Prendendo spunto dal “corto di carta” di Dario Fo dedicato a lei desidero parlarvi di Eloisa , una figura che mi ha sempre affascinata. Una donna in grado di amare per tutta la vita.
Eloisa nasce nel 1099 a Parigi e affidata allo zio, il canonico Fluberto, a soli sedici anni è già famosa in tutta la Francia per la sua bellezza e per la sua intelligenza.
Ma non è giunta a noi perchè sapeva parlare latino , greco e l’ebraico ma per le sue vicende d’amore con Abelardo.

Abelardo , che in vita sua non seppe far altro che procurarsi dei guai, non a caso la sua biografia si intitola “Historia Calamitatum Mearum “(Storia delle mie disgrazie), in quel momento era all’apice della gloria. Aveva fondato una scuola a Parigi ed era amatissimo dagli studenti e dalle donne…
Egli entrò nella vita di Eloisa grazie a Fluberto che incaricato della educazione della ragazza decise che per lei sarebbe stato un onore essere allieva del più in “auge” dei retori del tempo e quindi pregò Abelardo di prendersi cura dell’istruzione della nipote “ sia di giorno che di notte…dandomi anche il permesso di costringerla con la forza”. Abelardo lo prese in parola tanto che commenta: “non mi sarei meravigliato di più se avessi visto affidare una tenera agnellina a un lupo affamato”. E così allieva e maestro si ritrovarono nella stessa casa.

Dopo aver accettato l’incarico ,soprattutto in virtù della fama della allieva che come dice Abelardo stesso, “aveva tutto ciò che più seduce gli amanti” fu attratto più dal corpo della bella ragazzina prodigio che dalla sua mente e finì per concupirla ( però chi non avrebbe concupito una che diceva : «farò tutto quello che tu vuoi, puoi chiedermi l’anima» ).

Questo rapporto fatto di dottrina religiosa e sospiri d’amore fu vissuto sotto il naso dello zio ignaro, “col pretesto delle lezioni ci abbandonammo completamente all’amore, lo studio delle lettere ci offriva quegli angoli segreti che la passione predilige. Aperti i libri, le parole si affannavano di più intorno ad argomenti d’amore che di studio, erano più numerosi i baci che le frasi; la mano correva più spesso sul seno che ai libri. E ciò che si rifletteva nei nostri occhi era molto più spesso l’amore che non la pagina scritta oggetto della lezione. Per non suscitare sospetti la percuotevo spinto però dall’amore, non dal furore, dall’affetto non dall’ira, e queste percosse erano più soavi di qualsiasi balsamo (caspita…nda). Il nostro desiderio non trascurò nessun aspetto dell’amore, ogni volta che la nostra passione poté inventare qualcosa di insolito, subito lo provammo, e quanto più eravamo inesperti in questi piaceri tanto più ardentemente ci dedicavamo ad essi e non ci stancavamo mai. Quanto più eravamo inesperti di quei giochi d’amore, tanto più insistevamo nel procurarci il piacere e non arrivavamo mai a stancarcene (diamine!nda)”
Ma ad un certo punto ( e dai… e dai…) anche al povero Fluberto giunsero le voce di quel che accadeva sotto il suo tetto.
Costui inferocito scacciò Abelardo dalla sua casa ma i due amanti trovarono il modo di incontrarsi ugualmente e dopo un rapimento, nacque un figlio dal nome poetico: Astrolabio (predatore delle stelle).
Abelardo , per soffocare l’ira del canonico (e volevo anche vedere che non fosse irritato), decise di sposare la bella Eloisa nonostante lei fosse ritrosa perchè temeva di danneggiarlo con le nozze : «quante lacrime verserebbero coloro che amano la filosofia a causa del matrimonio…cos’hanno in comune le lezioni degli maestri con le serve, gli scrittoi con le culle, i libri e le tavolette con i mestoli, le penne con i fusi?…come può chi medita testi sacri e filosofici sopportare il pianto dei bambini, le ninne nanne delle nutrici, la folla rumorosa dei servi?…i ricchi possono sopportare queste cose perché hanno palazzi e case con ampie stanze appartate, perché la loro ricchezza non risente delle spese e non è afflitta dai problemi quotidiani».

Unica condizione che Abelardo pose al matrimonio fu l’assoluta segretezza perchè… va bene l’amore ma lui aveva una carriera alla quale pensare… (si vede che Abelardo non mi è simpatico? ) ma la famiglia di lei desiderava una riparazione completa al torto subito e quindi diffuse le voci di queste nozze…
Abelardo, che oltre ad essere un promettente filosofo (anzi pensava di essere l’unico filosofo esistente) e docente era anche un chierico, non poteva permettersi una moglie e quindi per rimediare alle insinuazioni che circolavano in città mandò la povera Eloisa nel monastero di Argenteuil dove era stata educata.

Qui l’intreccio si infittisce perchè così facendo scatenò la furia dello zio che vide in questo trasferimento una ”vocazione forzata” ed il tentativo di Abelardo di liberarsi di una moglie scomoda e ahimè, una notte, preso a tradimento nella sua camera, il povero Abelardo venne evirato (la logica è semplice : amputiamo la causa di tutti sti guai…).
Da questo momento in poi si vede la differenza di amore e determinazione fra i due amanti : Eloisa, costretta a diventare monaca di clausura (e non mi pare poco), si rivolgerà ad Abelardo come donna innamorata per tutti gli anni a venire mentre Abelardo seguirà la via del misticismo e del successo rivolgendosi a lei come monaca.

Lei scriveva: «Perché io sono qui non per amore di Dio ma per amor tuo, perché me l’hai ordinato: e Dio che legge non solo nei cuori ma anche nei visceri, questo lo sa», , mentre lui “ Per me l’amore che ci avviluppava entrambi, nelle catene del peccato, era soltanto concupiscenza, e non merita il nome di amore. Soddisfare su di te la mia miserabile passione; ecco tutto quello che amavo.”
”Tu dici di aver sofferto per me; può essere vero, ma sarebbe più giusto dire che io ho sofferto, e mio malgrado, per te. Ho sofferto non per amore tuo ma per la violenza esercitata contro di me, non per la tua salvezza ma per la tua disperazione”

Le loro vite passarono così, lei struggendosi per amore , lui studiando e dedicandosi a pii pensieri evidentemente sbagliati se il sinodo di Sens nel 1140 condannò al rogo tutte le sue opere. Abelardo decise di appellarsi al papa e partì per Roma.
Ma vecchio e stanco si fermò prima (avesse mai portato a compimento un proposito..). Ammalato e stanco manifestò la volontà di essere sepolto nel convento di Eloisa.
Eloisa lo accolse a braccia aperte e alla sua morte chiese di essere sepolta accanto all’uomo al quale aveva dedicato la vita e anche delle bellissime e struggenti parole come: “Concupiscenza ti unì a me più che amicizia, odor di libidine anzichè amore (…) io non pensavo alle mie voglie nè alle mie vollutà ma alle tue soltanto (…) più mi umiliavo per te più speravo di acquistare nel tuo cuore (…) se l’imperatore stesso avesse voluto onorarmi del nome di sposa, più avrei amato esser detta meretrice tua anzichè sua imperatrice.”

E in un peregrinaggio da sepoltura a sepoltura, ma sempre insieme, (chissà che fastidio per Abelardo…), si conclude la vicenda di due fra più famosi amanti del mondo.
Le mie antipatie e simpatie nascono in base ad un epistolario che … forse… non è neppure vero ma un falso storico…

a bientot