poesie

Aspetto,
e cosa aspetto?
Un uomo carico di fiori
e di parole dolci.
Un uomo
che mi guardi e mi veda.
Che mi parli e m’ascolti.
un uomo che pianga
per me.
Provo pietà per lui
e l’amo.

maram al - masri

a bientot

Getsemani
 
Tutta quella notte camminai da solo e piansi.
Strappai una rosa e l’abbandonai a terra.
Il mio cuore era piombo: tutta quella notte
in ascolto per sentire un terribile suono.
 
Un albero si piegò e rugiada gocciò dalla sua chioma,
la terra era calda; l’alba arrivò solenne.
Mi misi lungo disteso sull’erba e là
pronunciai il tuo nome ma mi rispose il silenzio.
 
Arna Bontemps (1902 - 1973)


Sogno a occhi aperti
 
Io sogno a occhi aperti
e, che sia notte o giorno,
sogno incessantemente.
E sopra le sconvolte
schiume dell’ampio mare,
in mezzo alle increspate
arene del deserto,
lietamente montato
sul collo sottomesso
di un possente leone,
monarca del mio petto,
vedo sempre fluttuare
un bimbo che mi chiama.
 
José Martì (1853 - 1895)

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La notte lava la mente
 
La notte lava la mente.
 
Poco dopo si è qui come sai bene,
fila d’anime lungo la cornice,
chi pronto al balzo, chi quasi in catene.
 
Qualcuno sulla pagina del mare
traccia un segno di vita, figge un punto.
Raramente qualche gabbiano appare.
 
Mario Luzi (1914 - 2005)

 

La bolla di sole
 
Ogni volta che l’amore
     ti chiama
     e mi separa da te
la parte più recondita
     del mio corpo
si perde
     in una piccola bolla
     di Sole
che fluttuando nel Cielo
     crea translucidi
mondi
     dove scoppiano
altre piccole bolle
     che non vedrò mai
 Miguel Barbosa

 

 Poesia in A maggiore
 
stupendo Amore AmAre il mAre
e vivere soltanto d’Amore
e mAre
e mirAre sempre il mAre
con Amore
mAgnifico morire
Ai piedi del mAre d’Amore
Ai piedi del mAre d’Amore morire
ma sempre mirAndo il mAre
con Amore
come se morire
siA soltanto non mirAre
il mAre
o terminAre di AmAre
 
Jorge Eduardo Eielson (1924)

Non vedono se stessi gli spazi turchini
 
Non vedono se stessi gli spazi turchini,
e nel freddo perenne sono limpidi, puri,
non vedono se stesse le montagne nevose,
il fiore non vede la propria bellezza.
 
Ed è dolce sapere, vagando nei boschi
oppure scendendo da un viottolo alpestre,
che la natura si entusiasma di se stessa
coi tuoi occhi insaziabili.
 
Stepan Petrovic Scipacev (1899 - 1980)

 

La sentenza

E sul mio petto ancora vivo
piombò la parola di pietra.
Non fa nulla, vi ero pronta,
in qualche modo ne verrò a capo.

Oggi ho da fare molte cose:
occorre sino in fondo uccidere la memoria,
occorre che l’anima impietrisca,
occorre imparare di nuovo a vivere.

Se no… Oltre la finestra
l’ardente fremito dell’estate, come una festa.
Da tempo lo presentivo:
un giorno radioso e la casa deserta.

Achmatova Anna

 

Sono tanto brava

Sono tanto brava lungo il giorno.
Comprendo, accetto, non piango.
Quasi imparo ad avere orgoglio quasi fossi un uomo.
Ma al primo brivido di viola in cielo
ogni diurno sostegno dispare.
Tu mi sospiri lontano; <Sera, sera dolce e mia!>
Sembrami d’aver tra le dita la stanchezza di tutta la terra.
Non son più che sguardo, sguardo sperduto, e vene.

