Archive for the ‘poesia’ Category

poesie del venerdì

Friday, January 30th, 2009

Il colore dei fiori
    è già svanito
    mentre la mia vita scorre
    in pensieri vuoti
    guardo la pioggia cadere senza fine

[hana no iro wa / utsuri ni keri na / itazura ni / waga mi yo ni furu / nagame seshi ma ni]
    Ero assorta in pensieri d’amore
    quando chiusi gli occhi?
    Lui comparve.
    Se avessi saputo che era un sogno
    non mi sarei svegliata

[omohitsutsu / nureba ya hito no / mietsuramu / yume to shiriseba / samezaramashi wo]

Ono no Komachi


 Se a questo mondo
    non ci fosse
    il fiore del ciliegio
    il cuore in primavera
    sarebbe più tranquillo

[yo no naka ni / taete sakura no / nakariseba / haru no kokoro wa / nodokekaramashi]

    La luna non è la stessa?
    E la primavera non è
    la primavera di un tempo?
    Sono soltanto io a rimanere
    quello di una volta

[tsuki ya aranu / haru ya mukashi no / haru naranu / wa ga mi hitotsu wa / moto no mi ni shite]

Ariwara no Narihira

Ho appena colto un ramo;
così le mie maniche profumano
del fiore di susino
ma ecco che, forse da questa fragranza
ingannato, canta l’usignolo.
[Anonimo, Kokinshū I-32. Susino giapponese (ume)]

 

Hototogisu
haku o no ue no
unohana no
uki koto are ya
kimi ga kimasanu

Canta un cuculo
sulla vetta di una montagna,
ove sboccia mesto il fiore di deutzia.
Provi, forse, rancore verso di me,
amor mio che non ti degni di visitarmi?
[Owarida no ason hiromimi, Man'yōshū VIII-1501. Deutsia scabra (unohana)]


Utsusemi no
yo ni mo nitaru ka
hanazakura
saku to mishi ma ni
katsu chirinikeri 

 A questo mondo umano
effimero somiglia
il fiore di ciliegio:
lo vedo sbocciare e intanto
ecco, già sta sfiorendo. 
  [Anonimo, Kokin waka shuu II-73]

Kotoshi yori
haru shirisomuru
sakurabana
chiru to iu koto wa
narawazaranan 

Da quest’anno
ha cominciato a conoscere la primavera
questo fiore di ciliegio.
L’uso di cadere
spero non impari mai. 
  [Ki no Tsurayuki, Kokin waka shuu I-49]

Sakurabana
toku chirinu to mo
omouezu
hito no kokoro zo
kaze mo fikiaenu. 

 Il fiore di ciliegio
non mi pare
che cada presto:
il cuore umano, invero,
muta senza aspettare il vento. 
  [Ki no Tsurayuki, Kokin waka shuu II-83]

Oto ni nomi
kiku no shirasuyu
yoru wa okite
hiru wa omoi ni
taezu kenubeshi 

Da che sento parlare di lei soltanto,
la notte veglio e il giorno
per l’ardore mi sento morire
come labile rugiada
sul fiore di crisantemo.

a bientot

Ho letto una intervista a Dario Fo:

Ti senti circondato. Dove sono finiti quelli che la pensano in modo diverso? La sinistra ormai è in coma irreversibile. Staccare la spina sarebbe un atto umanitario. L’unica attività di cui sembra ancora capace è quella di dividersi. All’infinito, come atomi squinternati che sbattono l’uno contro l’altro, che cercano di fagocitarsi a vicenda». Insomma, come direbbe Nanni Moretti, non c’è anima viva che voglia dire qualcosa di sinistra. «Se per caso qualcuno ci prova, subito viene attaccato. E proprio dai “compagni”. Vedi D’Alema, che sulle stragi a Gaza ha detto cose sacrosante. Subito bacchettato sulle dita da quelli del suo stesso partito. Zitto, non si critica Israele. Mai, neanche di fronte a cadaveri dei bambini. Il Pd e la parte molle della sinistra non fanno che ripetere in modo sciocco le stesse cose della destra. Come loro non pensano ai problemi della gente ma a tener in piedi il loro apparato. Non hanno il coraggio di tirar fuori idee proprie, proposte chiare».

«Se gli Usa hanno eletto uno come Obama è perché si sono resi conto che per far fronte allo sfacelo dell’economia e dell’ecologia serviva qualcuno capace di sterzare senza paura. E difatti a poche ore dall’investitura, Obama ha già messo a segno precise direttive: promozione di energie alternative, apertura al mondo musulmano, salvaguardia dei diritti umani». Un Obama per tutti. Non ci resta che chiedere l’annessione agli Usa… «Pagherei per vedere arrivare uno come lui. Ma meglio di no. Litigiosi e autodistruttivi come siamo saremmo in grado di affondare anche loro». Certo qui è tutt’altra musica. «Da noi si continua a sostenere petrolio e petrolieri, a proteggere la finanza allegra, a fare squallido cabaret sulla violenza alle donne. Persino il Papa ci si è messo. Pronto a scomunicare tutti. Tranne i vescovi che parlano in latinorum e negano l’Olocausto». Bonifacio VIII versione 2009 somiglierà a Benedetto XVI? «Beh, qualche tratto affiorerà. Leggero e allusivo come quel venticello spiritoso che una volta gli ha portato via lo zucchetto. Basta un gesto, un accenno a una veste frou frou… Le vanità vaticane, si sa, seguono sempre le mode».

