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poesie del venerdì

Friday, February 26th, 2010

C’è tanta solitudine in quell’oro.
La luna delle notti non è la luna
che vide il primo Adamo. I lunghi secoli
della veglia umana l’hanno colmata
di antico pianto. Guardala. E’ il tuo specchio.
Jorge Luis Borges

Non sono nulla, non posso nulla, 
non perseguo nulla.
Illuso, porto il mio essere con me.
Non so di comprendere, 
né so se devo essere, 
niente essendo, ciò che sarò.
A parte ciò, che è niente, un vacuo vento
del sud, sotto il vasto azzurro cielo
mi desta, rabbrividendo nel verde.
Aver ragione, vincere, possedere l’amore
marcisce sul morto tronco dell’illusione.
Sognare è niente e non sapere è vano.
Dormi nell’ombra, incerto cuore.
.
Fernando Pessoa

Il colloquio
di Ada Negri 

   
Quando ti avrò raggiunto sulla sponda del fiume di luce
e tu mi chiederai che ho fatto tant’anni senza di te,
io ti risponderò: “Ho continuato il colloquio”.
Tu riderai per dolcezza tutto il riso d è tuoi bianchi denti,
e cingerai le mie spalle col tuo gesto securo di despota.
E lungo i prati di viole che fioriscono solo pei morti
continueremo il colloquio.

Venne quello che amavo,
quello che chiamavo.
Non quello che spazza cieli senza difese,
astri senza capanne,
lune senza patria,
nevi.
Nevi di quelle cadute da una mano,
un nome,
un sogno,
una fronte.
Non quello che ai suoi capelli
legò la morte.
Quello che io amavo.
Senza graffiare i venti,
senza ferire foglie né muovere cristalli.
Quello che ai suoi capelli
legò il silenzio.
Per scavarmi, senza farmi male,
una riviera di luce dolce nel petto
e rendere la mia anima navigabile.
R. Alberti

La rosa bianca
di Attilio Bertolucci

    
Coglierò per te
l’ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l’hanno visitata
sino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
È un ritratto di te a trent’anni.
Un po’ smemorata, come tu sarai allora.


Conosco delle barche
di Jacques Brel
   
Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.

Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

a bientot

E un altro reato cancellato per prescrizione… avanti così , che andiamo bene…

E già che ci siamo è già stato cancellato il liceo musicale… la Mariastargelimini ci aveva fatto uno scherzino… speriamo reggano  gli altri.

 E Piero Vigorelli , berlusconiano di ferro , assume la direzione di Telecom Italia Media Broadcasting, ovvero La7 e Mtv… andiamo bene…cosa è rimasto? C’è ancora  TeleCapodistria?

poesie del venerdì

Friday, February 19th, 2010

E’ bello bagnarsi nel laghetto con Te

scendere in acqua con Te

e a Te mostrarmi nella mia bellezza

avvolta in finissimi lini regali

con un pesce rosso tra le dita.

Vieni a vedermi…

(Traduzione di poesia dedicata dalla principessa Nafteta o Nefertiti al faraone Amenophi III)


Antica Preghiera Egizia
(XXV sec. a.C.)

La morte non è che la soglia di una nuova vita…
oggi noi viviamo, e così sarà ancora…
sotto molte forme noi torneremo.


Anonimo Egiziano
(XII sec. a.C.)

Guarda …… fiordalisi !
Il mio cuore appartiene a te
come il fiordaliso al grano.
Ogni cosa che tu vorrai,
tra le tue braccia poserò.

Tu, immagine del mio desiderio,
sei un balsamo per gli occhi.
Vedere te, al mio sguardo dà luce
e ti stringo forte a me
per sentire meglio il tuo amore,
tu, sposa del mio cuore.

Come è bella quest’ora !
Potesse - fra le tue braccia -
perdurare in eterno.
Tu mi facesti rinascere il cuore,
e ora, se gioisce o se piange,
non andare mai via da me, mai !

“Quando lo stringo fra le mie braccia,
e le sue braccia m’avvolgono,
è come essere nella terra di Punt,
come avere il corpo impregnato di un olio profumato.
Quando lo bacio
e le sue labbra sono dischiuse
mi sento ebbra
senza aver bevuto birra.”

“Vengano pure a me i capi medici,
il mio cuore resta insensibile ai loro rimedi.
Gli esorcismi? Non è da loro che sarò salvato
il mio male non è stato definito.
Ma il fatto di dire: eccola, ciò mi ridarebbe vita.
La mia salvezza è lei che entra qui.
La vedrò e sarò guarito.
Ella aprirà i suoi occhi e le mie gambe saranno ringiovanite.
Mi parlerà, e io sentirò nuovo vigore.
La bacerò e il male si allontanerà da me.”

“Sette giorni sono fino a ieri,

 che io non ho visto la mia amata.

 Un dolore è entrato dentro di me

ed io sono diventato pesante nel mio corpo

 e non sapevo più niente di me.

 Quando il capo dei medici è venuto da me,

il mio cuore non ha avuto alcun ristoro dai suoi mezzi….

Ma chi mi dice:

“Ecco la tua amata…egli mi riporta alla vita.
E’ il suo nome che mi solleva.

L’andare e venire dei suoi messaggeri è ciò che fa rivivere il mio cuore.

La mia amata è più efficace di tutte le terapie,

è più importante per me di un intero libro di ricette”.


UNICA AMANTE CHE NON HA SECONDA, BELLA PIU’ DI OGNI ALTRA DONNA.

LUMINOSA E PERFETTA COME LA STELLA SORGENTE ALL’INIZIO DELL’ANNO.

DI COLORITO SPLENDENTE SEDUCE CON LO SGUARDO E INCANTA CON LE LABBRA.

IL SUO COLLO E’ LUNGO, MERAVIGLIOSO IL SENO.

I CAPELLI VERI LAPISLAZULI.

PIU’ CHE ORO SPLENDONO LE BRACCIA,
 LE DITA RICORDANO I FIORI DI LOTO.

PERFETTAMENTE MODELLATA AI FIANCHI
 LE GAMBE SUPERANO OGN’ALTRA SUA BELLEZZA.

NOBILE E’ IL SUO INCEDERE.

FARA’ SCHIAVO IL MIO CUORE PER UN SUO ABBRACCIO.

OGNI COLLO SI GIRA QUANDO PASSA, PER AMMIRARLA.