Sibilla Aleramo

 

Nella bufera di rose
 
Ovunque ci volgiamo nella bufera di rose,
la notte è illuminata di spine, eil rombo
del fogliame, così lieve poc’anzi tra i cespugli,
ora ci segue alle calcagna.
 

Bachmann Ingeborg

 

Voglio uno sciopero dove incontrarci tutti.
 
Uno sciopero di braccia, di gambe, di capelli,
uno sciopero che nasca in ogni corpo.
Voglio uno sciopero
di operai, di colombe
di autisti, di fiori
di tecnici, di bambini
di medici, di donne.
Voglio un grande sciopero,
che arrivi sino all’amore.
Uno sciopero dove si fermi tutto,
l’orologio, le fabbriche
lo stabilimento, le scuole
l’autobus, gli ospedali
la strada, i porti.
Uno sciopero di occhi, di mani, di baci.
Un grande sciopero dove non sia permesso respirare,
uno sciopero dove nasca il silenzio
per ascoltare i passi
del tiranno che si allontana.
    
Gioconda Belli

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NON SAPRAI MAI

Non saprai mai che la tua anima viaggia
come in fondo al mio cuore, dolce cuore adottivo;
e che nulla, né il tempo, gli altri amori, gli anni,
impediranno mai che tu sia stato.

Che la beltà del mondo ha già il tuo viso,
di tua dolcezza vive, splende del tuo chiarore,
e all’orizzonte il pensieroso lago
narra soltanto la tua serenità.

Non saprai mai che porto la tua anima
come una luce d’oro che rischiara i passi;
che un po’ della tua voce suona nel mio canto.

Dolce fiaccola i tuoi raggi, dolce braciere la tua fiamma,
mi insegnano il cammino dei tuoi passi,
e un poco ancora vivi, perché ti sopravvivo.

Yourcenar Marguerite

 

Magia nera

Una donna che scrive è troppo sensibile e sensuale,

quali estasi e portenti!

Come se mestrui bimbi ed isole

non fossero abbastanza, come se iettatori e pettegoli

e ortaggi non fossero abbastanza.

Crede di poter prevedere gli astri.

Nell’essenza una scrittrice è una spia.

Amore mio, così io son ragazza.

Un uomo che scrive è troppo colto e celebrare,

quali fatture e feticci!

Come se erezioni congressi e merci

non fossero abbastanza; come se macchine galeoni

e guerre non fossero già abbastanza.

Come un mobile usato costruisce un albero.

Nell’essenza uno scrittore è un ladro.

Amore mio, tu maschio sei così.

Mai amando noi stessi,

odiando anche le nostre scarpe, i nostri cappelli,

ci amiamo preziosa, prezioso.

Le nostre mani sono azzurre e gentili,

gli occhi pieni di tremende confessioni.

Ma quando ci sposiamo

ci abbandoniamo ai figli, disgustati.

Il cibo è troppo e nessuno è restato

a mangiare l’estrosa abbondanza

Anne Sexton

 

la signora dell’ultima volta

L’ultima volta che la vide non sapeva che era l’ul-
tima volta che la vedeva.
Perchè?
Perchè queste cose non si sanno mai.
Allora non fu gentile quell’ultima volta?
Sì, ma non a sufficienza per l’eternità.

Vivian Lamarque

 

Il signore delle impronte

Nella luce del cielo alle diciassette di quella sera
le cose erano erano stagliate così bene oh ci
fosse stato quel signore a vederle con lei le
cose stagliate dell’universo.
Invece non c’era quel signore a vederle? era anda-
to via?
Sì, le strade avevano rubato i suoi passi, messo le
sue impronte in fila con le punte girate in là.
Vivian Lamarque

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Il signore andato via

Era un signore andato via.
A lei qui rimasta tantissimo mancava.
La traccia da lui lasciata segnava ovunque intorno
a lei l’aria.
Come un quadro spostato per sempre segna la pa-
rete.

