Archive for February, 2007

La morte di Ivan Il’ic

Saturday, February 17th, 2007

La morte di Ivan Il’ic di Lev N. Tolstoj, oltre ad essere fra i miei libri prediletti, è davvero un piccolo capolavoro.

E’ il racconto lucido ed autentico di ciò che accade intorno ad un malato terminale, tutto ciò che precede e segue la sua fine.

Carlo Bo scrisse a proposito di questo racconto: “Se la morte parlasse questa sarebbe la sua voce”.

Nelle ore che precedono la sua morte Ivan Il’ic si rende conto che la sua vita è stata un cumulo di bugie e l’insegnamento che questo libro mi ha lasciato è che non è importante come si muore , non esiste la bella morte, ma come si vive.

La morte è una componente fondamentale della nostra vita e nel romanzo vi è un percorso che porta ad accettarla.

Nell’ultimo capitolo infatti c’è lo straziante urlo del moribondo che si ribella alla inevitabile fine, un urlo che dura  fino a quando, improvvisamente,  si rende conto di come la morte rappresenti una liberazione per se stesso e per quelli che lui ama.

” E’ finita! - pronunciò qualcuno sopra di lui.

Egli udì quelle parole e le ripetè nel proprio animo.

“Finita la morte, - disse a se stesso- Non c’è più.”

Trasse un respiro, si fermò a metà, si distese e morì

… a bientot

PS: Oggi a Vicenza ci sarà una manifestazione sulla quale io concordo pienamente ma è stata talmente caricata di significati, aspettative, tensioni, da farmi sentire impaurita. Ora , io non sono Bertinotti, non posso lanciare appelli ma davvero  mi auguro che sia non violenta, perchè solo così ha un senso.

poesie

Friday, February 16th, 2007

Oggi copierò alcune poesie di Stefano Benni:

L’amore passa

Scusami,

ho usato

la nostra canzone

per una nuova

relazione

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Dormi, Liù

Dorme la corriera
dorme la farfalla
dormono le mucche
nella stalla

il cane nel canile
il bimbo nel bimbile
il fuco nel fucile
e nella notte nera
dorme la pula
dentro la pantera

dormono i rapresentanti
nei motel dell’Esso
dormono negli Hilton
i cantanti di successo
dorme il barbone
dorme il vagone
dorme il contino
nel baldacchino
dorme a Betlemme
Gesù bambino
un po’ di paglia
come cuscino
dorme Pilato
tutto agitato

dorme il bufalo
nella savana
e dorme il verme
nella banana
dorme il rondone
nel campanile
russa la seppia
sul’arenile
dorme il maiale
all’Hotel Nazionale
e sull’amaca
sta la lumaca
addormentata

dorme la mamma
dorme il figlio
dorme la lepre
dorme il coniglio
e sotto i camion
nelle autostazioni
dormono stretti
i copertoni

dormono i monti
dormono i mari
dorme quel porco
di Scandellari
che m’ha rubato
la mia Liù
per cui io solo
porcamadonna
non dormo più

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La grande dirigenza della sinistra (Un sogno)

Metà segreteria
soviet o comitato
ai cani sciolti, al volontariato
ai centri sociali, agli operai
a chi non molla mai
a chi fa opposizione
anche se non è inquadrato
dalle direttive prese,
dalle telecamere accese.

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Prima o poi l’amore arriva

A un passaggio a livello
lontano dal mondo
un giorno d’agosto assolato
un capostazione annoiato
vide a un finestrino
di un accelerato
una signora bruna
e piú non lavorò
passava le serate
a guardare la luna
e i treni si scontravano
ma lui non li sentiva
prima o poi l’amore arriva

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Portaborse e ruffiani

Quando Silvio posa la valigetta
per portargliela si scatena l’inferno
tra Fiori, Ferrara e Gianni Letta
Perciò han deciso di fare a turno:
la chiameranno alternanza di governo

 

… a bientot

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pensieri sparsi

Thursday, February 15th, 2007

*  Una volta le mummie avevano il buon senso di farsi ritrovare composte, poteva variare un pochino la posizione delle braccia ma, a grandi linee, avevano tutte un atteggiamento consono al loro stato. Adesso no, prima la mummia terrorizzata delle Ande… ora gli amanti di Valdaro… ma perchè? Solo per disturbare i miei sonni? Perchè questi due scheletri sono così avvinghiati?  E da seimila anni eh… non pizza e fichi. Ci penso. Un motivo ci deve essere. Vi farò sapere…