FELICE CHI POTRA’ ABBRACCIARLA TUTTA!

SARA’ CONSIDERATO PRIMO TRA I GIOVANI AMANTI.

OGNI SGUARDO LA SEGUE MENTRE LEI SI ALLONTANA.

TALE E’ QUESTA UNICA DEA.

a bientot

La  razza padrona:

Verdini: «Ti passo il presidente della Sardegna… che è un amico… quello che tu mi avevi detto che volevi salutare… te lo passo e poi dopo fisso un incontro con lui».
Cappellacci: «Piacere ti conoscerti».
Fusi: «Anche a me».
Cappellacci: «E poi abbiamo un caro amico comune…. quindi per la proprietà transitiva … c’abbiamo un’amicizia».
Fusi (ridendo): «Te hai anche una bellissima terra…».
Cappellacci: «È la più bella d’Italia … non una “bellissima terra”. Semplicemente la più bella d’Italia».
Fusi: «Io sono innamorato di quella terra lì». (Cappellacci ride). Un po’ meno dei sardi…».
Cappellacci: «Guarda… sfondi una porta aperta… perché ho la consapevolezza del vero grande limite della Sardegna: noi sardi. E quindi…» (ride ancora) I due si salutano, non prima che il presidente, ricambiato da un laconico «grazie», abbia detto: «Spero di poterti conoscere presto di persona». La conversazione tra Fusi e Verdini riprende. Ma parlano ancora di Cappellacci.
Verdini
: «C’avrebbe delle aragoste pronte…».
Fusi
: «Si va in elicottero a prenderle…».
Verdini: «Non “a prenderle”. Si va a mangiarle là. Non le dà».
Fusi: «Non le dà?».
Verdini: «Le devi mangiare sul luogo…».

complimenti ai sardi per la bella scelta!

poesie del venerdì

Friday, February 5th, 2010

Oggi vi regalo dei testi di canzone che se non sono poesie ci si avvicinano molto:

QUE RESTE-T-IL 
Charles Trenet
Que reste-t-il de nos amours?
Que reste-t-il de ces beaux jours?
Une photo, vieille photo de ma jeunesse

Que reste-t-il des billets doux
Des mois d’avril, des rendez-vous?
Un souvenir qui me poursuit sans cesse

Bonheurs fanés, cheveux au vent
Baiser volés, rèves emouvants
Que reste-t-il de tout cela?
Dites-le moi

Un petit village un vieux clocher
Un paysage si bien caché
Et dans un nuage le cher visage
De mon passe

 

CHE COSA RESTA

Che cosa resta dei nostri amori?
che cosa resta di quei bei giorni?
una foto, una vecchia foto della mia giovinezza

che cosa resta dei dolci messaggi
dei mesi d’aprile, dei nostri incontri?
Un ricordo che mi perseguita senza sosta

fortune appassite, capelli al vento
baci rubati, sogni agitati
che cosa resta di tutto ciò?
ditemelo.

Un paesino, un vecchio campanile
un paesaggio ben nascosto
e nelle nubi l’amato volto
del mio passato

 

Sassi che il mare ha consumato
sono le mie parole d’amore per te
Io non t’ho saputo amare
non ti ho saputo dare quel che volevi da me
Ogni parola che ci diciamo è stata
detta mille volte
Ogni attimo che noi viviamo è stato
vissuto mille volte
Sassi che il mare ha consumato
sono le mie parole d’amore per te
Sassi che il mare ha consumato
sono le mie parole d’amore per te
Io non t’ho saputo amare
non ti ho saputo dare quel che volevi da me
Ogni parola che ci diciamo è stata
detta mille volte
Ogni attimo che noi viviamo è stato
vissuto mille volte
Sassi che il mare ha consumato
sono le mie parole d’amore per te
sono le mie parole d’amore per te

Gino Paoli

Le foglie morte
Oh, vorrei tanto che anche tu ricordassi
i giorni felici del nostro amore
Com’era più bella la vita
E com’era più bruciante il sole
Le foglie morte cadono a mucchi…
Vedi: non ho dimenticato
Le foglie morte cadono a mucchi
come i ricordi, e i rimpianti
e il vento del nord porta via tutto
nella più fredda notte che dimentica
Vedi: non ho dimenticato
la canzone che mi cantavi
È una canzone che ci somiglia
Tu che mi amavi
e io ti amavo
E vivevamo, noi due, insieme
tu che mi amavi
io che ti amavo
Ma la vita separa chi si ama
piano piano
senza nessun rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti divisi

Le foglie morte cadono a mucchi
e come loro i ricordi, i rimpianti
Ma il mio fedele e silenzioso amore
sorride ancora, dice grazie alla vita
Ti amavo tanto, eri così bella
Come potrei dimenticarti
Com’era più bella la vita
e com’era più bruciante il sole
Eri la mia più dolce amica…
Ma non ho ormai che rimpianti
E la canzone che tu cantavi
la sentirò per sempre

È una canzone che ci somiglia
Tu che mi amavi
e io ti amavo
E vivevamo, noi due, insieme
tu che mi amavi
io che ti amavo
Ma la vita separa chi si ama
piano piano
senza nessun rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti divisi

                 Jacques Prevert

Bene, se mi dici che ci trovi anche dei fiori in questa storia, sono tuoi
ma è inutile cercarmi sotto il tavolo,
ormai non ci sto più
ho preso qualche treno, qualche nave,
qualche sogno, qualche tempo fa

Ricordi che giocavo coi tuoi occhi nella stanza, e ti chiamavo mia,
e inoltre la coperta all’uncinetto, c’era il soffio della tua pazzia
e allora la tua faccia vietnamita ricordava tutto quel che ho.

