Archive for February, 2009

ho letto

Saturday, February 28th, 2009

Qualche giorno fa ho letto un titolone di Libero ( il giornale che di libero ha giusto il titolo) nel quale il presidente Napolitano veniva accusato di difendere i fondi per l’università e la ricerca perchè lì lavoravano il figlio, il cognato della sorella, il nipote del portinaio del Quirinale e la cugina del fratello della tata della moglie…

Mi chiedo quale mente perversa possa elaborare una simile teoria.

Può chiamarsi  giornalista un uomo che non si renda conto del degrado delle nostre università? Che non capisca l’importanza della cultura ?

O forse aveva ragione Malaparte , a proposito di certi giornalisti , quando diceva che “in Italia è più facile diventare puttane se si nasce maschi che se si nasce femmina”

a bientot

E’ carnevale (noi abbiamo il rito Ambrosiano) l’unico scherzetto che mi hanno fatto fin ora viene da quel burlone del governo che mi ha aumentate le sigarette… lo so … voi direte : fuma no!  Eh… ormai noi fumatori oltre che reietti siamo diventati anche il capro espiatorio di tutte le situazioni… c’è la crisi? Aumentiamo le sigarette… a chi faranno mai pena dei viziosi portatori di morte? Che vita dura la mia! Vado a gettare i coriandoli…dicono porti bene…

poesie del venerdì

Thursday, February 26th, 2009

Non t’amo se non perché t’amo
e dall’amarti a non amarti giungo
e dall’attenderti quando non t’attendo
passa dal freddo al fuoco il mio cuore.

Ti amo solo perché io ti amo,
senza fine t’odio, e odiandoti ti prego,
e la misura del mio amor viandante
è non vederti e amarti come un cieco.

Forse consumerà la luce di Gennaio,
il raggio crudo, il mio cuore intero,
rubandomi la chiave della calma.

In questa storia solo io muoio
e morirò d’amore perché t’amo,
perché t’amo, amore, a ferro e fuoco.

Pablo Neruda

SABBIE MOBILI

Demoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano già si è ritirato il mare
E tu
Come alga dolcemente accarezzata al vento
Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano già si è ritirato il mare
Ma nei tuoi occhi socchiusi
Due piccole onde son rimaste
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Due piccole onde per annegarmi.

J. Prevert

Abbi pietà di me che sto lontana
che tremo del tuo futile abbandono,
tienimi come terra che pur piana
dia nella pace tutto il suo perdono
od anche come aperta meridiana
che dia suono dell’ora e dia frastuono,
abbi pietà di me miseramente
poiché ti amo tanto dolcemente.
Alda Merini

Tu sei per la mia mente, come cibo per la vita.
Come le piogge di primavera, sono per la terra.
E per goderti in pace, combatto la stessa guerra
che conduce un avaro, per accumular ricchezza.
Prima, orgoglioso di possedere e, subito dopo,
roso dal dubbio, che il tempo gli scippi il tesoro.
Prima, voglioso di restare solo con te,
poi, orgoglioso che il mondo veda il mio piacere.
Talvolta, sazio di banchettare del tuo sguardo,
subito dopo, affamato di una tua occhiata.
Non possiedo, né perseguo alcun piacere,
se non ciò che ho da te, o da te io posso avere.
Così ogni giorno, soffro di fame e sazietà,
di tutto ghiotto,
e d’ogni cosa privo.

WILLIAM  SHAKESPEARE

La porta è socchiusa   (Da Sera)

La porta è socchiusa,
dolce respiro dei tigli…
Sul tavolo, dimenticati,
un frustino ed un guanto.

Giallo cerchio del lume…
Tendo l’orecchio ai fruscii.
Perché sei andato via?
Non comprendo…

Luminoso e lieto
domani sarà il mattino.
Questa vita è stupenda,
sii dunque saggio, cuore.