* Questo pomeriggio verrà presentato a Milano il libro di Fosco Maraini ( padre di Dacia), Giappone Mandala, ed Electa. Un libro che parla, come dice il titolo, del Giappone, un Paese ” che disturba il Corso Consueto delle Cose, che rende possibile una sociologia non euclidea, una  economia non euclidea , una cultura non euclidea ” secondo le parole dell’autore. Colgo l’occasione per parlare delle geishe. Bien des occidentaux pensent à tort que le mot geisha désigne pudiquement une prostitué de luxe. Ce cliché a dévalorisé cette tradition. Ce terme signifie “Personne de l’Art” (du japonais “gei”, culture et “sha”, personne). C’est une profession à part entière qui est bien décrite par son nom : la geisha doit savoir, par sa culture, animer une réunion ou un dîner pour plusieurs invités et elle participe activement aux moments de plaisir que sont les banquets en apportant les éléments artistiques et esthétiques les plus raffinés. Elle fait partie, avec tout le respect que cela entraîne, de l’univers culturel nippon. La véritable geisha, parce qu’elle pratique les Arts Elevés, jouit ainsi de prestige et d’admiration.

*  Esce il carteggio privato fra Francesco Giuseppe e Sissi… bene,  dopo averci fatte sognare per anni ora salta fuori che erano incompatibili. Lui metodico lei angosciata e crepuscolare. E non si fa così eh…non si può con dei bigliettini rompere i sogni altrui…

… a bientot

… ma l’amor mio non muore

Wednesday, February 14th, 2007

… ma l’amor mio non muore è un libro cult anni settanta ristampato recentemente da DeriveApprodi. Un libro di autori vari che, come dice in copertina, tratta origini, documenti, strategie della cultura alternativa e dell” underground” in Italia.

Io possiedo una copia dell’ originale anni 70 e sfogliandolo, per curiosità, mi sono imbattuta in cose quanto mai inconsuete:

°guide pratiche: come stampare un manifesto in serigrafia, come creare “artifici” fumogeni, come fare impazzire un calcolatore elettronico ( oddio, sembra preistoria) con delle mutandine di nailon, ricette da realizzarsi con l”erba”,

°articoli riportati dalla stampa alternativa di ogni Paese, cose come: verso la realizzazione della salute grazie alla sopressione della medicina ( non male eh..),

°elenchi dettagliati di artifici nebbiosi, fumogeni e lacrimogeni, elenchi di tutte le droghe possibili…

° slogan molto carini presi dalla stampa alternativa del tipo : DIO.OOO.OOO esiste! Conosci te sesso! L’amore everte , l’astinenza perverte…

…santo cielo nel parlarvi di queste cose mi sono dimenticata di un avvertimento sul libro: Questo libro non ha copyright. Si consiglia a chi fosse interessato a riprodurre parte dei testi o delle illustrazioni di pensarci due volte… fiuuuuuuu

Comunque questo libro mi ha fatto nascere una domanda : perchè non esiste più la cultura alternativa?

Il re non è più nudo? O ora è disperatamente nudo?  La cultura “alta” esiste ancora? O si è confusa con una miriade di culture e subculture ed ora siede a tavola con cani e porci ed il salotto buono non esiste più? A voi l’ardua sentenza…

Ora sono attanagliata da un dubbio morettiano:Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte, o se non vengo per niente?

Ovvero… è San Valentino, che faccio mentre voi vi scambiate baci Perugina, fiori , libri , fedine… io … ne parlo o non ne parlo?

Nooo …non ne parlo… fate un po’ come vi pare…

a bientot

Ancora un libro vecchio…

Tuesday, February 13th, 2007

 Il libro di cui voglio parlare oggi è: Vassilissa: l’amore, la coppia, la politica. Storia di una donna dopo la rivoluzione di Aleksandra Kollontaj.

Aleksandra Michailovna Kollontaj (cognome da ragazza, Domontovic) nacque a Pietroburgo  il 19 marzo 1872, femminista, partecipò attivamente alla Rivoluzione fino a diventare una tra le maggiori esponenti del movimento socialista .

 Giocò un ruolo fondamentale nel movimento femminista e fu autrice di gran parte della legislazione sociale della repubblica sovietica.

Dopo essersi dedicata attivamente alla politica passò all’attività diplomatica.

Gli anni passati all’estero in qualità di diplomatica e questi sono anni di vero e proprio esilio, anni durante i quali le sue istanze sociali e sulla questione femminile vennero praticamente ignorate dal governo staliniano.

Le teorie della Kollontaj muovono ad un ideale di “amore alato” (krylataja ljubov), libero e giocoso, che rientra nel novero delle molte utopie generatesi sulla scia del successo della Rivoluzione d’Ottobre. Ma queste teorie spaventaro i suoi stessi compagni e poco alla volta vennero rinnegate fino a ritornare “all’ordine” durante il periodo stalianiano.

 Vassilissa Mal’gina fu pubblicato in italiano per la prima volta dalla Savelli nel 1978 con il titolo di Vassilissa.

In questo romanzo la Kollontaj espone le sue teorie e la sua visione della vita, della sessualita e del rapporto che una donna deve avere con i figli.