Vivian Lamarque

 

La signora non gelosa

Una signora che stava diventando gelosa non lo
diventò.
Nemmeno un po’?
Sì un po’ sì, ma pochissimo, come un solletico al
contrario che invece di far ridere manca poco
a piangere.

Vivian Lamarque

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IL SIGNORE NEL CUORE

Le era entrato nel cuore.

Passando dalla strada degli occhi e delle orecchie

le era entrato nel cuore.

E lì cosa faceva?

Stava.

Abitava il suo cuore come una casa.

Vivian Lamarque

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IL SIGNORE SOGNATO

Splendidissima era la vita accanto a lui sognata.

Nel sogno tra tutte prediletta la chiamava.

E nella realtà?

La realtà non c’era, era abdicata.

Splendidissima regnava la vita immaginata.

 Vivian Lamarque

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POESIA ILLEGITTIMA

Quella sera che ho fatto l’amore

mentale con te

non sono stata prudente

dopo un po’ mi si è gonfiata la mente

sappi che due notti fa

con dolorose doglie

mi è nata una poesia illegittimamente

porterà solo il mio nome

ma ha la tua aria straniera ti somiglia

mentre non sospetti niente di niente

sappi che ti è nata una figlia.

 Vivian Lamarque

 Grazie mamma
perché mi hai dato
la tenerezza delle tue carezze,
il bacio della buona notte,
il tuo sorriso premuroso,
la dolce tua mano che mi dà sicurezza.
Hai asciugato in segreto le mie lacrime,
hai incoraggiato i miei passi,
hai corretto i miei errori,
hai protetto il mio cammino,
hai educato il mio spirito,
con saggezza e con amore
mi hai introdotto alla vita.
E mentre vegliavi con cura su di me
trovavi il tempo
per i mille lavori di casa.
Tu non hai mai pensato
di chiedere un grazie.
Grazie mamma.

~ Judith Bond ~

Sfiducia

Tristezza di queste mie mani
troppo pesanti
per non aprire piaghe,
troppo leggere
per lasciare un’impronta -
tristezza di questa mia bocca
che dice le stesse
parole tue
altre cose intendendo -
e questo è il modo
della più disperata
lontananza.

Antonia Pozzi

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A presto, amico mio, a presto.

Mio caro, sei nel mio cuore.
Questa partenza predestinata
Promette che ci incontreremo ancora.

A presto, amico mio, senza mano, senza parola
Nessun dolore e nessuna tristezza dei sopraccigli.
In questa vita, morire non è una novità,

ma, di certo, non lo è nemmeno vivere.

Sergej Aleksandrovič Esenin

SENTIMENTALE

Mi metto a scrivere il tuo nome
con lettere di pasta.
Nel piatto, la zuppa si raffredda, piena di squame.
e piegati sul tavolo tutti contemplano
questo romantico lavoro.

Disgraziatamente manca una lettera,
una sola lettera
per finire il tuo nome!

- Stai sognando? Guarda che la zuppa si raffredda!

Io stavo sognando…
E c’é un manifesto giallo in tutte le coscienze:
“È proibito sognare in questo paese.”

Carlos Drummond de Andrade

 

Undicesimo Comandamento
Non credo alle signore della domenica
nè alla lotta per un posto in banca
non credo ai lecca-lecca della televisione
nè all’amore eterno
non credo al ricco che aiuta il povero
nè all’amore diseredato
non credo alla guerra per poi fare la pace
nè all’umana compassione

La vita trascorre come pioggia continua
le gocce ci stillano il cuore
e ogni goccia se ne porta via un pezzo.

Mary Barbara Tolusso


IL GIOCO IN CUI ANDIAMO
Se mi facessero scegliere, io sceglierei
questa salute di sapere che siamo molto malati,
questa gioia di andare così infelici.

Se mi facessero scegliere, io sceglierei
questa innocenza di non essere innocente,
questa purezza in cui mi trovo per impuro

Se mi facessero scegliere, io sceglierei
questo amore che odio,
questa speranza che mangia pani disperati

Succede signori che, io
qui mi gioco la morte.