Tu sei prostrato, batti
più sordo, più a rilento…
Sai, ho letto
che le anime sono immortali.

Anna Achmàtova

adorati lettori , sto lavorando come posso… abbiate pazienza ancora per qualche giorno.

A bientot

«Le ronde sono pericolose e inefficaci: c’è il grosso rischio che si tratti di una forma di giustizia “fai da te”. In tutte le democrazie moderne è lo Stato, e non gruppi di cittadini con la voglia di menare le mani, che si fa garante della sicurezza» Vito D’Ambrosio, sostituto procuratore generale della Cassazione

Il 15% degli immigrati rinuncia alle cure

Thursday, February 26th, 2009

Grazie alla legge che consente ai medici di denunciare i clandestini il 15% in meno  di migranti ricorre alle strutture sanitarie.

Sono preoccupata per la salute dei migranti, trattati da animali in una Nazione che si dice civile, ma sono preoccupata anche per la mia di salute.

Quando avrremo una epidemia di TBC o di colera chi dovremo ringraziare?

a bientot

Ho il pc guasto. Scrivo su un portatile che mi innervosisce. A domani

indifferenza

Tuesday, February 24th, 2009

Ieri  Berlusconi ha firmato un trattato con la Francia per la costruzione di quattro centrali nucleari entro il 2020… ma chi se ne frega!

Le Borse crollano, Milano in discesa, Tokyo ai minimi, le banche hanno titoli “tossici” ( fiuuu che brutto aggettivo)… ma chi se ne frega!

In una città tranquilla come Trieste hanno tanto bisogo di sicurezza da formare delle “ronde” ed intitolarle allo squadrista Muti… ma chi se ne frega!

La Gelmini taglia i fondi alla ricerca , stabilisce che l’informatica nelle scuole primarie e secondarie non è importante , soprattutto perchè non è detto che il maestro unico conosca il pc… ma chi se ne frega!

Il testamento biologico… ma chi se ne frega!

Mentana dà dimissioni forzate perchè voleva far parlare l’opposizione… ma chi se ne frega!

Regnano  la miseria culturale,  la cattiveria impoverita … ma chi se ne frega!

“Why not, Prodi non c’entrava”… ma chi se ne frega!

In Italia la legge non è uguale per tutti, ci sono quattro cittadini al di sopra delle regole … ma chi se ne frega!

La legge sulle intercettazioni in realtà è un bavaglio all’informazione… ma chi se ne frega!

così è… inutile fingere.

Siamo tutti colpevoli.

A bientot

“La ragazza innamorata soffriva tanto, che perfino il demonio se ne impietosì. Andò da lei e le promise l’amato. A una sola condizione: che mai, mai, per tutta la vita, neppure con una semplice carezza, con un semplice pensiero, lei lo tradisse; pena, la morte sua, di lui e dei figli.
Singhiozzando fu costretta a rinunciare.”

Dino Buzzati - Le notti difficili

andiam ,andiam , andiamo a … “rondar”

Tuesday, February 24th, 2009

Si accapigliano per far parte delle ronde!

Fratelli d’Italia

la destra s’è desta!

La lega, la Destra, AN hanno messo in campo le loro forze migliori.

Politiciziamo la sicurezza.

Togliamo fondi alle forze di polizia e reclutiamo facinorosi.

L’Italiano abituato a star steso sul divano a guardare la tv, che se c’è un morto sul marciapiede lo scavalca, che si mette in malattia se c’è la nazionale in tv , che pulisce i piedi sullo zerbino del vicino, ormai spasima per far parte di una ronda.

Per la legge dei grandi numeri nelle ronde vi saranno violenti, mariti che picchiano le mogli , frustrati, ultras, xenofobi…

Ogni regime ha bisogno delle sue squadre d’azione.