Condivido assolutamente ogni opinione. Sono cresciuta col teatro di Dario Fo . Potrei recitare Mistero buffo a memoria. Sentire il mio idolo dire le cose che penso mi rinfranca. Mi sento accerchiata ma ora so di non essere sola…

poesie del … sabato

Saturday, January 24th, 2009

Nagy László: Chi porta l’amore
(Ki viszi át a szerelmet)

Se si spegne la mia esistenza,
il violino del grillo chi l’adora?
Sul ramo ghiacciato la fiamma chi la spira?
Sull’arcobaleno chi si adagia?
Chi rende morbido campo la roccia,
piangendo, mentre l’abbraccia?
Le crepe nella mura chi l’accarezza?
E da bestemmie chi alza cattedrale
per fedi sconvolte?
Se si spegne la mia esistenza,
l’avvoltoio

E sull’altra sponda del fiume
chi lo porta l’amore?

Ady Endre: Né avo, né discendente…
(Sem utódja, sem boldog őse, 1909)
Né avo, né discendente,
né parente o conoscente
sono di nessuno,
sono di nessuno.

Sono come tutti, maestoso,
Polo Nord, distante,freddo,
sono come un fuoco fatuo,
misterioso e lontano.

Ma ahimè non posso stare così
vorrei far sì,
che tutti mi vedano
che tutti mi vedano.

Così diventa un tormento:
vorrei essere amato,
appartenere a qualcuno,
essere di qualcuno.

Ady Endre: Il tuo calore
(A te melegséged)
Perchè statue e quadri
cercano di rubarti
dall’anima mia?
Che siano vivi o freddi:
Chi può sostituire il tuo unico calore?

Muoio in ogni mio bacio
e rinasco sulle tue labbra,
donne-scirocco vengano pure a centinaia,
mi soffiano ormai inutilmente
il loro calore dolce e spossante.

Morti o vivi, mi tentano inutilmente,
non c’è altro calore, solo il tuo, per me.
Chi altro potrebbe darmi il tuo unico calore?

Janus Pannonius : A Galeotto
(Galeottóhoz )
Quando ti sorride la fortuna
oppure ti minaccia con la fronte oscura,
mio caro Galeotto, puoi contare sempre
su un cuore solidale ed amorevole,
abbi fiducia verso
il tuo vecchio e fedele amico:
non avrai tanti pensieri,
se il loro peso con me dividi,
ma la gioia sarà ancora più grande
se la condividerai con me.

Juhász Gyula: E’ amore?
(Szerelem?)
Non so che cosa sia, ma è tanto bello,
trasognare sulle tue parole,
come sulle nuvole accese dal tramonto,
si introvede il barlume delle stelle.

Non so che cosa sia, ma è dolce,
il tuo sguardo quando mi cerca,
come il raggio di sole che brilla,
nonostante fosse vicina la sera.

Non so che cosa sia, ma sento che
la vita è diventata di nuovo più bella,
le tue parole che mi accarezzano il cuore
come la seta, come il vento di primavera.

Non so che cosa sia, ma è tanto bello,
un dolore dolce, che non mi dispiace,
se è stupido, se è sbagliato, che sia,
se è amore, scusami tanto.

Kosztolányi Dezső: Vuoi giocare?
(Akarsz-e játszani ?)
Dimmi, vuoi giocare con me?
Giocare sempre,
andare nel buio insieme,
giocare ad essere grandi,
mettersi seri seri a capo tavola,
versarsi vino e acqua con misura,
giocare con perle, rallegrarsi per un niente,
indossare vecchi panni col sospiro pesante?
Vuoi giocare a tutto, che è vita,
l’inverno con neve e il lungo autunno;
si può bere un tè insieme
di color rubino e di fumo giallo?
Vuoi vivere la vita con il cuore puro,
ascoltare a lungo e temere ogni tanto,
quando sulla strada passa novembre
e lo spazzino, questo povero uomo,
che fischia sotto la nostra finestra?
Vuoi giocare ad essere serpente od uccello,
fare un viaggio lungo con nave o treno,
giocare a Natale, sognando tutte le bontà?
Vuoi giocare all’amante felice,
fingere di piangere, un funerale?
Vuoi vivere, vivere per sempre,
vivere nel gioco, che diventa reale?
Sdraiarsi tra i fiori per terra,
e dimmi, vuoi giocare alla morte?

a bientot

PS : Sciura Veronica… tacere… mai?

