo una cosa da aggiungere: Franco Turigliatto è noto per esser stato un troskista della prima ora, un collaboratore di livio maitan (il curatore per mondadori della splendida biografia del suddetto lev davidovic).
    C’è un puzzle che non riesco a ricostruire, spiegatemelo voi: Troskij, Afghanistan, Prodi, D’Alema, Vicenza, Berlusconi, Casini, Comunisti italiani e Rifondazione Comunista. Traduco meglio: un possibile critico letterario che fa il commissario del popolo alla guerra (1879-1939), il vecchio Belucistan anglo-russo, un bonario curato bolognese (un ibrido tra la coerenza di Bartali e i supremi aromi della mortadella), un togliattiano che pensa di essere qualcosa a metà tra Kissinger e Richelieu, una base militare che va allargata o trasferita (e dire che al mondo ne succedono di cose, in Italia per 50anni un condono non si è negato a nessuno), un portatore nano di democrazia, un divorziato piacione che è cresciuto all’ombra della curia romana e bolognese, un partito che è un ossimoro (”Comunisti Italiani” è incommentabile: i comunisti non hanno nazione, sono internazionalisti. Nella concezione dei comunisti, o almeno in alcuni dei loro esponenti più importanti - gente qualunque, tipo Marx, Engels, Rosa Luxemburg, Lenin, Babel, Liebneckt, ecc… - si parla sempre di internazionale e mai di movimenti politici nazionali. Dunque questi “comunisti Italiani” da dove spuntano? E’ come se un partito si chiamasse “partito sionista nazista”), un partito che è una comica (”Rifondazione comunista”: bene, su che basi? Conoscete forse un manifesto della rifondazione comunista? C’è un saggio, un articolo, anche uno straccio di appunto che si è impegnato a dirci e a ridiscutere le basi teoretiche del pensiero comunista? E qualora fosse in programma, chi dovrebbe scriverlo? Bertinotti? Turigliatto?).
    Bene, il punto d’incontro del puzzle si chiama “crollo del governo italiano nel giorno 21 febbraio 2007″. La cosa mi ricorda un aforisma che non so citare a memoria, qualcosa tipo “il battito delle ali di una farfalla in Nuova Guinea genera un tifone al centro della Germania”.
    Che tristezza.

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