Ai posti di confine metteremo un bel manifesto:

Benvenuti in Italia, Paese del popolo delle libertà.

a bientot

PS:  Trieste il Movimento Fiamma Tricolore ha deciso di mettere a disposizione dell’intero territorio provinciale un corpo di 100 volontari. E avranno anche un nome. Un po’ particolare. Si chiameranno “Squadre Ettore Muti”.

…si salvi chi può!

I sette messaggeri

Monday, February 23rd, 2009
I sette messaggeri

 

 

Partito ad esplorare il regno di mio padre, di giorno in giorno vado allontanandomi dalla città e le notizie che mi giungono si fanno sempre più rare.Ho cominciato il viaggio poco più che trentenne e più di otto anni sono passati,esattamente otto anni, sei mesi e quindici giorni di ininterrotto cammino. Credevo, alla partenza, che in poche settimane avrei facilmente raggiunto i confini del regno, invece ho continuato ad incontrare sempre nuove genti e paesi; e dovunque uomini che parlavano la mia stessa lingua, che dicevano di essere sudditi miei.

Penso talora che la bussola del mio geografo sia impazzita e che, credendo di procedere sempre verso il meridione, noi in realtà siamo forse andati girando su noi stessi, senza maaumentare la distanza che ci separa dalla capitale; questo potrebbe spiegare il motivo percui ancora non siamo giunti all’estrema frontiera.

Ma più sovente mi tormenta il dubbio che questo confine non esista, che il regno siestenda senza limite alcuno e che, per quanto io avanzi, mai potrò arrivare alla fine.

Mi misi in viaggio che avevo già più di trent’anni, troppo tardi forse. Gli amici, i familiari stessi, deridevano il mio progetto come inutile dispendio degli anni migliori della vita. Pochi in realtà dei miei fedeli acconsentirono a partire.

Sebbene spensierato - ben più di quanto sia ora! – mi preoccupai di poter comunicare,durante il viaggio, con i miei cari, e fra i cavalieri della scorta scelsi i sette migliori, che mi servissero da messaggeri.

Credevo, inconsapevole, che averne sette fosse addirittura un’esagerazione. Con l’anda rdel tempo mi accorsi al contrario che erano ridicolmente pochi; e si che nessuno di essi è mai caduto malato, né è incappato nei briganti, né ha sfiancato le cavalcature. Tutti e sette mi hanno servito con una tenacia e una devozione che difficilmente riuscirò mai a ricompensare.

Per distinguerli facilmente imposi loro nomi con le iniziali alfabeticamente progressive:Alessandro, Bartolomeo, Caio, Domenico, Ettore, Federico, Gregorio.

Non uso alla lontananza dalla mia casa, vi spedii il primo, Alessandro, fin dalla sera delmio secondo giorno di viaggio, quando avevamo percorso già un’ottantina di leghe.

La sera dopo, per assicurarmi la continuità delle comunicazioni, inviai il secondo, poi il terzo, poi il quarto, consecutivamente, fino all’ottava sera di viaggio, in cui partì Gregorio. Il primo non era ancora tornato.

Ci raggiunse la decima sera, mentre stavamo disponendo il campo per la notte, in una valle disabitata. Seppi da Alessandro che la sua rapidità era stata inferiore al previsto; avevo pensato che, procedendo isolato, in sella a un ottimo destriero, egli potesse percorrere, nel medesimo tempo, una distanza due volte la nostra; invece aveva potuto solamente una volta e mezza; in una giornata, mentre noi avanzavamo di quaranta leghe, lui ne divorava sessanta, ma non di più.

Così fu degli altri. Bartolomeo, partito per la città alla terza sera di viaggio, ci raggiunse alla quindicesima; Caio, partito alla quarta, alla ventesima solo fu di ritorno. Ben presto constatai che bastava moltiplicare per cinque i giorni fin lì impiegati per sapere quando il messaggero ci avrebbe ripresi.

