conoscere gente sul treno
Vi è mai capitato di prendere un treno di pendolari? L’umanità che la definizione “pendolare” include è davvero varia. Raramente mi soffermo ad osservarla perchè sono sempre troppo presa ad occuparmi di me stessa.
Ieri , ferma al binario , aspettando un treno, la mia attenzione è stata attratta da una signora che camminava frettolosa , come se il corridoio del binario del treno portasse da qualche parte. Ho iniziato ad osservarla.
Trentenne, molto bassa, avvolta in un mantello , con tacchi altissimi, improponibili alle nove di mattino, che la facevano sembrare sì solo bassa ma le spostavano in avanti il baricentro rendendo il suo incedere impettito ma inclinato, una camminata alla Totò . Ho pensato, senza alcuna pietà, che qualcuno dovrebbe dirlo alle donne basse che i tacchi altissimi le rendono solo buffe. Poi ho cercato di immaginare la sua vita : commessa in un negozio pretenzioso ma di periferia. Una di quelle commesse che ti guardano entrare con uno sguardo pieno di odio e poi ti servono senza celare affatto il loro fastidio.
Nel frattempo accanto a me si è posizionato un bell’uomo, un “granbelluomo”…alto , brizzolato , aspetto distinto.. direttore di banca senza dubbio. La ventiquattrore , l’abito elegante con cravatta sotto l’impermeabile Burberry e l’aria di chi è uso al comando non lasciano dubbi : direttore di banca.
Arriva il treno, affollato tipo carro bestiame, trovo miracolosamente posto nei piani alti ed il “granbelluomo” si siede accanto a me. Mi sorride, gli sorrido , dalla ventiquattrore spunta “Libero” … un idiota. Sventolo il mio “la Repubblica” e non rivolgo più lo sguardo nella sua direzione.
Di fronte a me una madre giovane con una bambina evidentemente afflitta da sindrome di Down. La madre continua a parlarle , le rivolge mille domande. La bambina vorrebbe giocare con una bambolina. Vuoi andare a danza? Ti è sempre piaciuto ballare, no tesoro? Guarda che vengono anche Chiara, Martina, Alessia, ci vuoi andare vero? Non è che poi cambierai idea, vero? Questo pomeriggio vuoi che andiamo a parlare con la maestra? La bambina guarda fuori dal finestrino , quando i nostri sguardi si incrociano le sorrido e le strizzo l’occhio e lei di rimando mi sorride e mi strizza l’occhio, la madre parla e la bambina credo che come me cerchi di astrarsi.
Dall’altra parte del corridoio una ragazza bionda e magra dall’aria slava estrae dalla borsetta un cellulare ed inizia a parlare a voce alta. E’ rumena, dall’aspetto dimesso direi che è da poco tempo in Italia e lavora come badante o donna delle pulizie. Finita la telefonata pesca dalla borsetta un panino ed inizia a mangiare.
Di fronte a lei un ragazzo lavora su un pc ed una ragazza dall’aria sconsolata legge delle dispense, due studenti universitari, sono certa scenderanno alla fermata del politecnico. In piedi, appoggiato alla parete un ragazzo carino , rasta , tiene gli occhi chiusi ed ascolta il suo I-pod.
Sulla scaletta del treno una signora di mezza età estrae dalla borsetta specchietto e mascara ed inizia a truccarsi. La immagino impiegata, madre e moglie con i minuti contati che approfitta dei venti minuti del treno per occuparsi di se stessa.
Il treno prende voce ed annuncia la fermata ormai prossima, il granbelluomo si alza mi sorride e mi saluta, io sorrido a denti stretti e saluto. Non familiarizzo con chi legge Libero.
Il suo posto è preso da una signora sulla quarantina, curatissima , capelli freschi di parrucchiere, labbra rifatte. Non riesco ad inquadrarla. Una casalinga ricca? Una segretaria- amante di avvocato? Però è volgare, gonne troppo corte, camicia troppo slacciata. Dovrebbero dirlo alle donne che dopo i trenta le gonne si allungano di cinque centimetri ogni dieci anni e le scollature di accorciano della stessa misura.
Tre ragazzi in piedi in corridoio giocano a sudoku, dagli zaini enormi direi che sono ancora studenti liceali. Uno di loro , seppur sballottato dal treno, cerca di coinvolgermi nel gioco. Abbasso lo sguardo fingendo di leggere La Repubblica e di non aver sentito.
Dietro i ragazzi un uomo anziano, sicuramente un pensionato ma vestito in abiti giovanili e firmati. Sono certa siano gli abiti smessi dal figlio .
Altra fermata, la mamma e la bambina bionda scendono, la bimba mi fa ciao con la manina , il loro posto è preso da altre due signore.
Una di loro , cerchietto in testa nonostante il viso denunci i sessanta passati abbondantemente, estrae un cellulare ed inizia a parlare di circolo della stampa, di una presentazione alla quale la vogliono ad ogni costo, sulle gambe ha posato un libro di parapsicologia, con la mano libera toglie dalla borsetta da poche lire un altro cellulare. Mi pare si stia un po’ esibendo ed allora guardo altrove dopo averle lanciato una occhiata di disapprovazione piena di noia e superiorità.
Ma improvvisamente mi accorgo di cosa in realtà sto facendo : sto giudicando le persone dai loro abiti.
Non cerco di stabilire un contatto con loro, come invece hanno fatto con me il “granbelluomo” ed il ragazzo del sudoku , io li sto solo giudicando e non sono neppure clemente, soprattutto con le donne.
Non voglio conoscerli, voglio solo giudicarli.
E lo sto facendo con cattiveria. Immagino vite tristi perchè sono triste. Questa varia umanità non ha colpe. Sono io ad averne.
Provo vergogna di me stessa , abbasso gli occhi e leggo la Repubblica , questa volta per davvero…
a bientot