E adesso puoi richiuderti nel bagno a commentare le mie poesie
però stai attenta a tendermi la mano,
perché il braccio non lo voglio più
mia madre è sempre lì che si nasconde dietro i muri
e non si trova mai
e i fiori nella vasca sono tutto quel che resta e quel che manca,
tutto quel che hai
e puoi chiamarmi ancora amore mio

E qualche volta aspettami sul ponte, i miei amici sono tutti là
con lunghe sciarpe nere ed occhi chiari, hanno scelto la semplicità
se Luigi si sporge verso l’acqua sono solo fatti suoi

E ancora mille volte, mille anni, ci scommetto, mi ringrazierai
per quel sorriso ladro e per i giochi, i mille giochi che sapevi già
e ancora mi dirai che non vuoi essere cambiata, che ti piaci come sei

Però non mi confondere con nienete e con nessuno, e vedrai…
niente e nessuno ti confonderà
soltanto l’innocenza nei miei occhi, c’è nè già meno di ieri, ma che male c’è
le navi di Pierino erano carta di giornale, eppure vedi, sono andate via
magari dove tu volevi andare ed io non ti ho portato mai
e puoi chiamarmi ancora amore mio
Francesco De Gregori

Non scalerò montagne per te
e non attraverserò deserti:
e ci sono anche poche possibilità
che varchi gli oceani a nuoto, solo per vederti…
non t’illuminerò una piazza,
non scriverò il tuo nome nel cielo,
non ti andrò a prendere nessuna stella…
non combatterò per te né draghi,
né mulini a vento, né demoni dell’inferno…
no, per te non farò niente di tutto questo…

Per te mi venderò,
per te farò il buffone,
mi darò sempre torto
anche quando avrò ragione,
appenderò il violino
a una stella che tu sai,
perché soltanto tu,
soltanto tu lo suonerai.

Sarò la tua signora
vestita in raso rosa,
antica come un quadro,
bella, altera, un po’ sdegnosa,
il passero che a sera
danza sui ginocchi tuoi,
sarò l’eroe dei sogni
che nessuno ha fatto mai.

Perché mi batterò per te
con un esercito di idraulici
condomini, dentisti, rompipalle, bottegai;
mi coprirò delle ferite della noia,
quelle che nessuno vede
e non sanguinano mai.

per te… per te… per te… per te…
per te… per te… per te… per te…

Per te io mentirò giurando su mia madre,
e laverò anche i vetri agli incroci delle strade;
mi toglierò le ali affittate a un baraccone,
perché volar da soli è solamente un’illusione.

Non mi confonderò mai più
con questa compagnia di geni
sempre soli, sempre con il “coso” in mano
a dirsi “quanto siamo bravi,
Dio, ma come siamo bravi!”
e che da piccoli era meglio
che giocassero al Meccano:
È più difficile spostare l’esistenza
un po’ più giù del cielo
e diventare un uomo, per te.

Roberto Vecchioni

La canzone dell’amore perduto
Fabrizio De André
Ricordi sbocciavano le viole
con le nostre parole:
“non ci lasceremo mai,
mai e poi mai”
Vorrei dirti, ora, le stesse cose
ma come fan presto, amore,
ad appassire le rose
così per noi.
L’amore che strappa i capelli
é perduto ormai.
Non resta che qualche svogliata carezza
e un po’ di tenerezza.
E quando ti troverai in mano
quei fiori appassiti
al sole di un aprile
ormai lontano li rimpiangerai.
Ma sarà la prima
che incontri per strada,
che tu coprirai d’oro
per un bacio mai dato,
per un amore nuovo
E sarà la prima che incontri per strada,
che tu coprirai d’oro
per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.

Lontano lontano
Luigi Tenco
L. Tenco

(1966)

Lontano lontano nel tempo
qualche cosa
negli occhi di un altro
ti farà ripensare ai miei occhi
i miei occhi che t’amavano tanto
E lontano lontano nel mondo
in un sorriso
sulle labbra di un altro
troverai quella mia timidezza
per cui tu
mi prendevi un po’ in giro
E lontano lontano nel tempo
l’espressione
di un volto per caso
ti farà ricordare il mio volto
l’aria triste che tu amavi tanto
E lontano lontano nel mondo
una sera sarai con un altro
e ad un tratto
chissà come e perché
ti troverai a parlargli di me
di un amore ormai troppo lontano.

a bientot

PS:  Per tutelare la lingua francese il governo di Parigi cerca la traduzione corretta dei termini più in voga nell’era 2.0. Mi pare una idea “bizzarra” anche se per noi italiani è una idea datata. Negli anni del fascismo anche Starace ebbe la stessa intuizione rispetto ai temini stranieri.

Infatti  Starace ( mitico segretario del partito fascita nel 1931, definito dal duce stesso : “cretino obbediente” )  con l’avvallo del duce dichiarò guerra a tutto quanto vi fosse  di straniero in Italia, trasformando così il “film” in “filmo”, l’ “ouverture” in “apertura” , il “cachemir” in “casimiro”… fino alla povera Wanda Osiris che vide la sua carta d’identità intestata a certa Vanda Osiride.

Il ridicolo non ha mai fatto paura ai fascisti.  Staremo a vedere.

Vergogna:

Protagonisti del ‘Carnevale in love’, previsto per il prossimo 14 febbraio, giorno di San Valentino, Hitler ed Eva Braun, Benito Mussolini e Claretta Petacci. Volantini di invito sono stati distribuiti in tutte le scuole elementari e medie del IX Municipio, e la rivolta - a pochi giorni di distanza dalla giornata della Memoria - non si è fatta attendere: “Come è possibile sdoganare due dittatori agli occhi dei bambini?”.

poesie del venerdì

Friday, January 22nd, 2010

Bellezze
Il campo di frumento è così bello
solo perché ci sono dentro
i fiori di papavero e di veccia;
ed il tuo volto pallido
perché è tirato un poco indietro
dal peso della lunga treccia.
(Corrado Govoni)

 

È vero
Ah, che fatica mi costa
amarti come ti amo!

Per il tuo amore mi duole l’aria,
il cuore
e il cappello.

Chi mi comprerà
questo cordone che ho
e questa tristezza di filo
bianco, per far fazzoletti?

Ah, che fatica mi costa
amarti come ti amo!
(Federico García Lorca)

Tre giovani fiorentine camminano
Ondulava sul passo verginale
ondulava la chioma musicale
nello splendore del tiepido sole
eran tre vergini e una grazia sola
ondulava sul passo verginale
crespa e nera la chioma musicale
eran tre vergini e una grazia sola
e sei piedini in marcia militare.
(Dino Campana)

 Guarda là quella vezzosa
Guarda là quella vezzosa,
guarda là quella smorfiosa.

Si restringe nelle spalle,
tiene il viso nello scialle.

O qual mai castigo ha avuto?
Nulla. Un bacio ha ricevuto.
(Umberto Saba)

Io che come un sonnambulo cammino
Io che come un sonnambulo cammino
per le mie trite vie quotidiane,
vedendoti dinanzi a me trasalgo.