Juan Gelman

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Lesbia mi dicit semper male nec tacet umquam
  de me: Lesbia me dispeream nisi amat.
  Quo signo? quia sunt totidem mea: deprecor illam
  assidue, verum dispeream nisi amo.
 
Lesbia dice sempre male di me e non smette mai di parlare
  di me: che io muoia disperato se Lesbia non mi ama.
  Da quale segno lo capirò? poiché le cose sono sempre quelle:    
                                                      la detesto
  assiduamente, ma davvero possa io morire se non la amo.

Catullo

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Non sono tua, tu non mi sai annullare,
anche se a questo il mio essere anela:
perdermi come fuoco di candela
a mezzogiorno accesa, o neve in mare.

Tu m’ami, certo, e ancora mi seduce
il tuo spirito ardente, vivo sole;
pure, io resto io, colei che vuole
perdersi come lume in pura luce.

Oh, nell’amore fammi sprofondare,
strazia i miei sensi, fammi diventare
sorda e cieca in tempesta di tormenti,
tenue fiaccola tra maligni venti.
Sara Teasdale Trevor

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Nel dubbio

Questo giorno d’ottobre ha iniziato
col sorriso stranito
di chi ritorna in città
da un viaggio, e gli sembra mutata,
di più misera apparenza,
le vie più strette. Possibile!
In così breve assenza! Sarà
che la stanchezza gli mette
malumore nell’animo, o che l’animo
non è desto del tutto.
Se almeno il sole sciogliesse
la foschia… Come il viso d’un fratello
che da lontano s’è riconosciuto
schiara tutta la via…
Sarebbe bello accadesse.
Nel dubbio, consideriamolo accaduto.

Fernanda Romagnoli

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Silenzi

D’estate, nel silenzio dei meriggi,
sopra la terra esausta ed assopita,
incombe il peso d’una enorme assenza.

Ma dai grandi silenzi dell’inverno,
sopra la terra rispogliata e nuda,
infinita certezza si disserta.

Tutto perdemmo: fu sprecato il tempo
Sì breve del fiorire, ma ora il cielo,
non più velato dalle foglie, immenso,

di luce inonda gli orizzonti, e nulla
fuorché il cielo è vivente sulla terra,
una più vera vita è in questa morte.

(Inedito di Lalla Romano, 1930)

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Fiaccata dai tuoi lunghi sguardi,
io stessa ho appreso a far soffrire.
Creata da una tua costola,
come posso non amarti?

Esserti tenera sorella
è il legato di un fato antico,
ed io sono diventata l’astuta, avida,
dolcissima tua schiava.

Ma quando, mite, mi abbandono
sul tuo petto piú bianco della neve,
come esulta e si fa saggio il tuo cuore,
sole della mia patria!
Anna Achmatova

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Il pudore sociale che tu credi naturale
vuole che tu sia ritrosa, ambigua, dolce
Il pudore vero sta rinchiuso come il tuorlo
dentro l’uovo, ricco, fiammante, vitale.
Questo pudore ti insegna il senso della tua integrità
di cuore, bada bene, non di una carne fatta
Simbolo sociale. Sii tu a baciarlo, a spogliarlo,
ad accarezzarlo, senza per questo rifiutare le sue
carezze e i suoi baci. Che sia chiaro, chiarissimo
lampante che siete in due a fare l’amore, non uno solo
sopra l’altro, contro l’altro, a danno dell’altro.
Rifiuta il gioco del corri e scappa che può
divertire ma alla fine ti porterà alla trappola.
La civetteria è un ‘arma così povera ad infelice
che poi quando sei incastrata contro un muro
non ti rimane che sorridere e acconsentire.
Ma non c’è niente da nascondere, lo vuoi capire.
Devi prenderti il tuo piacere da lui come
lui lo prende da te, senza infingimenti;
con pari entusiasmo e passione. Fagli la corte,
inseguilo, parlagli apertamente. Decidi tu
quando vuoi fare l’amore, non lasciarlo mai
pregare e supplicare, perché poi quando decidessi
non sarà più una decisione ma un cedimento
e subito lui urlerà di essere il tuo padrone
e avrà ragione perché sarai stata vinta e
non vincitrice, avrai accettato la regola
del cacciatore che corre appresso alla preda.

