poesia del venerdì
Oggi ho deciso di mettervi una famosa ballata di Giovanni Visconti -Venosta. E’ una ballata nata per gioco: un povero studente valtellinese doveva scrivere un componimento sulle crociate e dopo vari tentativi era riuscito solo a scrivere: “passa un giorno , passa l’altro, mai non torna il prode Anselmo”… e per quanto si spremesse e si tormentasse non riusciva ad andare oltre. La madre, amorevole come tutte le madri , decise di chiedere un favore a Giovanni Visconti -Venosta che non seppe resistere alla involontaria comicità della prima strofa e compose quella che secondo me è una delle cose più divertenti della nostra letteratura. Da anni ormai questa ballata mi fa compagnia nelle sale d’aspetto, nelle code in posta…ogni volta che non so come occupare il tempo…
Mai non torna il prode Anselmo,
Perché egli era molto scaltro
Andò in guerra e mise l’elmo…
Per non farsi troppo mal
E partì la lancia in resta
A cavallo d’un caval.
Gli dié un bacio e disse: Va’!
E poneagli ad armacollo
La fiaschetta del mistrà.
Sacro pegno di sua fe’,
Gli metteva nel fardello
Fin le pezze per i piè.
Che l’Anselmo uscìa bel, bel,
Per andare in Palestina
A conquidere l’Avel.
Come in oggi col vapor,
A quei tempi si ferrava
Non la via ma il viaggiator.
E in ottone avea il gilé,
Ei viaggiava, è ver, seduto
Ma il cavallo andava a piè.
Andar sempre, andare andar…
Quando a piè d’un casolare
Vide un lago, ed era il mar!
Saviamente si fermò
Poi chinossi, e con un dito
A buon conto l’assaggiò.
Ben gli venne il mal di mar
Ma l’Anselmo in un momento
Mise fuori il desinar.
nello scorgerlo tremò
brandir volle il bicchierino
ma il Corano lo vietò.
Il Sultano in tal frangente
Mandò il palo ad aguzzar,
Ma l'Anselmo previdente
Fin le brache avea d'acciar.]
Pipe, sciabole, tappeti,
Mezze lune, jatagan,
Odalische, minareti,
Già imballati avea il Sultan.
Quando presso ai Salamini
Sete ria incominciò,
E l’Anselmo coi più fini
Prese l’elmo, e a bere andò.
Ma nell’elmo, il crederete?
C’era in fondo un forellin
E in tre dì morì di sete
Senza accorgersi il tapin.
Passa un giorno, passa l’altro,
Mai non torna il guerrier
Perch’egli era molto scaltro
Andò in guerra col cimier.
Col cimiero sulla testa,
Ma sul fondo non guardò
E così gli avvenne questa
Che mai più non ritornò.
Tags: manifestazione, poesia




October 31st, 2008 at 3:37 am
…vi voglio bene: grazie per la foto della manifestazione di Milano.
Oggi, per un caso del tutto fortuito, mi sono trovato in mezzo ad una manifestazione simile per una sosta di una mezz’ora in un capoluogo del nord non lontano da voi ed ho dovuto risalire il corteo contromano per un chilometro, cosa che nelle mie condizioni generali non buone ancora, è risultato uno sforzo atletico considerevole. Avendo una faccia evidentemente sospetta, un habitus ancor più sospetto e bagaglio di foggia sospettissima, sono stato fermato tre volte dalle forze dell’ordine nel raggio di 200 metri (anche se subito lasciato andare per manifesta innocuità
), ma a parte questo la manifestazione era rincuorante: tutti o quasi giovanissimi e, almeno in apparenza, motivati…
…mi è parso, insomma, che le nuove generazioni siano migliori delle precedenti: che ne pensi, Regard?
October 31st, 2008 at 7:54 am
che esistono ed io ne dubitavo. Buongiorno pd, tu fai sempre cose strane…
October 31st, 2008 at 10:44 am
Grazie per le foto e per la magnifica gif che, come temevo, comincia a prendere sopravvento.
Io ho visto Annozero e i ragazzi che hanno parlato mi sono piaciuti parecchio, anch’io credevo non esistessero. Credevo di essere stata l’ultima generazione di rivoltosi.
October 31st, 2008 at 10:47 am
Buongiorno Regard…
…in realtà io faccio cose normalissime in un mondo sempre meno comprensibile.
October 31st, 2008 at 11:07 am
Cara Isa, ma tu fai parte delle ultime generazioni no?