Tu mi cammini innanzi lenta come
una regina.
          Regolo il mio passo
io subito destato dal mio sonno
sul tuo ch’è come una sapiente musica.
E possibilità d’amore e gloria
mi s’affacciano al cuore e me lo gonfiano.
Pei riccioletti folli d’una nuca
per l’ala d’un cappello io posso ancora
alleggerirmi della mia tristezza.
Io sono ancora giovane, inesperto
col cuore pronto a tutte le follie.

Una luce si fa nel dormiveglia.
Tutto è sospeso come in un’attesa.
Non penso più. Sono contento e muto.
Batte il mio cuore al ritmo del tuo passo.
(Camillo Sbarbaro)


Donna, non sei soltanto l’opera di Dio,
ma anche degli uomini, che sempre
ti fanno bella con i loro cuori.
I poeti ti tessono una rete
con fili di dorate fantasie;
i pittori danno alla tua forma
sempre nuova immortalità.
Il mare dona le sue perle,
le miniere il loro oro,
i giardini d’estate i loro fiori
per adornarti, per coprirti,
per renderti sempre più preziosa.
Il desiderio del cuore degli uomini
ha steso la sua gloria
sulla tua giovinezza.
Per metà sei donna,
e per metà sei sogno.
(Rabindranath Tagore)

 

 una passante
La via assordante strepitava intorno a me.
Una donna alta, sottile, a lutto, in un dolore
immenso, passò sollevando e agitando
con mano fastosa il pizzo e l’orlo della gonna,

agile e nobile con la sua gamba di statua.
Ed io, proteso come folle, bevevo
la dolcezza affascinante e il piacere che uccide
nel suo occhio, livido cielo dove cova l’uragano.

Un lampo… poi la notte! - Bellezza fuggitiva
dallo sguardo che m’ha fatto subito rinascere,
ti rivedrò solo nell’eternità?

Altrove, assai lontano di qui! Troppo tardi! Forse mai!
Perché ignoro dove fuggi, né tu sai dove vado,
tu che avrei amata, tu che lo sapevi!
Charles Baudelaire


Donna in Pisa
Non sempre fosti sola con me, spesso guardavi
lunghe feste appassite nei canali
scorrere sotto i ponti inseguite dal tempo,
tra i pampini, tra i prati languidi e il lume
della sera discendere i fondali
e le spire del fiume.

E talvolta era incerto tra noi chi fosse assente:
spesso vedevi i limpidi tornei
snodarsi nelle vie sotto i soli d’inverno,
tra logge, tra fiori fumidi e il gelo
delle mura sospingere i trofei
nella luce d’Averno.

Donna altrimenti -e niente più simile alla vita-
calda d’impercettibili passioni
velata da un vapore di lagrime ideali
nel vento, sui ponti ultimi al fuoco
delle stelle apparivi dai portali,
dietro i vetri di croco.
(Mario Luzi)  

a bientot

poesie del venerdì

Friday, January 8th, 2010

Catullo,

MA IL CUORE NON ASCOLTA RAGIONE
 Questo nostro amore,
vita mia, lo prospetti
felice, destinato
a durare per sempre.
Dèi del cielo,
fate voi che lei dica il vero,
che lo prometta
sincera e dal cuore,
che si possa
per tutta la vita
mantener questo patto inviolato.


P. Neruda,

QUI TI AMO
Qui ti amo. Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s’inseguono.
La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d’argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte stelle.
O la croce nera di una nave. Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto. Qui ti amo.
Qui ti amo e invano l’orizzonte ti nasconde.
Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
I moli sono più tristi quando attracca la sera.
La mia vita s’affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei cosi distante.
La mia noia combatte con i lenti crepuscoli.
Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi.
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.
Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento vogliono cantare
il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.


Alda Merini,

IERI SERA ERA AMORE
Ieri sera era amore,
io e te nella vita
fuggitivi e fuggiaschi
con un bacio e una bocca
come in un quadro astratto:
io e te innamorati
stupendamente accanto.
Io ti ho gemmato e l’ho detto;
ma questa mia emozione
si è spenta nelle parole.

Hermann Hesse

Per dire cos’hai fatto
di me, non ho parole.
Cerco solo la notte
fuggo davanti al sole.
La notte mi par d’oro
più di ogni sole al mondo,
sogno allora una bella
donna dal capo biondo.

Sogno le dolci cose
che il tuo sguardo annunciava,
remoto paradiso
di canti risuonava.

Guardo a lungo la notte
e una nube veloce -
per dire cos’hai fatto
di me, non ho la voce.

 Leonard Cohen

Non devi amarmi
solo perché
sei tutte le donne
che ho mai voluto
Sono nato per seguirti
ogni notte
mentre sono ancora
in tanti uomini che ti amano

Ti incontro ad un tavolo
Prendo tra le mani il tuo pugno
in un solenne tassì
Mi sveglio solo
con la mia mano nella tua assenza
all’Hotel Discipline

Ho scritto tutte queste canzoni per te
Ho consumato candele rosse e nere
a forma di uomo e di donna
Ho sposato il fumo
di due piramidi di legno di sandalo

a bientot

poesie del … sabato

Saturday, December 26th, 2009

Quando un giorno
saremo lontani l’uno dall’altra
quando le mie braccia
non potranno più raggiungerti
perchè l’amore si stabilisca e duri fra noi
quando sarò privato della tua presenza
e l’eco della tua voce più non cullerà
le mie solitudini

quando arriverà il tempo dell’addio
e mi mancherà la passione dell’amore

solo ricordi resteranno
del nostro passato
e nel tuo cuore sarò un’immagine morta
che solo nei sogni talvolta ritorna.

Ricordi sfocati che svaniscono
alle soglie del giorno
forme indistinte prive di volto,
che al risveglio con fatica potrai trattenere.

Mudimbe Vumbi Yoka

E’ un’arida stagione bianca
le foglie scure non durano,
si seccano le loro brevi vite
e con il cuore spezzato si tuffano
gentilmente verso la terra
senza nemmeno sanguinare.

E’ un’arida stagione bianca, fratello,
solo gli alberi ne conoscono la pena
quando stanno ancora eretti
ma secchi come acciaio,
con i rami secchi come fili di ferro,
davvero, è un’arida stagione bianca
ma le stagioni poi passano..