Dacia Maraini

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Aspetto,
e cosa aspetto?
Un uomo carico di fiori
e di parole dolci.
Un uomo
che mi guardi e mi veda.
Che mi parli e m’ascolti.
un uomo che pianga
per me.
Provo pietà per lui
e l’amo.

maram al - masri

Canzone d’autunno

I singhiozzi lunghi
dei violini
d’autunno
mi feriscono il cuore
con languore
monotono.

Ansimante
e smorto, quando
l’ora rintocca,
io mi ricordo
dei giorni antichi
e piango;

e me ne vado
nel vento ostile
che mi trascina
di qua e di là
come la foglia
morta.

Paul  Verlaine

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Ha messo il caffè
    Nella tazza
    Ha messo il latte
    Nella tazza di caffè
    Ha messo lo zucchero
    Nel caffè latte
    Con il cucchiaino
    Ha girato
    Ha bevuto il caffè latte
    Senza parlarmi
    Si è acceso
    Una sigaretta
    Ha fatto dei cerchi
    Con il fumo
    Ha messo la cenere
    Nel portacenere
    Senza parlarmi
    Senza guardarmi
    Si è alzato
    Ha messo
    Il suo cappello sulla testa
    Ha messo
    Il suo impermeabile
    Perché pioveva
    E’ parti
    sotto la pioggia
    Senza una parola
    Senza guardarmi
    E io io ho preso
    la mia testa nella mano
    E ho pianto.

J. Prevert

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Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.

Cesare Pavese

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L’ERICA

Nel prato troppo verde
si dibatte
la nostra inanità convulsa
e si affanna in diastole e sistole di spasimo
incrociando
stormi di monachelle bianche e nere.

Nel bosco
alla mia animalesca irrequietudine
che mordicchia nocciole
tu offri l’erica livida dei morti
e il mio offuscato amore
lustra
lavato d’acido pianto. 

Antonia Pozzi

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Di te

che sarà amore di te?

Quando resterai senza di me,

quale luce porterà te,

quale ombra me?

Dolore di tempie, di occhi,

dolore di cuore e di ossa

di sangue e anima…

Di te ,

che sarà amore di te?

Rafael Alberti

Canzone d’autunno

I singhiozzi lunghi
dei violini
d’autunno
mi feriscono il cuore
con languore
monotono.

Ansimante
e smorto, quando
l’ora rintocca,
io mi ricordo
dei giorni antichi
e piango;

e me ne vado
nel vento ostile
che mi trascina
di qua e di là
come la foglia
morta.

Paul  Verlaine

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L’ERICA

Nel prato troppo verde
si dibatte
la nostra inanità convulsa
e si affanna in diastole e sistole di spasimo
incrociando
stormi di monachelle bianche e nere.

Nel bosco
alla mia animalesca irrequietudine
che mordicchia nocciole
tu offri l’erica livida dei morti
e il mio offuscato amore
lustra
lavato d’acido pianto. 

Antonia Pozzi

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Amo in te

Amo in te
l’avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l’impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.
Amo in te l’impossibile
ma non la disperazione.

Nazim Hikmet

   

Per la verità, io non ti amo coi miei occhi,
perché essi vedono in te un mucchio di difetti;
ma è il mio cuore che ama quel che loro disprezzano
e, apparenze a parte, ne gode alla follia.
Né i miei orecchi delizia il timbro della tua voce,
né la mia sensibilità è incline a vili toccamenti,
né il mio gusto e l’olfatto bramano l’invito
al banchetto dei sensi con te soltanto.
Ma né i miei cinque spiriti, né i miei cinque sensi
possono dissuadere questo mio sciocco cuore dal tuo servizio,
avendo ormai perso ogni sembianza umana,
ridotto a schiavo e misero vassallo del tuo superbo cuore.
Solo in questo io considero la mia peste un bene:
che chi mi fa peccare, m’infligge pure la penitenza.

