poesie del venerdì

Oggi  poesie di Patrizia Valduga:

E nottetempo la gente…

(Da: “Medicamenta e altri medicamenta”)
 
 
E nottetempo la gente si arrappa,
s’ingrifa, al serra serra si disgroppa.
Ah… eh… ah… bada ansimare… di tappa
in tappa svelta s’accoppia, s’aggroppa.

Ponte sui sensi, avendoli, s’acchiappa
con mutua trappola, greve s’intoppa
fino allo scoppio… gioca a stringichiappa
a strappa strappa e a cervello di stoppa

por toppa… E intanto la notte le scappa
da razionalità antidotata
e imperata… Io dolente, in gola un groppo,

il mio universo di assenze e la mappa
dei miei giorni ridesti mi sciroppo,
di pensamento in abuso incappata.

La stessa rigirata
d’angoscia in margine all’esiguo e al troppo:
il succo della notte invero allappa. 

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Donna bambina

(Da: “Medicamenta e altri medicamenta”)
 
 
Donna bambina ma di troppe brame
o donna di dolori e di buriane,
sempre presa da trippe e budellame,
non so uscire dal buio stamane,

dal cavo della mia notte catrame,
tra geli duri e colpi di caldane,
e sollevarmi e via con voglie grame
fingendo quieti, cose lievi e piane,

per i giorni di guerra e bulicame
e per predar le prede piene e vane,
e a vedere come senza esche o trame

poco lega l’amoroso legame…
Oh cuore che mi caschi! Che rimane?
un annientato niente. E ho anche fame. 

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Mi dispero
 
 
Mi dispero perché non ho parole
che ad attrarti e tenerti sian ventose,
né ad impaurirti parole-pistole
del pari del vetriolo perniciose;
non ne ho, per colpirti, come mole,
attive, maledette e contagiose,
neanche ne ho armate e di gran mole,
o lievi, per sfiorarti, voluttuose,
e termometriche, o anche al tornasole,
d’intimità segrete in più curiose,
di contese, in riserve nere, spose
al piacere;
nemmeno di insidiose
ne ho, quelle che ho in cuore sono esplose,
e non lasciano mai intatte le cose.

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da MEDICAMENTA

Qual mai sarà l’anno, il mese, qual giorno

e quanto dolce, ove per fine avermi,

ove odore di maschili epidermidi

più non curi, e sguardi, corpi dattorno,

lor secrezioní, escrezioni contermini,

con il sangue che ruota torno torno,

viaggi spermatici andata e ritorno

su ire rientrate, su affetti raffermi,

su l’eco scarsa di transiti umani…

(con tristi trame e quanto mai noiose).

Allora sogno d’un trascendimento

a fiaba o ad arte… in verità poi mento,

per la vita di visceri e mucose,

se ancora l’odorato invidio ai cani.

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a bientot

PS:le poesie mi hanno consentito di non parlare

Dei morti sul lavoro

Di Berlusconi che attacca di nuovo la magistratura

Del triste caso di Saccà

Dei rincari immotivati

Della tragedia del Darfur

Dei morti in Libano

Della Palestina

Delle attrici segnalate da Berlusconi

Degli esseri umani che in Guatemala vivono nelle discariche

Della violenza sulle donne

natale21.gif  Mancano 11 giorni a Natale!!

Ultimissima cosa : Sostengo che il razzismo nasce dall’ignoranza, ora guardate questa foto e dite se è possibile darmi torto…

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eh… i sindaci leghisti si distinguono sempre per cultura e moderazione…

2 Responses to “poesie del venerdì”

  1. isa Says:

    Confermo! Un altro non si scrive con l’apostrofo.
    NOn c’è bisogno di aggiungere altro

  2. regard Says:

    eheheheh… sapevo che questo avrebbe turbato l’armonia del tuo giorno. Una ragione in più per non votare lega?
    Babbo natale non è ancora arrivato… quindi non ho bontà e non ho pietà per i nemici e gli ignoranti. La mia teoria è che l’ingnoranza è una scelta… nessuno è ignorante per colpa della vita, almeno in Italia, noi siamo ignoranti e fieri di esserlo, è questo che mi disgusta…

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