MOGANE WALLY SEROTE

DONNA NEGRA

Donna nuda, donna negra,
Vestita dal tuo colore che è vita, della tua forma che è bellezza.
Sono cresciuto nella tua ombra; la dolcezza delle tue mani mi chiudeva gli occhi.
Ed ecco che nel cuore dell’Estate, io ti scopro, Terra promessa, dall’alto di un collo impolverato.
E la tua bellezza mi fulmina nel cuore, come la saetta di un’aquila.
Donna nuda, donna scura,
Frutto maturo dalla carne soda, oscuri estasi di vino nero, bocca che fa lirica la mia bocca,
Savana dagli orizzonti puri, savana fremente alle carezze del vento d’Est.
Tamtam scolpito, tamtam che risuona sotto le dita del vincitore,
La tua voce da contralto è il canto spirituale dell’Amata.
Donna nuda, donna scura,
Olio che nul soffio increspa, olio calmo ai fianchi dell’atleta, ai fianchi dei principi del Mali.
Gazzella dagli appigli celesti, le perle sono stelle sulla notte della tua pelle.
Delizia dei giochi dello spirito, riflessi d’oro rossi sul tuo corpo in movimento,
A l’ombra della tua chioma, la mi angoscia s’illumina al Sole dei tuoi occhi.
Donna nuda, donna negra,
Io canto la tua bellezza che passa, sembianza ch’io formo nell’Eterno,
Prima che il geloso Destino non ti riduca in ceneri, per nutrire ancora le radici della vita.
LEOPOLD SEDAR SENGHOR

Dolce fanciulla…
ti ho cercata ovunque
nel vento
nella calura
attraverso le notti
attraverso i miei sogni
nella solitudine
che alberga in me
nell’oscurità
che copre il mondo!

Mudimbe Vumbi Yoka


FOGLIA AL VENTO.
Sono l’uomo color di Notte,
foglia al vento, vado in balìa dei sogni.

Sono albero che germoglia in primavera
e rugiada che canta nel cavo del baobab.

Foglia al vento, vado in balìa dei sogni.

Sono l’uomo che dà scandalo,
perchè è contro i formalismi.
L’uomo di cui si ride
perchè è contro le barriere.

Foglia al vento, vado in balìa dei sogni.

Sono l’uomo di cui si dice: “ah, quello là!”
Sono l’uomo che non si può afferrare.
Brezza che ti sfiora e sfugge.
Foglia al vento, vado in balìa dei sogni.

Il capitano della nave
che a prua cerca nel turbine delle nubi
l’occhio possente della terra,
la barca senza vela
che scivola sull’oceano.

Foglia al vento, vado in balìa dei sogni.

Sono l’uomo con sogni infiniti
quante sono le stelle
più rumorosi degli sciami d’api
più sorridenti dei sorrisi dei bambini
più sonori di echi nelle foreste.

Foglia al vento, vado in balìa dei sogni.
Bernard Binlin Dadiè

Amo il tuo sguardo di fiera
E la tua bocca dal gusto di mango
Rama Kam
Il tuo corpo è pepe nero
Che attizza il desiderio
Rama Kam
Al tuo passaggio
La pantera è gelosa
Del caldo ritmo del tuo fianco
Rama Kam
Quando danzi nel chiaror delle notti
Il tam-tam
Rama Kam
Ansima sotto l’uragano Dyunung del griot
E quando ami
Quando ami Rama Kam
E’ il tornado che s’abbatte
E tuona
E colmo mi lascia del respiro di te
Rama Kam.
 Ndjock Ngana

La rosa,

l’immarcescibile rosa che non canto,

quella che è peso e fragranza,

quella del nero giardino nell’alta notte,

quella di qualsiasi giardino e qualsiasi sera,

la rosa che risorge dalla tenue

cenere per l’arte dell’alchimia,

la rosa dei persiani e di Ariosto,

quella che sempre sta sola,

quella che sempre è la rosa delle rose,

il giovane fiore platonico,

l’ardente e cieca rosa che non canto,

la rosa irraggiungibile.

a bientot

Il Papa è stato travolto da una pazza che voleva abbracciarlo. Il fatto che  sia una cittadina della confederazione  Elvetica  mi pareva ci mettesse al sicuro da ogni accusa,  invece no!

Mentre il Papa dice : ” Auguro all’Italia una società più giusta”  Berlusconi  interviene al TG1 per dire che :

“Bisogna fermare le fabbriche dell’odio”

secondo me poteva aggiungere che bisogna fermare  le fabbriche di cioccolato svizzero che fanno concorrenza alla nostra Zaini , le fabbriche di orologi svizzeri che ( seddemoni) fanno orologi migliori dei nostri, le fabbriche di emmental che noi i buchi nel formaggio non li sappiamo fare  o magari poteva dire di fermare le banche svizzere che accolgono denaro sporco. Tutto più logico della sua affermazione.

Non gli andava di non essere protagonista , ma vorrei fargli notare che

primo non c’è odio in un abbraccio poi,  da che mondo è mondo,  i pazzi fan quel che gli pare.

Non c’è bisogno di fabbriche. E soprattutto non è colpa di Di Pietro .

 

È morto a Udine, all’età di 79 anni, lo scrittore Carlo Sgorlon.

Il filo di seta
Villanova di Pordenone nell’anno Domini 1265 avrà avuto sì e no duecento abitanti. Erano quasi tutti contadini e lavoravano i campi dei feudatari; gli altri erano artigiani o soldati.
Tutto da quelle parti apparteneva ai feudatari, la terra, i boschi, le paludi, gli stagni, i viottoli di campagna e le scarse strade di terra battuta. E le case? Appartenevano loro anche le case, costruite dai contadini con i sassi raccolti nel letto del Meduna o del Cellina?
La questione non si poneva neppure. Era qualcosa che dormiva un placido sonno nelle menti dei notai e degli uomini di legge. Ma, se per caso si fosse svegliata d’improvviso, certo avrebbe confermato in esplicite forme che tutto apparteneva ai feudatari, anche le acque dei torrenti che scendevano dalle montagne.

poesie del venerdì

Friday, December 18th, 2009

Presenza 

 Johann Wolfgang Goethe
Tutto è annuncio di te!
Appare il sole radioso,
e tu dietro a lui, spero.
Esci fuori in giardino
e sei rosa fra le rose,
e sei giglio fra i gigli.
Quando nel ballo ti muovi
si muovono le stelle,
insieme e intorno a te.
Notte! E così sarebbe notte!
Tu superi lo splendore soave
e seducente della luna.
Seducente e soave sei tu,
e fiori, luna e stelle
a te s’inchinano, o sole!
Sole, sii anche per me
artefice di giorni radiosi!
Questa è vita, è eternità.