Allontanandoci sempre più dalla capitale, I’itinerario dei messi si faceva ogni volta più lungo. Dopo cinquanta giorni di cammino, I’intervallo fra un arrivo e l’altro dei messaggeri cominciò a spaziarsi sensibilmente; mentre prima me ne vedevo arrivare al campo uno ogni cinque giorni, questo intervallo divenne di venticinque; la voce della mia città diveniva in tal modo sempre più fioca; intere settimane passavano senza che io ne avessi alcuna notizia.

Trascorsi che furono sei mesi - già avevamo varcato i monti Fasani - I’intervallo fra un arrivo e l’altro dei messaggeri aumentò a ben quattro mesi. Essi mi recavano oramai notizie lontane; le buste mi giungevano gualcite, talora con macchie di umido per le notti trascorse all’addiaccio da chi me le portava.

Procedemmo ancora. Invano cercavo di persuadermi che le nuvole trascorrenti sopra di me fossero uguali a quelle della mia fanciullezza, che il cielo della città lontana non fosse  diverso dalla cupola azzurra che mi sovrastava, che l’aria fosse la stessa, uguale il soffio del vento, identiche le voci degli uccelli. Le nuvole, il cielo, I’aria, i venti, gli uccelli, mi apparivano in verità cose nuove e diverse; e io mi sentivo straniero.

Avanti, avanti! Vagabondi incontrati per le pianure mi dicevano che i confini non erano lontani. Io incitavo i miei uomini a non posare, spegnevo gli accenti scoraggiati che si facevano sulle loro labbra. Erano già passati quattro anni dalla mia partenza; che lunga fatica. La capitale, la mia casa, mio padre, si erano fatti stranamente remoti, quasi non ci credevo. Ben venti mesi di silenzio e di solitudine intercorrevano ora fra le successive comparse dei messaggeri. Mi portavano curiose lettere ingiallite dal tempo, e in esse trovavo nomi dimenticati, modi di dire a me insoliti, sentimenti che non riuscivo a capire. Il mattino successivo, dopo una sola notte di riposo, mentre noi ci rimettevamo in cammino il messo ripartiva nella direzione opposta, recando alla città le lettere che da parecchio tempo io avevo apprestate.

Ma otto anni e mezzo sono trascorsi. Stasera cenavo da solo nella mia tenda quando è entrato Domenico, che riusciva ancora a sorridere benché stravolto dalla fatica. Da quasi sette anni non lo rivedevo. Per tutto questo periodo lunghissimo egli non aveva fatto che correre, attraverso praterie, boschi e deserti, cambiando chissà quante volte cavalcatura, per portarmi quel pacco di buste che finora non ho avuto voglia di aprire. Egli è già andato a dormire e ripartirà domani stesso all’alba.

Ripartirà per l’ultima volta. Sul taccuino ho calcolato che, se tutto andrà bene, io continuando il cammino come ho fatto finora e lui il suo, non potrò rivedere Domenico che fra trentaquattro anni. Io allora ne avrò settantadue. Ma comincio a sentirmi stanco ed è probabile che la morte mi coglierà prima. Così non lo potrò mai più rivedere.

Fra trentaquattro anni (prima anzi, molto prima) Domenico scorgerà inaspettatamente i fuochi del mio accampamento e si domanderà perché mai nel frattempo, io abbia fatto  così poco cammino. Come stasera. il buon messaggero entrerà nella mia tenda con le lettere ingiallite dagli anni, cariche di assurde notizie di un tempo già sepolto; ma si fermerà sulla soglia, vedendomi immobile disteso sul giaciglio, due soldati ai fianchi con letorce, morto.

Eppure, va, Domenico, e non dirmi che sono crudele! Porta, il mio ultimo saluto alla città dove io sono nato. Tu sei il superstite legame con il mondo che un tempo fu anche mio. I più recenti messaggi mi hanno fatto sapere che molte cose sono cambiate, che mio padre è morto che la Corona è passata a mio fratello maggiore, che mi considerano perduto, che hanno costruito alti palazzi di pietra là dove prima erano le querce sotto cui andavo solitamente a giocare. Ma è pur sempre la mia vecchia patria.