Ho letto questa intervista della nostra first lady:

«Il nuovo presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, incarna anche fisicamente la speranza americana: bell’uomo, giovane, sano con una splendida famiglia». A parlare è Veronica Lario, la moglie del premier Silvio Berlusconi. In una intervista a La Stampa la first lady sostiene che la politica americana dovrebbe essere di ispirazione per l’Italia. La Lario , in particolare, apprezza la collaborazione tra Obama e McCain subito dopo il voto: «È un grande messaggio indirizzato ai cittadini. Altro che Italia…». Sul fronte italiano, la moglie del presidente del Consiglio osserva che centrodestra e centrosinistra «restano invischiati nel gioco dell’uno contro l’altro, senza pensare all’interesse comune». «Oggi in Italia - afferma la Lario - manca un’opposizione» mentre «un’opposizione forte potrebbe costringere il governo a misurarsi su un livello di confronto politico più alto». «Un’opposizione forte costringerebbe - aggiunge la Lario - la maggioranza a sforzarsi di essere migliore, a misurarsi su un livello di confronto politico più alto. Non c’entra essere di destra o di sinistra. Invece la maggioranza pensa a sfruttare il fatto di avere un avversario debole, a non elevare la coscienza collettiva».

VELTRONI - Nell’intervista la Lario spende qualche parola anche sul segretario del Pd, Walter Veltroni. «Mi era piaciuto il discorso che aveva fatto a Torino, ma adesso tutto questo mi sembra perduto» dice la first lady, affermando circa la futura leadership del Partito democratico che ci vorrebbe «una figura nuova, giovane, capace di diventare leader». In ogni caso, aggiunge la Lario, «mio marito governerà altri dieci anni». Sui giovani italiani, Veronica Lario riconosce che «se si guadagnano 500 euro al mese non c’è una speranza» e conclude: «Li hanno chiamati bamboccioni, ma come fanno senza soldi?».

…l’insostenibile leggerezza del nulla. Tacere mai?

poesie del venerdì

Friday, December 19th, 2008

Canto per l’amata nella fredda primavera
 Hermann Hesse

L’ore, otto o nove o dieci
nell’atrio freddo battono.
Non conto, ascolto il lieve
fruscio di quando passano.
Volano come il vento nella neve,
come gli uccelli nell’inverno bianchi.
Non mi fanno del bene,
non mi fanno del male,

ma sono ore in cui mi manchi

Ho smesso di sorridere
Anna Achmatova

Ho smesso di sorridere,
le labbra sono gelate,
ad una sola speranza
segue più di una canzone.

Senza colpa cederò il canto
al riso e alla profanazione,
ché al colmo del dolore
per l’anima è il silenzio
d’amore.

Più felice sono quando più lontana
Emily Bronte

Più felice sono quando più lontana
porto la mia anima dalla sua dimora d’argilla,
in una notte di vento quando la luna brilla
e l’occhio vaga attraverso mondi di luce.

Quando mi annullo e niente mi è accanto
né terra, né mare, né cieli tersi
e sono tutta spirito, ampiamente errando
attraverso infinite immensità

Infinità d’amore
John Donne

Se ancor non ho tutto l’amore tuo,
cara, giammai tutto l’avrò;
non posso esalare un altro sospiro per intenerirti,
né posso implorare un’altra lacrima a che sgorghi;
ormai tutto il tesoro che avevo per acquistarti
- sospiri, lacrime, e voti e lettere - l’ho consumato.
Eppure non può essermi dovuto
più di quanto fu inteso alla stipulazione del contratto;
se allora il tuo dono d’amore fu parziale,
si che parte a me toccasse, parte ad altri,
cara giammai tutta ti avrò

Ma se allora tu mi cedesti tutto,
quel tutto non fu che il tutto di cui allora tu disponevi;
ma se nel cuore tuo, in seguito, sia stato o sarà
generato amor nuovo, ad opera di altri,
che ancor possiedono intatte le lor sostanze, e possono di lacrime,
di sospiri, di voti, di lettere, fare offerte maggiori,
codesto amore nuovo può produrre nuove ansie,
poiché codesto amore non fu da te impegnato.
Eppur lo fu, dacché la tua donazione fu totale:
il terreno, cioè il tuo cuore, è mio; quanto ivi cresca,
cara, dovrebbe tutto spettare a me.

Tuttavia ancor non vorrei avere tutto;
chi tutto ha non può aver altro,
e dacché il mio amore ammette quotidianamente
nuovo accrescimento, tu dovresti avere in serbo nuove ricompense;
tu non puoi darmi ogni giorno il tuo cuore:
se puoi darlo, vuol dire che non l’hai mai dato.
IL paradosso d’amore consiste nel fatto che, sebbene il tuo cuore si diparta,
tuttavia rimane, e tu col perderlo lo conservi.
Ma noi terremo un modo più liberale
di quello di scambiar cuori: li uniremo; così saremo
un solo essere, e il Tutto l’un dell’altro.