 Lo trovo molto interessante perchè mostra come a distanza di quasi un secolo queste terie semplici non solo non siano state applicate ma come siano addirittura impensabili per donne che si ritengono emancipate.

a bientot

tre cose veloci…

Sunday, February 11th, 2007

 Voglio dirvi solo tre cose veloci:

1) Il Papa pensa di essere in Iran? Nessuno gli vieta di parlare ai cristiani , può anche spingersi ad invitarli a non fruire di una legge dello Stato , se lo desidera, ma di una cosa sono certa: non può dire allo Stato quali leggi fare o non fare. Non siamo uno stato confessionale, non siamo l’Iran , lui non è  l’Ayatollah Komeini… si rassegni!

2) come previsto , dopo tanto parlare, il circo del calcio ha riaperto i battenti… i ricchi con spettatori, gli altri senza… Berlusconi ha parlato…lo stadio ha riaperto…così va la vita…

3) perchè la Chiesa parla di indissolubilità del matrimonio se la Sacra Rota annulla matrimoni perchè :lui è un mammone…lei dopo il matrimonio è diventata rigida , fredda e severa… o perchè rispetto al giorno del matrimonio fuma il doppio. Un noto chirurgo ha avuto l’annullamento perchè dopo vent’anni di matrimonio ingnorava l’indissolubilità del vincolo… Un po’ di serietà non guasterebbe…

 a bientot

Cent’anni di solitudine

Saturday, February 10th, 2007

Cent’anni di solitudine è il capolavoro di Gabriel Garcia Marquez, ed è valso  al suo autore il premio Nobel.

Narra i cento anni di solitudine della città di Macondo e della famiglia Buendia.

 Una vicenda stupefacente eppure geograficamente convincente che indica l’America Latina come terra del possibile.

Il suo incipit è un capolavoro , secondo  me :

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a riconoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva a un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni, verso il mese di marzo, una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita.

 Il tempo in questo romanzo è di due tipi, un tempo calendario soggetto a regolari misure e un tempo mentale che ricongiunge persone e fatti scavalcando gli anni.

E di  due tipi la distanza : quella leggendaria che divide Macondo dal resto  mondo  e quella fisica, molto più modesta ,che unisce Macondo al mondo.

Un libro diventato un cult negli anni settanta , che ha segnato una generazione, ma che letto a distanza di molti anni non perde un briciolo del suo fascino. 

Questo rientra certamente nei libri che “tutti hanno letto” , ma se ci fosse qualcuno che non lo ha fatto lo consiglio vivamente.

«La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla»
  Gabriel García Márquez

… a bientot

Poesie

Friday, February 9th, 2007

La terra e la morte

Tu sei come una terra
che nessuno ha mai detto.
Tu non attendi nulla
se non la parola
che sgorgherà dal fondo
come un frutto tra i rami.
C’è un vento che ti giunge.
Cose secche e rimorte
t’ingombrano e vanno nel vento
Membra e parole antiche.
Tu tremi nell’estate

Cesare Pavese

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Venne, dapprima, pura

Venne, dapprima, pura,
vestita d’innocenza.
E l’amai come un bimbo.

Dopo s’andò coprendo
di non so quali vesti.
E presi, senza saperlo, ad odiarla.

Fu infine una regina,
sfarzosa di tesori…
Che ira, quale amarezza insensata!

… Ma ecco, s’andò svestendo.
E io le sorridevo.

Rimase con la tunica
dell’innocenza antica.
Credetti ancora in lei.

E si tolse la tunica,
apparì tutta nuda… Oh poesia
nuda, passione della mia
vita, ora mia per sempre!

Juan Ramon Jimenez

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Ma il cuore non ascolta ragioni

Questo nostro amore, vita mia

lo immagini felice

destinato a durare per sempre.

Dei del cielo, fate che lei dica il vero

che lo prometta sincera dal cuore

che si possa per tutta la vita

mantener questo giuramento

Catullo

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Buon giorno

Che Dio mi guardi,
non voglio dirti: addio,
poiché questo significherebbe che ogni cosa è ormai trascorsa.
I passeri, la musica, e le semplici passeggiate serotine nei quartieri vicini,
il brodo caldo sul piccolo desco,
le effimere sigarette di cui non si può fare a meno,
la gioia per le prime parole del fanciullo.
Tu,
gli amici che visiteremo,
i regali promessici… e che senz’altro verranno.
La pioggia, l’erba, i libri,
e tutte le cose… tutte le cose.
… Dio mi guardi,
non voglio dirti addio
ma solo… sorriderò e ti dirò:
felice sia il tuo mattino