Tu sei l’ultimo legame con loro, Domenico. Il quinto messaggero, Ettore, che mi raggiungerà, Dio volendo, fra un anno e otto mesi, non potrà ripartire perché non farebbe più in tempo a tornare. Dopo di te il silenzio, o Domenico, a meno che finalmente io non trovi i sospirati confini. Ma quanto più procedo, più vado convincendomi che non esiste frontiera.

Non esiste, io sospetto, frontiera, almeno non nel senso che noi siamo abituati a pensare. Non ci sono muraglie di separazione, né valli divisorie, né montagne che chiudano il

passo. Probabilmente varcherò il limite senza accorgermene neppure, e continuerò ad andare avanti, ignaro.

Per questo io intendo che Ettore e gli altri messi dopo di lui, quando mi avranno nuovamente raggiunto, non riprendano più la via della capitale ma partano innanzi a precedermi, affinché io possa sapere in antecedenza ciò che mi attende.

Un’ansia inconsueta da qualche tempo si accende in me alla sera, e non è più rimpianto delle gioie lasciate, come accadeva nei primi tempi del viaggio; piuttosto è l’impazienza di conoscere le terre ignote a cui mi dirigo.

Vado notando - e non l’ho confidato finora a nessuno - vado notando come di giorno in giorno, man mano che avanzo verso l’improbabile mèta, nel cielo irraggi una luce insolita quale mai mi è apparsa, neppure nei sogni; e come le piante, i monti, i fiumi che attraversiamo, sembrino fatti di una essenza diversa da quella nostrana e l’aria rechi presagi che non so dire.

Una speranza nuova mi trarrà domattina ancora più avanti, verso quelle montagne inesplorate che le ombre della notte stanno occultando. Ancora una volta io leverò il campo, mentre Domenico scomparirà all’orizzonte dalla parte opposta, per recare alla città lontanissima l’inutile mio messaggio.

da :La boutique del mistero

(prima edizione Oscar Mondadori, Milano, 1968)
Oggi sono stata molto occupata… vi  ho regalato un racconto bellissimo . E sappiate che io mi sento così.

a bientot

 

gruppo d’ascolto

Sunday, February 22nd, 2009

Quest’anno Sanremo è riuscito a ridiventare un grande evento . Tutti ne parlano . Tutti lo commentano. Allora, dopo averlo ignorato per una decina di anni, mi è venuta l’idea di formare un grande gruppo d’ascolto e di commentarvelo.

Ho radunato a tavola la mia grande famiglia e poi  l’ ho costretta a seguirlo con me.

La Isa ovviamente voleva togliere l’audio per guardarlo con i commenti della Gialappa,  cosa che facemmo molti anni fa, ma io da critica molto accurata ho preteso di commentare la versione originale ed integrale .

Fin dalle prime battute in famiglia inizia a diffondersi lo scontento : è il festival della destra, è il festival di Mediaset ( i presentatori sono Mediaset : Bonolis/ De Filippi / Laurenti, gli artisti sono tutti della scuderia di Presti che non so chi sia ma è il fornitore di talenti per Mediaset )

La prima impressione è che questo festival sia una grande festa popolare, una festa di piazza organizzata da una proloco ricca.

Il festival inizia e in famiglia iniziano le risse. Io sostengo che la canzone vincitrice del settore giovani ( non so come si chiami in realtà) è una canzone bellissima. Sono tutti contrari… diamine che famiglia difficile.

