così non va … Veronica!
La signora Veronica, che ritenevo donna intelligente, ha recentemente dichiarato di essere la leghista di casa.
Bene, muterò il mio giudizio su di lei e smetterò di appellarmi a lei quando il marito supererà ogni limite ( non che i miei appelli fossero mai stati accolti.. ma mi pareva di avere una interlocutrice saggia … anche se muta…).
Ora la signora Berlusconi dice che il Paese pensa alle donne in orizzontale… la battuta : “è l’unica donna a chiamare il marito Paese” è di Staino ed è perfetta…
Vorrei ricordare alla signora che le Brambilla, le Carfagna, le Carlucci sono il prodotto del pensiero di suo marito. Noi eravamo abituate alle Iotti, le Anselmi, le Faccio… altra tempra… altri meriti…
Ma non è questo il mio problema. Se c’è un partito che non ha alcun rispetto per le donne è la lega… quindi la signora Berlusconi in questo momento è confusa…
La Lega ce l’ha notoriamente duro e come dice un noto proverbio toscano “pene (veramente loro sono più diretti…) ritto non sente consiglio…”
Signora… non si può essere in sintonia con Bossi, Calderoli e compagnia bella e pretendere rispetto per le donne… tutto quello che può rimediare è un “bella gnocca” di tanto in tanto…berluskaz permettendo.
sono caduta nella trappola della finta libertà del web. Leggete:
Il fenomeno Grillo in Italia» è una forma di «cyberpopulismo», democrazia plebiscitaria elettronica che trova in Internet uno strumento non meno adeguato della vecchia tivù, sostiene Carlo Formenti, autore di Cybersoviet (sottotitolo «Utopie postdemocratiche e nuovi media»). Secondo Formenti la retorica del Web 2.0 sta alimentando illusioni sulle prospettive della democrazia digitale. Grillo attribuisce ai nuovi media elettronici un ruolo rivoluzionario puntando sulla «postdemocrazia come utopia»: dove le decisioni non vengono prese a colpi di maggioranze o minoranze, ma all’unanimità, attraverso il convincimento reciproco e l’attribuzione di leadership nei confronti di chi si conquista la fiducia del gruppo. Ma attenzione: da una parte i blogger in vetrina riducono la sfera pubblica a sommatoria di conversazioni private e indeboliscono la capacità di influire sul sistema politico e mediatico. Dall’altra non ci sono garanzie di trasparenza, che deve essere «asimmetrica»: controllo dei governi che devono operare in una «casa di vetro», ma tutela per il diritto alla privacy dei cittadini.I cybersoviet sono le comunità virtuali create dal popolo della rete. E di conseguenza la democratizzazione del Web 2.0 non prelude a una presa del potere dai parte dei produttori/consumatori, bensì «all’espropriazione capitalistica dell’intelligenza collettiva generata dalla cooperazione spontanea e gratuita di milioni di donne e uomini».La tecnologia «dà l’illusione di aprire le porte alla libertà, ma poi spesso ci si ritrova in stanze vuote chiuse a chiave» avverte Stefano Rodotà, ex Garante per la privacy. Un esempio? The Economist cita la falsa e-democrazia di un indirizzo Internet diponibile per comunicare con un premier, che in realtà collega i cittadini solo a un computer: in cambio di questa promessa di accesso, subiamo la volontà di controllo di governi e aziende. «Il potere politico ed economico sa oggi infinitamente più cose sui cittadini di quante essi non ne sappiano sui potenti». (La Stampa)
A bientot