Shakespeare

 

Mentre l’amico caro attraversava
l’ultimo viale (filare di nodosi
addii) - più grandi degli sguardi
erano gli occhi.

Mentre l’amico amato doppiava
l’estremo promontorio (di sospiri
della mente: torna!) - più grandi delle mani
erano i gesti.

Quasi le braccia volessero lasciare
le spalle e le labbra - indietro,
a supplicare! Lottava con la lingua
la parola, il palmo con le dita…

Mentre l’ospite tenero passava…
- Signore, posa lo sguardo su di noi! -
le lacrime erano più enormi
di occhi umani, e delle stelle
sull’oceano.

Marina Cvetaeva

 

Nè mistero nè dolore
Né mistero né dolore
né volontà sapiente del destino:
sempre quell’incontrarci ci lasciava
l’impressione di una lotta.

Ed io, indovinato dal mattino
l’attimo del tuo arrivo,
percepivo nei palmi socchiusi
il morso leggero di un tremito.

Con dita arse sgualcivo
la variopinta tovaglia del tavolo…
Capivo fin da allora
quanto è angusta questa terra.

Anna Achmatova

 

Sono folle di te, amore
che vieni a rintracciare
nei miei trascorsi
questi giocattoli rotti delle mie parole.
Ti faccio dono di tutto
se vuoi,
tanto io sono solo una fanciulla
piena di poesia
e coperta di lacrime salate,
io voglio solo addormentarmi
sulla ripa del cielo stellato
e diventare un dolce vento
di canti d’amore per te.

Alda Merini, da “Alla tua salute, amore mio”

 

a bientot

Il mazzo di fiori
Che fai laggiu’ bambina
Con quei fiori appena colti
Che fai laggiu’ ragazza
Con quei fiori seccati fiori
Che fai laggiu’ bella donna
Con quei fiori che appassiscono
Che fai laggiu’ gia’ vecchia
Con quei fiori che muoiono
Aspetto il vincitore.
Jacques Prevert

 

Saffo
(Lirici Greci, Milano 1985)

Tramontata è la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte
anche giovinezza già dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.

Scuote l’anima mia Eros,
come vento sul monte
che irrompe entro le querce;
e scioglie le membra e le agita,
dolce amara indomabile belva.

Ma a me non ape, non miele;
e soffro e desidero.

(traduzione di Salvatore Quasimodo)

 

Una donna s’alza e canta
La segue il vento e l’incanta
E sulla terra la stende
E il sogno vero la prende.

Questa terra è nuda
Questa donna è druda
Questo vento è forte
Questo sogno è morte.

Giuseppe Ungaretti

 

E quel cuore più non risponderà

Alla mia voce, esultante e afflitto.

Tutto è finito… E il mio canto risuona

Nella notte vuota, ove più tu non sei.

.
Anna Achmatova

 

Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono
essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno. Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l’acqua, cristallina.
La realtà traveste
il sogno, e dice:
“Io sono il sole, i cieli, l’amore”.
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola. Sognare
è il mezzo che l’anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra.
(Largo lamento)

Pedro Salinas

 

Quando il pensiero di te mi accompagna
nel buio, dove a volte dagli orrori
mi rifugio del giorno, per dolcezza
immobile mi tiene come statua.

Poi mi levo, riprendo la mia vita.
Tutto è lontano da me, giovanezza,
gloria; altra cura dagli altri mi strana.
Ma quel pensiero di te, che tu vivi,
mi consola di tutto. O tenerezza
immensa, quasi disumana!

Umberto Saba

 

Questo amore
 
Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
È tuo
È mio
È stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l’estate
noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
Il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l’ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che  ci siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.

J. Prevert