Sal da Vinci…Carneade chi era costui?Nessuno.  Ma ha come nume tutelare D’Alessio ( esiste diamine… io che mi sono sempre rifiutata di credere alla sua esistenza…) poi il trio Belli, Pupo , Youssou N’Dour con messaggio controtendenza di benuvenuto agli extracomunitari ( perchè la differenza è ricchezza)  ci siamo chiesti cosa dicesse Youssou N’Dour cantando,  le due ipotesi accettate dalla maggior parte del gruppo d’ascolto sono state : ‘fanculo giudaico cristiani ‘ o “Luca era gay”… decidete voi…

Il festival è noioso il mio gruppo scalpita…

Povia ed un cartello con scritto “Ognuno difende la sua realtà” , difendere la realtà non è difficile , difficile è difendere la sua canzone. Patty Pravo , mitica, seminuda , libera, stonata … Bea la difende dicendo : “Canta te senza naso”… ridiamo ma il gruppo d’ascolto ha decretato la sua vincitrice. Unica Patty !

Venti minuti di noia mortale , Bonolis annuncia che hanno votato in duemilioni di persone ( diamine!) , arriva il  modello di Dolce & Gabbana … notevole… ricomincia la noia.  Tormentiamo Giulia. Al Bano ( se si scrive così), si sgola ma il mio gruppo è distratto. Isa dice che ci sono troppi maschi. Vero . Dove sono le cantanti ? Cantano solo i maschi in Italia?

Il festival scorre… noi parliamo dei fatti nostri.  Pessimo gruppo d’ascolto.

Aspettiamo  la proclamazione della canzone vincitrice. Arrivano i nomi dei finalisti : Sal Da Vinci  (il mio piccolo gruppo emette un no corale pieno di sconcerto) ,  Povia ( il no diventa un urlo di disperazione) , Marco Carta… mah… speriamo vinca questo ragazzino.

Il mio gruppo si scioglie. Non intende neppure aspettare il risultato…

Non ci sono più i gruppi d’ascolto di una volta…

a bientot

Naturalmente questo festival non mi ha fatto dimenticare la grande manifestazione contro la legge sul diritto alla vita che è una barbarie di Stato. In questa legge non ci sarà nessun testamento biologico.
La legge prevede il “sondino di stato” obbligatorio, anche contro la nostra  volontà.   Vi prego di leggere questo appello :

http://temi.repubblica.it/micromega-online/lappello-di-150-medici-ddl-antiscientifico-e-antideontologico/

o anche questo:

http://temi.repubblica.it/micromega-online/ora-basta-14-febbraio-a-piazza-navona-contro-la-dittatura-oscurantista/

un atto della camera

Saturday, February 21st, 2009

Risoluzione in Commissione 7-00076 presentata da

FABIO GARAGNANI
venerdì 14 novembre 2008, seduta n.086
La VII Commissione,

premesso che:

mai come in questi ultimi tempi l’opinione pubblica italiana si interroga sul futuro in riferimento alla propria identità culturale; la migrazione extra-comunitaria, l’allargamento dell’Unione europea ai Paesi dell’est Europa ed il progressivo dilatarsi di un certo fondamentalismo islamico chiamano in causa l’Occidente, la sua storia e il suo futuro, strettamente legati alla tradizione cristiana, che ne definisce l’essenza e ne è elemento costitutivo;

in questo contesto, non può non destare preoccupazione quella sorta di relativismo culturale e di nichilismo etico che, in nome di una presunta tolleranza e rispetto di tradizioni diverse dalle nostre, non sostiene i presupposti della nostra civiltà, e rischia di omologare tutte le culture in un amalgama indistinto in cui la nostra storia, italiana ed europea, perde di valore. La scuola è terreno privilegiato in cui sperimentare un approccio culturale ai temi dell’integrazione in nome di ideali di accoglienza e solidarietà, che, per essere davvero tali devono fondarsi sul ricordo del proprio passato e devono essere ancorate alle proprie radici culturali e spirituali;

il fallimento del modello di integrazione delle democrazie nord-europee e l’esperienza di Paesi come l’Olanda, la Danimarca e, in modo diverso la Francia e la Germania, pone per il nostro Paese il problema di una legislazione scolastica che, nell’affrontare, in modo graduale e rispettoso dei diritti della persona, il problema dell’integrazione dell’immigrazione comunitaria ed extracomunitaria, sappia difendere la tradizione culturale italiana, ed europea, quale si è manifestata nel corso dei secoli, e proporla, evitando denigrazioni o dimenticanze, agli studenti di ogni provenienza culturale;