Nazìh Abu Afash

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In quanti modi ti amo? Fammeli contare.
Ti amo fino alla profondità, alla larghezza e all’altezza
Che la mia anima può raggiungere, quando partecipa invisibile
Agli scopi dell’Esistenza e della Grazia ideale.
Ti amo al pari della più modesta necessità
Di ogni giorno, al sole e al lume di candela.
Ti amo generosamente, come chi si batte per la Giustizia;
Ti amo con purezza, come chi si volge dalla Preghiera.
Ti amo con la passione che gettavo
Nei miei trascorsi dolori, e con la fiducia della mia infanzia.
Ti amo di un amore che credevo perduto
Insieme ai miei perduti santi, - ti amo col respiro,
I sorrisi, le lacrime, di tutta la mia vita! - e, se Dio vorrà,
Ti amerò ancora di più dopo la morte 

Elizabeth Barrett Browning ( grazie Serena)

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.

Ti si sta vedendo l’altra.
Somiglia a te:
i passi, la stessa fronte aggrondata,
gli stessi tacchi alti
tutti macchiati di stelle.
Quando andrete per strada
insieme, tutte e due,
che difficile sapere
chi sei, chi non sei tu!
Così uguali ormai, che sarà
impossibile continuare a vivere
così, essendo tanto uguali.
E siccome tu sei la fragile,
quella che appena esiste, tenerissima,
sei tu a dover morire.
Tu lascerai che ti uccida,
che continui a vivere lei,
la falsa tu, menzognera,
ma a te così somigliante
che nessuno ricorderà
tranne me, ciò che eri.
E verrè un giorno
-perché verrà, sì, verrà-
in cui guardandomi negli occhi
tu vedrai
che penso a lei e che la amo
e vedrai che non sei tu.
Pedro Salinas

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..a bientot

Wataba

Thursday, February 8th, 2007

In Italia pochissime persone conoscono il tenente Ehren Wataba.

Ehren è un militare dell’esercito americano, di origine hawaiana, e negli Stati Uniti  è diventato un simbolo.

Ritiene la guerra in Iraq una guerra ingiusta e per questo si è rifiutato di parteciparvi, ed ora è apparso davanti alla corte marziale con la più grave delle accuse per un soldato: diserzione.

Wataba non è un pacifista, ama l’esercito ed il suo lavoro, ma la sua motivazione è semplice: Bush ha mentito per poter invadere un Paese e non vi sono ragioni per continuare una guerra nata dalla menzogna.

Non so, non ho mai amato i militari, ma trovo questa persona molto coerente, l’essere disposto a difendere il proprio Paese con la vita ma non a partecipare ad una guerra immorale mi pare dovere di ogni soldato.

Non farò di Wataba uno dei miei eroi ma credo che una persona simile meriti rispetto.

    a bientot

A Milano si dice: Apre bocca, escono parole…

Wednesday, February 7th, 2007

 “I gay stanno tutti dall’altra parte”. Lo ha detto Silvio Berlusconi scherzando con il candidato sindaco del centrodestra di Monza, Marco Maria Mariani. “Marco Maria - ha detto Berlusconi - mi piace il tuo secondo nome perché un po’ di intuito femminile fa bene. Le donne arrivano in politica e anche altrove a soluzioni concrete senza passare attraverso i circuiti per cui passiamo noi uomini”. Poi, sorridendo, ha aggiunto: “I gay sono tutti dall’altra parte, la tua è una parte femminile che mi piace”.

-Ma santo cielo, questo uomo apre bocca ed escono sciocchezze…non è ancora finita la polemica con Veronica per il suo parlare a vanvera e va cosa tira fuori…tirem innanz…

Oggi voglio parlarvi di quella che viene definita “la prima scrittrice femminista” italiana.

Siblilla Aleramo, pseudonimo di Rina Faccio, nacque ad Alessandria nel 1876.  Dopo una infanzia infelice segnata dalla malattia mentale della madre ed una giovinezza terribile caratterizzata da una gravidanza interrotta, un matrimonio “riparatore”, un marito violento e due tentativi di suicidio, ebbe  una età adulta esaltante anche se sempre funestata da amori turbinosi e problemi di instabilità psichica.

Il successo letterario e la recuperata libertà le consentirono una vita intensa , ricca di avvenimenti e di passioni  che fecero di lei il simbolo della condizione della donna nei primi anni del Novecento.

Il suo romanzo Una donna  , autobiografico, fu un grande successo e diede spunto per grandi discussioni.

Forse, più ancor di lui ero io stata disumana. Perchè l’umanità che avevo mortificata in me tutto quel tempo di dedizione, era più ricca della sua. Tanto ricca che aveva assistito al proprio strazio senza interiormente impoverirsi. Egli scorgeva in me soltanto i gesti, il pianto, le mani che supplicavano, il corpo che si offriva pronto ad esser spezzato, e non quello che in me egli non poteva distruggere.” Sibilla Aleramo

A bientot