“Io sarò albero se ti farai
fiore d’un albero:
se rugiada sarai mi farò fiore.
Rugiada diverrò se tu sarai
raggio di sole:
così, mio amore, noi ci uniremo.
Se, mia fanciulla, tu sarai cielo,
io diverrò, allora, una stella:
se, mia fanciulla, tu sarai inferno,
io per amarti mi dannerò.”
SANDOR PETOFI


La terra e la morte

 

 Tu sei come una terra
che nessuno ha mai detto.
Tu non attendi nulla
se non la parola
che sgorgherà dal fondo
come un frutto tra i rami.
C’è un vento che ti giunge.
Cose secche e rimorte
t’ingombrano e vanno nel vento
Membra e parole antiche.
Tu tremi nell’estate

Scenderemo nel gorgo muti.

 

         Poesie di  Cesare Pavese

Nel grembo della notte la mia anima si addormenta:
non svegliatela.
Estranea a tutti,
un’orfana errante in questo mondo,
lei forse muore nel grembo della notte:
non svegliatela!

Sotto il suo manto, portato dagli astri - angeli,
la notte veglia, malinconica.
Stringendo al petto, tristemente
carezzando la malata,
col suo manto, portato dagli astri piangenti,
la notte veglia, malinconica.

Con gli occhi chiusi dorme l’orfana, la mia anima,
sorride calma.
La notte si placa,
tace, china ed esanime:
muore l’orfana, con gli occhi chiusi,
e sorride calma.

 poesie di   Peju Javorov    

Grazie al mio amico Roby Romanò che ha voluto regalarmi queste bellissime foto!

a bientot

È morto Igor Man, uno dei più noti giornalisti italiani. Nel panorama italiano di falsi giornalisti e di giornalisti falsi è stato il portabandiera di un giornalismo fuori moda: quello dei fatti. Ci mancherà .

poesie del venerdì

Friday, December 11th, 2009

CANTO DEI FIORI DI SALICE

 Lievi volano
    non portati dal vento.
Lievi cadono
    non sfiorando la terra.
In ridda confusi, danzano
    nel limpido spazio:
sì che libero vaga
    il mio pensiero.

Liu Yu-hsi

ADDIO A PRIMAVERA

 Di giorno in giorno
    invecchiamo invano.
Anno per anno
    la primavera torna.
Rallegriamoci ancora
    al vino della coppa;
a che piangere i fiori
    che volano.

Wang Wei

QUARTINA BREVE

 

Sul labile fiume
    la luna segue le rocce.
Nel cavo specchio del ruscello
    le nubi s’accostano ai fiori.
L’uccello cerca il nido
    e sa la nota via.
La barca passa:
    dove riposerà?

Tu Fu

 PIOGGIA NOTTURNA

 

Mattina: dei grilli il grido
    s’alza e si posa.
L’ultima fiamma nella lucerna
    muore e s’avviva.
Dietro la mia finestra, cade, lo so,
    la pioggia notturna
e prime la sussurrano
    le foglie dei banani.

Po Chü-i

CANZONE DELLA DONNA FEDELE

Voi sapete che sono maritata,
ma mi offrite due perle rilucenti.
Dal vostro delicato amor commossa
io le sospendo sopra la mia veste
di seta rossa.
La mia dimora sta fra padiglioni
alto elevati e giardini infiniti:,
ed il mio sposo, colla lancia in mano
serve al Palazzo della Chiara Luce.
Io so ch’è luminoso
come il sole e la luna il vostro intento,
ma ho fatto giuramento
di vivere e morire col mio sposo.
Colle lacrime agli occhi ecco vi rendo
quelle vostre due perle rilucenti.
Ohimè, perché non v’ho incontrato prima
quando ero ancor fanciulla?

CIANG TSI

 

NEVE SUL FIUME

 

Su mille cime si dilegua
    degli uccelli il volo.
Su diecimila vie muore
    degli uomini la traccia.
In solitaria barca, un vecchio,
    manto di giunco e tesa di bambù,
nella neve e nel gelo
    del fiume, solo, pesca…

Liu Tsung-yuan


LA GENTE NASCONDE L’AMORE

Chi dice mai
che sono io che lo voglio
questo distacco, questo viver lontano da te?
Le mie vesti odorano ancora dello spigo che mi donasti,

la mia mano tiene ancora la lettera che m’inviasti,
intorno alla vita porto sempre una doppia cintura;
sogno che essa ci lega entrambi in un unico nodo.
Non lo sapevi tu che la gente nasconde l’amore
come un fiore troppo prezioso per essere colto?

WU,TI dei LIANG


CANZONE DELLE TESTE BIANCHE

L’amor nostro era puro
come neve sui monti,
e bianco come luna
che appare tra le nuvole.
Mi van dicendo
che i tuoi pensieri
sono doppi. Ed ecco
son venuta per rompere.
Oggi berremo
una coppa di vino;
doman ci lasceremo
lungo il Canale.
Cosí, camminando
lungo il Canale
fin dove biforca
Levante, Ponente.
Ohimè, ohimè
e ancora ohimè!
Cosí pianger deve
una fanciulla
quando è sposata,
se non ha trovato
uno dal cuor sincero,
uno che non la lasci
finché ha bianchi i capelli.

CHO,WEN,KIUN

UN VISO DI LOTO

Un viso di loto —
chiaro come neve — fresco splendore di agili membra —
come fior di pesco socchiuso, 
si appoggia allo stipite della porta.
Scrutando da dietro la cortina
quando dapprima i suoi occhi incontran quelli di lui,
le gote le s’imporporan di pudore —
eppure lí rimane!
Ma lui è attratto
a vagare su e giú davanti alla sua porta.
Conoscerla, parlarle
che turbante pensiero!
Passeggiarle un po’ accanto!
O soltanto sostarle vicino!
Sedersi al suo fianco!
Oh rapimento — fors’anche poterla abbracciare!.