Threnos
 Ezra Pound

Niente più sospiri per noi.
Non ci turba più la brezza del crepuscolo.

Ecco i bei morti!

Non ardo più.
Non più il frullio di ali
Che ronzavano nell’aria sopra di noi.

Ecco i bei morti!

Il desiderio più non ci tormenta.
Non tremano più le nostre mani
Quando si incontrano.

Ecco i bei morti!

Non più il vino delle labbra,
Non più la sapienza per noi.

Ecco i bei morti!

Non più il torrente
Non più il luogo d’incontro
(Ecco i bei morti!)
Tintagoeal.

Senza di te
Non posso esistere senza di te.
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:
la mia vita sembra che si arresti lì,
non vedo più avanti.
Mi hai assorbito.
In questo momento ho la sensazione
come di dissolvermi:
sarei estremamente triste
senza la speranza di rivederti presto.
Avrei paura a staccarmi da te.
Mi hai rapito via l’anima con un potere
cui non posso resistere;
eppure potei resistere finché non ti vidi;
e anche dopo averti veduto
mi sforzai spesso di ragionare
contro le ragioni del mio amore.
Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te.

~ John Keats ~

 


a bientot

E lo so… il venerdì dovrei parlare di poesia… ma il ministro Gelmini ha colpito ancora! Ha presentato quattro decreti approfittando del fatto che gli studenti  domani vanno in vacanza… piccolo trucco da democristiana… mah… ne parliamo domani.

mancano seiiiiiiii , dico seiiiiiiiii giorni a Natale!

poesie del venerdì

Friday, December 12th, 2008

Bella,
come nella pietra fresca
della sorgente, l’acqua
apre un ampio lampo di spuma,
cosí è il sorriso del tuo volto,
bella.

Bella,
dalle fini mani e dagli esili piedi
come un cavallino d’argento,
che cammina, fiore del mondo,
così ti vedo,
bella.

Bella,
con un nido di rame intricato
sulla testa, un nido
color di miele cupo
dove il mio cuore arde e riposa,
bella.

Bella,
gli occhi non ti stanno nel volto,
non ti stanno nella terra.
Vi son paesi, vi son fiumi
nei tuoi occhi,
la mia patria sta nei tuoi occhi,
io cammino in mezzo ad essi,
essi danno luce al mondo dove io cammino,
bella.

Bella,
i tuoi seni sono come due pani fatti
di terra cereale e luna d’oro,
bella.

Bella,
la tua cintura il mio braccio l’ha fatta come un fiume quando
è passato mill’anni per il tuo dolce corpo,
bella.

Bella,
non v’è nulla come i tuoi fianchi;
forse la terra possiede
in qualche luogo occulto
la curva e l’aroma del tuo corpo,
forse in qualche luogo,
bella.

Bella, mia bella,
la tua voce, la tua pelle, le tue unghie,
bella, mia bella,
il tuo essere, la tua luce, la tua ombra,
bella, tutto è mio, bella,
tutto è mio, mia,
quando cammini o riposi,
quando canti o dormi,
quando soffri o sogni,
sempre,
quando sei vicina o lontana,
sempre,
sei mia, mia bella,
sempre.

Pablo Neruda

mancano tredici giorni a Natale|

a bientot

Inauguro una nuova rubrica : Berlusconiana , ovvero, antologia delle sciocchezze di un uomo:

Un orologio da polso blu con stelle bianche ed il volto del presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, ritratto nel quadrante. Silvio Berlusconi lo ha mostrato ai cronisti e ai giovani di Forza Italia che lo aspettavano alla tradizionale riunione dei leader del Ppe che precede il Consiglio europeo che si apre oggi. ”Non lo indossero’ - ha detto scherzando il presidente del Consiglio - ma l’ho portato per far fare due risate ai colleghi. Me l’hanno regalato…”, ha concluso Berlusconi allontanandosi con il sorriso sulle labbra

… eh… facciamo due risate sul Presidente degli Stati Uniti

Berlusconi ha un senso dell’umorismo che sfugge ai più, è un buontempone incompreso , ho una piccola osservazione: crisi mondiale, catastrofe climatica… ma niente niente questo uomo porta sfiga? Da quando c’è lui sta accadendo di tutto…

Il ministro Gelmini è tornata sui suoi passi… stiamo a vedere che accade…

poesie del venerdì

Friday, November 28th, 2008

Pioggia

Pioggia fiacca, pioggia estiva
dai cespugli rumoreggia, rumoreggia dagli alberi.
Com’è bello e benedetto
sognare ancora a sazietà.

Fuori a lungo me ne stetti nella luce,
desueta mi è quest’onda:
dimorare nel proprio intimo
da nessuna terra estranea essere attratto.

