O dell’impossibilità di definire o descrivere l’amore come fosse un fenomeno fisico.
Inutile appellarsi al metodo sperimentale o all’induzione o al rasoio di Ockham.
Per Carver la possibilità di una definizione si arresta alla semplice enunciazione della domanda: “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore?”.
Secondo Barthes, è possibile avvicinarsi all’essenza dell’oggetto-amore affastellando una galassia di fenomenologie minime di fatti corollari. In entrambi i casi, l’amore si dà in relazione al linguaggio.
Proust, nella “Recherche”, stende le evenienze dell’amore come un reagente sul piano cartesiano e ne registra saldature e resistenze ai luoghi (e allo Spazio). Sempre, comunque, l’amore è un fenomeno extravagante che necessita di essere riferito a un sistema altro perchè se ne possano dedurre almeno frammenti di senso.
Così Auden, nelle dieci ballads oscillanti secondo Brodskij tra i due poli nei quali il secolo ventesimo si è trovato a soggiornare - l’amore e la disonestà, declina l’Amore in relazione al Tempo, ritraendo l’amore come “un altro tempo”, intuendo le discrasie inconciliabili tra il tempo alienato del Dovere e il tempo dell’Amore, tra il tempo degli orologi sotto il dominio della Morte e il tempo come pura durata fuori-dal-tempo sotto l’egida di Venere, identico al tempo della Festa. (E, a questo punto, torna in mente Barthes: “Non significa nulla per voi essere la festa di qualcuno?”).
Accade che le cose possano essere definite solo per opposizione, dicendo cosa non sono, additandone l’opposto. In questo caso, l’Amore come resistenza al Tempo (quindi contrario della Morte, come in una delle coppie più celebri nella storia degli archetipi), dunque come miracolo e vacanza. Ma anche come nucleo e territorio precario perennemente sotto assedio (a partire dai confini ontologici, se il titolo del libretto è la supplica di una definizione che sfugge, e se, dai tempi del fuoco e della ruota, conoscere una cosa è il solo modo per padroneggiarla) da parte di tutto ciò che è, essenzialmente, “altro”.
Lay your sleeping head, my love,
Human on my faithless arm;
Time and fevers burn away
Individual beauty from
Thoughtful children, and the grave
Proves the child ephemeral:
But in my arms till break of day
Let the living creature lie,
Mortal, guilty, but to me
The entirely beautiful.Soul and body have no bounds:
To lovers as they lie upon
Her tolerant enchanted slope
In their ordinary swoon,
Grave the vision Venus sends
Of supernatural sympathy,
Universal love and hope;
While an abstract insight wakes
Among the glaciers and the rocks
The hermit’s sensual ecstasy.
Certainty, fidelity
On the stroke of midnight pass
Like vibrations of a bell,
And fashionable madmen raise
Their pedantic boring cry:
Every farthing of the cost,
All the dreaded cards foretell,
Shall be paid, but from this night
Not a whisper, not a thought,
Not a kiss nor look be lost.
Beauty, midnight, vision dies:
Let the winds of dawn that blow
Softly round your dreaming head
Such a day of sweetness show
Eye and knocking heart may bless,
Find the mortal world enough;
Noons of dryness see you fed
By the involuntary powers,
Nights of insult let you pass
Watched by every human love.
(Lullaby)…dalla parte dell’amore, stanno la grazia fanciullesca, la bellezza, l’estasi e tutto il kalos epifanico e precario che appare talvolta nel mondo come una fosforescenza. Dalla parte del Tempo, sta tutto il resto, cioè ciò che è il mondo.