HSU’ WEI

a bientot

Berlusconi al congresso Ppe: «La sovranità non è più del Parlamento. Contro il partito dei giudici cambieremo la Carta. Io sono forte e con le palle»

questa è una affermazione gravissima. Ma la prima cosa che mi è venuta in mente  è stata: “sì  , è pieno di palle , tante palle, tante tante palle!”

    

Anche gli alberi di natale hanno le palle ma non pretendono di  governare l’Italia!

poesie del venerdì

Thursday, November 26th, 2009

Oggi vi regalo le poesie scelte da Beatrice:

Completamente folle è chi dice
d’essere stato innamorato per un’ora
e non perché l’amore svanisce cosi presto,
ma perché in minor tempo dieci ne divora;
chi mai mi crederà, se io vi giuro
d’aver avuto la peste per un anno?
Chi mai non riderebbe, se affermassi d’aver visto
una fiasca di polvere bruciare un giorno intero?

Ah, che balocco è il cuore,
se cade nelle mani dell’amore!
Tutti i dolori fanno posto ad altri dolori,
e solo un po’ ne chiedono per se’;
vengono a noi, ma Amore ci trascina,
ci inghiotte e non mastica mai: come mitraglia
ci uccide in grande schiera.
E’ il Luccio tiranno, i nostri cuori pesciolini.

Se non fosse così, che avvenne al mio cuore
quando ti vidi per la prima volta?
Portavo un cuore entrando nella stanza,
ma uscendo non lo avevo più:
fosse andato da te, lo so bene, il mio cuore
forse avrebbe insegnato al tuo a mostrarsi
con me più pietoso: ma l’Amore, ahimè,
come vetro lo infranse al primo colpo.

Eppure niente può accadere al niente,
né alcun luogo può essere mai vuoto,
per questo penso che il mio petto
ancora conservi quei frammenti, separati;
e come gli specchi infranti mostrano
centinaia di piccoli volti,
così i miei frammenti di cuore
possono scegliere, desiderare e adorare,
ma dopo un tale amore …..
…. non possono più amare.

Il cuore infranto - John Donne

 

Io sono verticale

Ma preferirei essere orizzontale

non sono albero con radici nella terra

a succhiare minerali e amore di madre

così da luccicare di foglie ad ogni marzo

né sono bella come un angolo di giardino

che desta meraviglia per splendore di colori

senza sapere che presto sfiorirà.

Al mio confronto un albero è immortale

e la corolla di un fiore meno alta ma più ardita

vorrei del primo la lunga vita dell’altro l’anima viva.

 

Stanotte nella luce infinitesimale delle stelle

i fiori e gli alberi spandono profumi freddi

io li attraverso ma loro non si accorgono di me

a volte penso che mentre dormo

quando i pensieri svaniscono

assomiglio a loro perfettamente.

E’ più naturale per me stare supina

allora io ed i cieli parliamo senza riserve

io sarò utile quando resterò così per sempre

finalmente

gli alberi si piegheranno fino a toccarmi

e i fiori avranno un attimo (solo) per me.

io sono verticale -sylvia plath

nell’amore ardente del tuo corpo
sul tuo volto, sulle tue membra struggenti
nel deliquio dei tuoi occhi profondi
perduti nel mio amore,
quest’acredine arida
che mi tormenta.
Ardere confuso in te disperatamente
quest’insaziabilità della mia anima
già stanca di tutte le coose
prima ancor di conoscerle
ed ora tanto esasperata
dal mutismo del mondo
implacabile a tutti i miei sogni
e dalla sua atrocità tranquilla
che mi grava terribile
e noncurante
e nemmeno più mi concede
la pacatezza del tedio
ma mi strazia tormentosamente
e mi pùngola atroce,
senza lasciarmi urlare,
sconvolgendomi il sangue
soffocandomi atroce
in un silenzio che è uno spasimo
in un silenzio fremente.
Nell’ebrezza disperata
dell’amore di tutto il tuo corpo
e della tua anima perduta
vorrei sconvolgere e bruciarmi l’anima
spardere quest’orrore
che mi strappa gli urli
e me li soffoca in gola
bruciarlo annichilirlo in un attimo
e stringermi stringermi a te
senza ritegno più
ciecamente, febbrile,
schiandandoti, d’amore.
Poi morire, morire,
con te.

Il giorno tetro
in cui dovrò soliatrio
morire (e verrà, senza scampo)
quel giorno piangerò
pensando che potevo
morire così nell’ebbrezza
di una passione ardente.
Ma per pietà d’amore
non l’ho voluto mai.
Per pietà del tuo povero amore
ho scelto, anima mia,
la via del più lungo dolore.

C.Pavese

Non posso esistere senza di te.
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:
la mia vita sembra che si arresti lì,
non vedo più avanti.
Mi hai assorbito.

In questo momento ho la sensazione
come di dissolvermi:
sarei estremamente triste
senza la speranza di rivederti presto.
Avrei paura a staccarmi da te.

Mi hai rapito via l’anima con un potere
cui non posso resistere;
eppure potei resistere finché non ti vidi;
e anche dopo averti veduta
mi sforzai spesso di ragionare
contro le ragioni del mio amore.

Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te.
John keats

Per dilettarsi, sovente, le ciurme
catturano degli àlbatri, marini
grandi uccelli, che seguono, indolenti
compagni di viaggio, il bastimento
che scivolando va su amari abissi.
E li hanno appena sulla tolda posti
che questi re dell’azzurro abbandonano,
inetti e vergognosi, ai loro fianchi
miseramente, come remi, inerti
le candide e grandi ali. Com’è goffo
e imbelle questo alato viaggiatore!
Lui, poco fa sì bello, com’è brutto
e comico! Qualcuno con la pipa
il becco qui gli stuzzica; là un altro
l’infermo che volava, zoppicando
scimmieggia.
Come il principe dei nembi
è il Poeta che, avvezzo alla tempesta,
si ride dell’arciere: ma esiliato
sulla terra, fra scherni, camminare
non può per le sue ali di gigante.
Baudelaire

Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.
alda merini

Strinsi le mani sotto il velo oscuro…
“Perché oggi sei pallida?”
Perché d’agra tristezza
l’ho abbeverato fino ad ubriacarlo.

Come dimenticare? Uscì vacillando,
sulla bocca una smorfia di dolore…
Corsi senza sfiorare la ringhiera,
corsi dietro di lui fino al portone.