Niente desidero. niente bramo,
accenno lievi canti infantili,
stupido a casa sono approdato
nella vaghezza calda dei sogni.
Cuore, come sei lacerato dalle ferite,
come sprofondi cieco e beato
di non pensare, di non sapere,
solo alitare, solo sentire.
 
Hermanne Hesse


Piaghe d’amore

La luce, questo fuoco che divora.
Questo paesaggio grigio che m’attornia.
Questa pena per una sola idea.
Quest’angoscia di cielo, terra e d’ora.

Questo pianto di sangue che decora
lira senza timbro, torcia senza presa
Questo peso del mare che mi frusta.
Questo scorpione che attende entro di me.

Ghirlanda d’amore, letto di ferito
sono e di insonne, sogno la presenza
tua nel fondo in rovina del mio petto;

e se ricerco una vetta di prudenza
il tuo cuore mi dà una valle densa
di cicuta e passione d’aspra scienza.
Garcia Lorca

L’ultima canzone

Finisci allora quest’ultima canzone

e separiamoci. Scorda questa notte

ora che la notte è finita

Chi cerco di serrare tra le braccia?

I sogni

non si possono far prigionieri.

Con mani avide stringo al mio cuore

il vuoto, ed esso mi ferisce il petto
Tagore

Il Giorno piu felice
Il giorno più felice - l’ora più felice
questo mio inaridito cuore ha già conosciuto;
ogni più alta speranza di trionfo e d’ orgoglio
sento ch’ é fuggita via.

Trionfo? oh sì, così fantasticavo;
ma da gran tempo svanirono ormai
le visione di quel mio giovanile tempo -
e sia pur così.

E quanto a te, orgoglio, che dirti?
Erediti pure un’altra fonte
quel veleno che approntasti per me -
Ora acquietati, o mio spirito.

Il giorno più felice - l’ora più felice -
che quest’occhi avrebbero visto - hanno già visto,
il rifulgente sguardo di trionfo e d’ orgoglio
sento che é spento ormai.

Ma mi fosse pur riofferta quella speranza
di trionfo e d’ orgoglio, e con la pena
che allora avvertivo - quella fulgente ora
io non vorrei riviverla:

giacche’ oscure scorie erano su quelle ali
e, al loro agitarsi, una maligna essenza
ne pioveva - fatale per un’ anima
che già l’ ha conosciuta.
Poe

a bientot

Non posso più mettere foto in regard perchè non ho più spazio e allora ho pensato di aprire un blog dedicato solo alla  poesia e alle mie tanto vituperate foto, mi pare un blog carino anche se è ancora in embrione , se qualcuno di voi fosse interessato ,ecco il link http://fiori.forpassion.net/

poesie del venerdì

Friday, November 21st, 2008

INDIZI
Come spostando pietre:
geme ogni giuntura! Riconosco
l’amore dal dolore
lungo tutto il corpo.

Come un immenso campo aperto
alle bufere. Riconosco
l’amore dal lontano
di chi mi è accanto.

Come se mi avessero scavato
dentro fino al midollo. Riconosco
l’amore dal pianto delle vene
lungo tutto il corpo.

Vandalo in un’aureola
di vento! Riconosco
l’amore dallo strappo
delle più fedeli corde
vocali: ruggine, crudo sale
nella strettoia della gola.

Riconosco l’amore dal boato
- dal trillo beato -
lungo tutto il corpo!

di Marina Ivanovna Cvetaeva

LA PORTA E’ SOCCHIUSA
La porta è socchiusa,
dolce respiro dei tigli…
Sul tavolo, dimenticati,
un frustino ed un guanto.

Giallo cerchio del lume…
tendo l’orecchio ai fruscii.
Perché sei andato via?
Non comprendo…

Luminoso e lieto
domani sarà il mattino.
Questa vita è stupenda,
sii dunque saggio cuore.
Tu sei prostrato, batti
più sordo, più a rilento…
Sai, ho letto
che le anime sono immortali.

di Anna Andreevna Achmatova

”E se mi devi amare per null’altro sia”

E se mi devi amare per null’altro sia
che per amore.Non dire “L’amo per il
suo sorriso, il suo sguardo, il modo
gentile di parlare, per le sue idee
che si accordano alle mie e che un giorno
mi resero sereno”. Queste cose possono
Amato, in sé mutare o mutare per te.
Così fatto un amore può disfarsi.
E ancora non amarmi per la pietà che
le mie guance asciuga. Può scordare
il pianto chi ebbe a lungo il tuo
conforto, e perdere così il tuo amore.
Ma amami solo per amore dell’amore,
che cresca in te, in un’eternità d’amore !

Elizabeth Barret  Browning

Camminare sempre al suo fianco -
la più piccola dei due!
Mente della sua mente,
sangue del suo sangue,
due vite - un solo essere - adesso.