è bene ricordare la giusta riflessione dell’editorialista Magdi Allam secondo il quale non deve essere consentito di vivere in Italia a chi non rispetta le leggi italiane, non accetta i valori della società italiana e non aderisce alla comune identità nazionale italiana che si ricollega prevalentemente alla tradizione giudaico-cristiana; questo concetto - sostiene sempre l’editorialista - deve ovviamente valer pèr tutti i cittadini italiani e persone che provengono da Paesi stranieri;

al riguardo è bene ricordare che l’insegnamento della religione cattolica, basato su un’adesione volontaria dello studente, risponde a un’esigenza religiosa importante ed essenziale, ma distinta da quella eminentemente culturale e laica che sarebbe opportuno introdurre nella legislazione scolastica e proporre a tutti,
impegna il Governo
a far sì che nell’ambito dell’autonomia scolastica, e fatta salva la libertà di insegnamento dei docenti, sia reso esplicitamente obbligatorio nelle indicazioni nazionali il preciso riferimento alla nostra tradizione culturale e spirituale che si riconnette esplicitamente al Cristianesimo.

(7-00076)
«Garagnani, Granata, Goisis, Mazzuca, Palmieri, Centemero».

eh…

ma viviamo in uno Stato confessionale e nessuno me lo ha detto?  Siamo nell’IRAN di Komeini?

e ora?

a bientot

poesie del venerdì

Friday, February 20th, 2009

ALL’ALBA, SEDUTA NELLA CASA PATERNA

Siedo tranquilla, nell’alba;
una piccola casa alle
dighe del Missouri.
Un coyote muove furtivo
verso il bosco, come me
insonne, colpevole e
guardingo. Gli uccelli
commentano il suo
passaggio.
Giovani cavalieri Indiani
sono qui per prendere il
ronzino di mio padre, da
usare come cavallo da
soma al locale rodeo.
Sto bene. Il sole si leva.

 

LA CREAZIONE DEL CIELO

La Prima Donna dispose le stelle
per aiutare la Luna a far luce.
Ad una ad una le ordinò per bene,
in forma di animali luccicanti
appesi alla notte.
Ma il Vecchio Coyote irruppe festoso,
e sparse le stelle come oggi le vedi.

(Algonkin Blackfeet)
tratta da: Canti degli Indiani d’America

 
CANZONE DELLA LUNA NUOVA - Takelma

da: “49 canti degli Indiani d’America” Ed. Mondadori
Io prospererò, e rimarrò, e anche se i malevoli dicessero:
«Vorrei che fosse morto!”, proprio come te risorgerò ogni volta;

 come risorgi tu, dopo che i rospi della notte e i ramarri ti hanno divorata.

 Tu torni sempre e proprio come te io tornerò al momento giusto, ritornerò.

Non Ti Auguro un Dono Qualsiasi

Non ti auguro un dono qualsiasi,
Ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo Fare e il tuo Pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perchè te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per toccare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita.

Tieni Stretto Ciò Che E’ Buono

Tieni stretto ciò che è buono,
anche se è un pugno di terra.
Tieni stretto ciò in cui credi,
anche se è un albero solitario.
Tieni stretto ciò che devi fare,
anche se è molto lontano da qui.
Tieni stretta la vita
anche se è più facile lasciarsi andare.
Tieni stretta la mia mano,
anche quando mi sono allontanato da te.

a bientot

PS: La giuria ha dichiarato innocenti tutti e quattro gli accusati dell’uccisione della giornalista d’opposizione Anna Politkovskaia.