Soffocando, gridai: “E’ stato tutto
uno scherzo. Muoio se te ne vai”.
Lui sorrise calmo, crudele
e mi disse: “Non startene al vento.”

achmatova

a bientot

PS: Berlusconi parla di “guerra civile” contro i magistrati. Ma davvero questo uomo non vi fa paura?

In compenso lui ha paura della moglie. Gli ha chisto 3milioni di euro il mese. Santa donna! Siamo tutte con lei!

poesie del venerdì

Friday, November 20th, 2009

Oggi un omaggio ad una grande poetessa milanese : Antonia Pozzi , una donna tormentata che finì suicida.

 Bellezza

Ti do me stessa,
le mie notti insonni,
i lunghi sorsi
di cielo e stelle - bevuti
sulle montagne,
la brezza dei mari percorsi
verso albe remote.

Ti do me stessa,
il sole vergine dei miei mattini
su favolose rive
tra superstiti colonne
e ulivi e spighe.

Ti do me stessa,
i meriggi
sul ciglio delle cascate,
i tramonti
ai piedi delle statue, sulle colline,
fra tronchi di cipressi animati
di nidi -

E tu accogli la mia meraviglia
di creatura,
il mio tremito di stelo
vivo nel cerchio
degli orizzonti,
piegato al vento
limpido - della bellezza:
e tu lascia ch’io guardi questi occhi
che Dio ti ha dati,
così densi di cielo -
profondi come secoli di luce
inabissati al di là
delle vette -

Il volto nuovo

Che un giorno io avessi
un riso
di primavera - è certo;
e non soltanto lo vedevi tu, lo specchiavi
nella tua gioia:
anch’io, senza vederlo, sentivo
quel riso mio
come un lume caldo
sul volto.

Poi fu la notte
e mi toccò esser fuori
nella bufera:
il lume del mio riso
morì.

Mi trovò l’alba
come una lampada spenta:
stupirono le cose
scoprendo
in mezzo a loro
il mio volto freddato.

Mi vollero donare
un volto nuovo.

Come davanti a un quadro di chiesa
che è stato mutato
nessuna vecchia più vuole
inginocchiarsi a pregare
perché non ravvisa le care
sembianze della Madonna
e questa le pare
quasi una donna
perduta –

così oggi il mio cuore
davanti alla mia maschera
sconosciuta.
In riva alla vita

Ritorno per la strada consueta,
alla solita ora,
sotto un cielo invernale senza rondini,
un cielo d’oro ancora senza stelle.
Grava sopra le palpebre l’ombra
come una lunga mano velata
e i passi in lento abbandono s’attardano,
tanto nota è la via
e deserta
e silente.
Scattano due bambini
da un buio andito
agitando le braccia:
l’ombra sobbalza
striata da un tremulo volo
di chiare stelle filanti.
Gridano le campane,
gridano tutte
per improvviso risveglio,
gridano per arcana meraviglia,
come a un annuncio divino:
l’anima si spalanca
con le pupille
in un balzo di vita.
Sostano i bimbi
con le mani unite
ed io sosto
per non calpestare
le pallide stelle filanti
abbandonate un mezzo alla via.
Sostano i bimbi cantando
con la gracile voce
il canto alto delle campane: ed io sosto
pensandomi ferma stasera
in riva alla vita
come un cespo di giunchi
che tremi
presso un’acqua in cammino.

Non so

Io penso che il tuo modo di sorridere
è più dolce del sole
su questo vaso di fiori
già un poco
appassiti -

penso che forse è buono
che cadano da me
tutti gli alberi -

ch’io sia un piazzale bianco deserto
alla tua voce - che forse
disegna viali
per il nuovo
giardino.


GUARDAMI: SONO NUDA
(da Il canto della mia nudità)
Guardami: sono nuda. Dall’inquieto
Languore della mia capigliatura
Alla tensione snella del mio piede,
io sono tutta una magrezza acerba
inguainata in un color avorio.
Guarda: pallida è la carne mia.
Si direbbe che il sangue non vi scorra.
Rosso non ne traspare. Solo un languido
Palpito azzurrino sfuma in mezzo al petto.
Vedi come incavato ho il ventre. Incerta
È la curva dei fianchi, ma i ginocchi
E le caviglie e tutte le giunture,
ho scarne e salde come un puro sangue.
Oggi, m’inarco nuda, nel nitore
Del bagno bianco e m’inarcherò nuda
domani sopra un letto, se qualcuno
mi prenderà. E un giorno nuda, sola,
stesa supina sotto troppa terra,
starò, quando la morte avrà chiamato.


Largo

O lasciate lasciate che io sia
una cosa di nessuno
per queste vecchie strade
in cui la sera affonda -

O lasciate che lasciate ch’io mi perda
ombra nell’ombra -
gli occhi
due coppe alzate
verso l’ultima luce -

E non chiedetemi - non chiedetemi
quello che voglio
e quello che sono
se per me nella folla è il vuoto
e nel vuoto l’arcana folla
dei miei fantasmi -
e non cercate - non cercate
quello ch’io cerco
se l’estremo pallore del cielo
m’illumina la porta di una chiesa
e mi sospinge a entrare -

Non domandatemi se prego
e chi prego
e perché prego -

Io entro soltanto
per avere un po’ di tregua
e una panca e il silenzio
in cui parlino le cose sorelle -

Poi ch’io sono una cosa -
una cosa di nessuno
che va per le vecchie vie del suo mondo -
gli occhi
due coppe alzate
verso l’ultima luce -

 

“Perchè la poesia ha questo compito sublime: di prendere tutto
il dolore che ci spumeggia e ci rimbalza nell’anima e di placarlo,
di trasfigurarlo nella suprema calma dell’arte,
così come sfociano i fiumi nella celeste vastità del mare”.

Antonia Pozzi

    a bientot

PS: A Milano abbiamo un riconoscimento per i cittadini meritevoli e si chiama Ambrogino d’Oro, utlmamente le assegnazioni di questo premio hanno creato un sacco di polemiche . Bene,  la città che si è rifiutata di riconoscere il merito di Enzo Biagi  ha riconosciuto il merito di Marina Berlusconi..oh…Marina Berlusconi!!!! E non bastasse,  per mostrare la tristezza  dei tempi,  hanno premiato anche gli agenti del bus galera che cattura gli immigrati clandestini . Vi mostro il video:

fermate l’autobus…voglio scendere!!!! Non mi sono mai vergognata tanto. Fermiamoli per fare…