Assaporare sempre il suo destino:
se dolore - la parte maggiore -
se gioia - accantonare
la mia porzione per quel caro cuore.

Tutta la vita conoscersi l’un l’altra -
noi che non potremo mai riuscirci -
e poi un cambiamento -
chiamato paradiso -
folle di uomini in estasi
che imparano a comprendere gli enigmi -
senza vocabolario!
di EMILY DICKINSON

a bientot

poesie del venerdì

Friday, November 14th, 2008

Oggi vi regalo le mie poesie preferite di Cesare Pavese:

Sei la terra e la morte.

La tua stagione è il buio

e il silenzio. Non vive

cosa che piú di te

sia remota dall’alba.

 

Quando sembri destarti

sei soltanto dolore,

l’hai negli occhi e nel sangue

ma tu non senti. Vivi

come vive una pietra,

come la terra dura.

E ti vestono sogni

movimenti singulti

che tu ignori. Il dolore

come l’acqua di un lago

trepida e ti circonda.

Sono cerchi sull’acqua.

Tu li lasci svanire.

Sei la terra e la morte.

C. Pavese

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

questa morte che ci accompagna

dal mattino alla sera, insonne,

sorda, come un vecchio rimorso

o un vizio assurdo. I tuoi occhi

saranno una vana parola,

un grido taciuto, un silenzio.

Cosí li vedi ogni mattina

quando su te sola ti pieghi

nello specchio. O cara speranza,

quel giorno sapremo anche noi

che sei la vita e sei il nulla.

Per tutti la morte ha uno sguardo.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

Sarà come smettere un vizio,

come vedere nello specchio

riemergere un viso morto,

come ascoltare un labbro chiuso.

Scenderemo nel gorgo muti.

C. Pavese

‘T was only a flirt

you sure did know ?

some one was hurt

long time ago.

All is the same

time has gone by ?

some day you came

some day you’ll die.

 

Some one has died

long time ago ?

some one who tried

 but didn’t know.

C. Pavese

a bientot

«Finita la mattanza e ritiratasi la polizia entrammo a vedere. C’era silenzio, un silenzio agghiacciante. E sangue, pozzanghere di sangue. Ad ogni piano c’era del sangue sui muri. Una carneficina!» Graziella Arzaroli, medico del Genoa Social Forum, 20 luglio 2001

Tredici condanne, per un totale di 35 anni e sette mesi, rispetto agli oltre 108 anni chiesti dall’accusa, e 16 assoluzioni. Questa è la sentenza emessa dal prima sezione penale del Tribunale di Genova sui fatti avvenuti alla scuola Diaz nella notte del 21 luglio 2001, durante il G8 di Genova. Assolti i vertici della polizia: Francesco Gratteri, ex capo dello Sco ora direttore dell’Anticrimine; Giovanni Luperi, ex vicedirettotre Ucigos, ora all’intelligence; Gilberto Caldarozzi, ex vicedirettore Sco e ora a capo del Servizio centrale operativo della Polizia; Spartaco Mortola, ex dirigente della Digos genovese. (Corriere della Sera)

Vergona! Vergogna! Vergogna! Adesso sì che mi vergogno di essere italiana.

poesia del venerdì

Friday, October 31st, 2008
Oggi ho deciso di mettervi una famosa ballata di Giovanni Visconti -Venosta. E’ una ballata nata per gioco: un povero studente valtellinese doveva scrivere un componimento sulle crociate e dopo vari tentativi era riuscito solo a scrivere: “passa un giorno , passa l’altro, mai non torna il prode Anselmo”… e per  quanto si spremesse e si tormentasse non riusciva ad andare oltre. La madre, amorevole come tutte le madri , decise di chiedere un favore a  Giovanni Visconti -Venosta che non seppe resistere alla involontaria comicità della prima strofa e compose quella che secondo me è una delle cose più divertenti della nostra letteratura. Da anni ormai questa ballata mi fa compagnia nelle sale d’aspetto, nelle code in posta…ogni volta che non so come occupare il tempo…
.
LA PARTENZA DEL CROCIATO
.
Passa un giorno, passa l’altro
Mai non torna il prode Anselmo,
Perché egli era molto scaltro
Andò in guerra e mise l’elmo…
Mise l’elmo sulla testa
Per non farsi troppo mal
E partì la lancia in resta
A cavallo d’un caval.
La sua bella che abbracciollo
Gli dié un bacio e disse: Va’!
E poneagli ad armacollo
La fiaschetta del mistrà.
Poi, donatogli un anello
Sacro pegno di sua fe’,
Gli metteva nel fardello
Fin le pezze per i piè.
Fu alle nove di mattina
Che l’Anselmo uscìa bel, bel,
Per andare in Palestina
A conquidere l’Avel.
Né per vie ferrate andava
Come in oggi col vapor,
A quei tempi si ferrava
Non la via ma il viaggiator.
La cravatta in fer battuto
E in ottone avea il gilé,
Ei viaggiava, è ver, seduto
Ma il cavallo andava a piè.
Da quel dì non fe’ che andare,
Andar sempre, andare andar…
Quando a piè d’un casolare
Vide un lago, ed era il mar!
Sospettollo… e impensierito
Saviamente si fermò
Poi chinossi, e con un dito
A buon conto l’assaggiò.
Come fu sul bastimento,
Ben gli venne il mal di mar
Ma l’Anselmo in un momento
Mise fuori il desinar.
[La città di Costantino
nello scorgerlo tremò
brandir volle il bicchierino
ma il Corano lo vietò.