PPS:

Manifesto del futurismo
“Le Figarò” 20 Febbraio 1909 

 

 

1-Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.

2-Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

3-La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità penosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

4-Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità 

5-Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

6-Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.

7-Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.

8-Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli!  poichè abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.

9-Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore 

10-Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria

11-Noi canteremo  le locomotive dall’ampio petto,  il volo scivolante degli areoplani. E’ dall’Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo

Queste le parole con cui Filippo Tommaso Marinetti fonda il 20 Febbraio 1909 a Parigi il manifesto futurista.

Ovviamente non concordo assolutamente con questo manifesto. Anzi, mi irrita pure. Ma siccome oggi è il centenario della sua pubblicazione ne sentirete molto parlare  e allora voglio abbiate idee chiare su cosa stanno trattando e , immagino , elogiando.

Sanremo

Thursday, February 19th, 2009

Non ho visto Sanremo per questo , come tutti gli italiani, ne parlo.

Ascolti altissimi  e devo dire che non  provo stupore visto che nella prima serata Bonolis ha sfoderato  il meglio dello spettacolo leggero italiano, ovvero, Mina e Benigni… ( credo che anche un festival presentato da me avrebbe avuto share alto con questi due nomi)

In realtà, non avendolo visto, non posso permettermi giudizi critici e nemmeno commenti sugli abiti delle cantanti/dive ,  mi limiterò a segnalarvi le cose di cui tutti parlano : la canzone di Iva Zanicchi e (ahimè) Povia.

La canzoni della signora Zanicchi è assurta a notorietà, pur venendo eliminata, grazie al testo un po’ scabroso e un po’ surreale, credo rivolto ad un gigolò , visto che a settantanni l’ Iva del PdL vuole un uomo solo per far sesso…desiderio lecito per altro, anche se un po’ sconcertante … e per il fatto che Benigni abbia identificato in Berlusconi e nella sua vigoria sessuale la soluzione alle richieste della statuaria Iva… La signora Zanicchi ritiene di essere stata danneggiata da questa attenzione …insomma, l’europarlamentare canterina è stata vittima del comunista di turno…

e poi Povia… ho sentito la canzone durante la giornata , è stata trasmessa almeno cento volte facendomi pensare che questo reazionario dai lunghi capelli è un furbone di prima categoria… ha scomodato Grillini , l’Arcigay e tutta una serie di movimenti solo per far parlare della sua canzone. Bene  ha fatto Benigni a parlare di omosessualità e di amore senza citarlo.

Il testo è elementare, parla di un ragazzo che avendo un  padre ubriacone che lo picchia  e una madre troppo attenta ,  ansiosa  e gelosa  che gli parla male del matrimonio, per assecondarla decide di mettersi con un uomo (!) , (spero non ubriacone)… mmm… ne deduco che il protagonista non  sia un omosessuale  ma uno psicopatico…

e peggio del protagonista del testo sta Povia stesso che si “bulla ” per tutta la serata . Dei critici dice: “Sono comunisti chic” … che fanno “culturame”… e li definisce «pennivendoli di regime» ( di che regime parli non è dato  sapere ). Forse sarebbe stato bene che  anche io non lo avessi citato… ma la stupidità unita alla supponenza e all’arroganza mi scatenano conflitti interiori e devo parlarvene per non esplodere…

Insomma , miei adorati , questo è quel che si dice del festival…

finirò con lo stesso consiglio di Benigni a Berlusconi: «Silvio, diventa un mito,
fa’ come Mina: sparisci»

a bientot

e a Gasparri ( non è che desidera diventare un mito  anche lui? ) che vuole fare interrogazioni parlamentari ricordo che senza Benigni , Bonolis, Mina ed i loro onorari il festival non lo avrebbe guardato quasi nessuno quindi i loro onorari hanno reso cento volte tanto…e che poi alla fine sono solo canzonette… forse i parlamentari possono dedicarsi ad altro…