Il Sultano in tal frangente
Mandò il palo ad aguzzar,
Ma l'Anselmo previdente
Fin le brache avea d'acciar.]

Pipe, sciabole, tappeti,
Mezze lune, jatagan,
Odalische, minareti,
Già imballati avea il Sultan.

Quando presso ai Salamini
Sete ria incominciò,
E l’Anselmo coi più fini
Prese l’elmo, e a bere andò.

Ma nell’elmo, il crederete?
C’era in fondo un forellin
E in tre dì morì di sete
Senza accorgersi il tapin.

Passa un giorno, passa l’altro,
Mai non torna il guerrier
Perch’egli era molto scaltro
Andò in guerra col cimier.

Col cimiero sulla testa,
Ma sul fondo non guardò
E così gli avvenne questa
Che mai più non ritornò.

FINE

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a bientot
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Bea fotografa la manifestazione di Milano:
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poesie del venerdì

Friday, October 24th, 2008

Povero Catullo, smettila di illuderti!
Ciò che è perso - e lo sai - è perso: ammettilo.
Giorni di luce i tuoi, un lampo lontano,
quando correvi dove la tua fanciulla ti chiamava,
lei amata come nessuna sarà mai.
Quanta allegria, allora: quanti giochi
volevi, e lei accettava.
Davvero un lampo lontano, quei giorni.
Ora non vuole più: e tu devi accettare.
Non seguirla, se fugge, e non chiuderti alla vita:
resisti, con tutte le tue forze.
Addio, fanciulla. Catullo è forte:
non verrà a cercarti, non ti pregherà, se tu non vuoi.
Ma tu, senza le sue preghiere, soffrirai.
Ah, infelice, che vita ti rimane?
Chi ti vorrà? A chi sembrerai bella?
Chi amerai? A chi morderai le labbra?
Ma tu, Catullo, non cedere, resisti.

Gaio Valerio Catullo

Te lo ricordi, infedele, quel mattino
che dormivamo nudi vicino

e un sole più che orientale
salendo veloce le scale

bussò ai nostri vetri e ci svegliò?
Te lo ricordi, infedele, o no?

Il primo raggio forte, sereno,
si infranse alla sommità del tuo seno

così scoppiò per un istante
un vortice di luce inondante

da te, da noi, eco del fuoco disperso
di quando cominciò l’universo;

come se due che hanno fatto l’amore
fossero madri di tutte le aurore.

Giuseppe Conte

Mi tormenta l’anima il tuo amore.
Non posso odiarti, non posso amarti.
È difficile odiare, se gli hai voluto bene;
è difficile amare, se lui non vuole più.

Mai l’acqua e il fuoco si mischieranno:
mai non saremo fedeli amici.

Teognide

Ecco di cosa è fatto il canto sinfonico dell’amore
C’è il canto dell’amore di un tempo
Il rumore dei baci sperduti degli amanti illustri
I gridi d’amore delle mortali violate dagli dèi
Le virilità degli eroi favolosi erette come pezzi contraerei
L’urlo prezioso di Giasone
Il canto mortale del cigno
E l’inno vittorioso che i primi raggi del sole hanno fatto cantare a Memnone l’immobile
è il grido delle Sabine al momento del ratto
Ci sono anche i gridi d’amore dei felini nelle giungle
Il rumore sordo delle linfe montanti nelle piante tropicali
Il tuono delle artiglierie che compiono il terribile amore dei popoli
Le onde del mare dove nasce la vita e la bellezza

C’è là il canto di tutto l’amore del mondo

Guillaume Apollinaire

Sul mio giaciglio, lungo la notte, ho cercato
l’amato del mio cuore;
l’ho cercato, ma non l’ho trovato.

Mi alzerò e farò il giro della città;
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l’amato del mio cuore.

L’ho cercato, ma non l’ho trovato.
Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda:
“Avete visto l’amato del mio cuore?”.
Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l’amato del mio cuore.
L’ho stretto con forza, e non lo lascerò
finché non l’avrò condotto in casa di mia madre,
nella stanza di colei che mi partorì.

Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle e per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l’amata
finché lei stessa non lo vorrà.

Salomone

Talvolta
la mia gioia
ti spaventa
amore mio
nasce dal nulla
e si nutre di poco
di larve invisibili
che il vento trasporta
di frammenti di paura
che si fondono in tepore
di briciole di serenità
cadute
dalla mensa dei poveri
di un raggio di sole
che risveglia lucciole
addormentate
in gocce di rugiada
se mi ami
amore mio
perdona la mia gioia

Rabindranath Tagore
 a bientot

« Nessun viaggio, finisce mai, sono i viaggiatori che arrivano alla loro fine.»

Claudio Magris

Trovo questa cosa divertentissima, è un consiglio che do anche a voi:

anche questo è molto carino:

poesie del venerdì

Friday, October 17th, 2008

Sinfonia azzurra

 

Venne in cerca di te

nella calda notte, lungo le strade dai fanali azzurri.

Tutte le strade, allora, la notte erano azzurre

come le vie dei cieli,

e il volto amato

non si vedeva: si sentiva in cuore

E ti trovò, o dolcezza, nell’ombra

casta, velata d’un vapor di stelle.

Fra quel tremolìo d’astri

discesi in terra,

in quell’azzurro di due firmamenti

l’uno a specchio dell’altro, ella

ella pure rispecchiò in te l’anima sua notturna.

E ti seguì con passo di bambina

senza sapere, senza vedere, tacita e fluida.

E allor che il giorno apparve

con fresco riso roseo su l’immenso turchino,

non trovò più se stessa

per ritornare.

 

Ada Negri

 

Il vento mi porta la tua voce

la lacrima arrestata d’un ricordo…

avverto delle tue labbra il fuoco senza fuoco

i tuoi occhi contemplano la mia tortura

…sono nell’alzarsi d’uno schianto

mi dicevi che la nostra vita sarebbe sbocciata

ma or lo spazio par una distesa deserta

un nonnulla perenne dei nostri sogni…

sei andata via nel silenzio che avvelena l’anima

il vento mi porta la tua voce

come un violino sgangherato

…eppur la tua vita era il mio sguardo

i miei occhi erano onde levate alla tua vista

…ho visto un freddo iceberg di foschia

nascondere il profilo di una stella evanescente

mi ha percosso un brivido oscuro

ma non desideravo fermare quel tremolio d’immagine

mi avevi detto che l’ardito mio fiume

come una folla di bimbi felici

si muoveva nella tua anima

non era vero…

avevo solo un sole machiavellico tra le mie mani

BALDO BRUNO

 

Non posso esistere senza di te.

Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:

la mia vita sembra che si arresti lì,

non vedo più avanti.

Mi hai assorbito.

In questo momento ho la sensazione

come di dissolvermi:

sarei estremamente triste

senza la speranza di rivederti presto.

Avrei paura a staccarmi da te.

Mi hai rapito via l’anima con un potere

cui non posso resistere;

eppure potei resistere finché non ti vidi;

e anche dopo averti veduta

mi sforzai spesso di ragionare

contro le ragioni del mio amore.

Ora non ne sono più capace.

Sarebbe una pena troppo grande.

Il mio amore è egoista.

Non posso respirare senza di te.

 

John Keats

a bientot

Oggi è venerdì 17… peggio di così come potrebbe andarci?

Ma da dove nasce questa convinzione che la coincidenza del venerdì col numero 17 porta così tanta sfortuna? In teoria il giorno che la tradizione vorrebbe che portasse sfortuna è il venerdì 13, perché fu di venerdì 13 ottobre che venne dato l’ordine dello sterminio dei templari. Infatti in America ancora oggi è il 13 il numero sfortunato. Per quanto riguarda il 17 ci sono diverse teorie: alcuni sostengono che sia perché in romano 17 si scirve XVII che anagrammato da VIXI e quindi VISSI, cioè vissi e ora sono morto; secondo altri si tratta dell’inizio del diluvio universale, iniziato secondo l’antico testamento nel giorno 17 febbraio.

Il venerdì porterebbe sfortuna anche perchè è il giorno della passione di Cristo.

Sommate le due sfortune… e ridetene!

Vi copio il consiglio di Enrico Bertolino:

 «Approfittiamone, del venerdì 17, per lasciare a casa tutti i broker e tenere chiusa piazza Affari - esorta Enrico Bertolino - Si prendano un giorno di vacanza. In fondo anche venerdì scorso hanno staccato per il weekend e il lunedì le borse sono ripartite in grande stile. Anzi, allarghiamoci. Approfittiamone per stare a casa tutti. Tanto, tra i cortei delle scuole e quelli degli automobilisti senza tram e metrò, non si circolerà. Il problema potrebbe essere solo uno: che poi ci accorgiamo che forse è meglio lavorare. Litighiamo con la moglie, bruciamo l´arrosto, e così via. Insomma, l´effetto venerdì 17 applicato alla casa. Ma è un rischio da correre. Io, per dirne una, ho chiesto al mio agente di non fissarmi spettacoli per oggi. E ringrazio Dio che oggi la mia Inter non gioca».