Posts Tagged ‘poesie del venerdì’

poesie del sabato

Friday, September 3rd, 2010

Devo paragonarti a un giorno d’estate?
Tu sei più amabile e moderato:
venti impetuosi scuotono gli incantevoli boccioli di maggio
e il corso dell’estate ha durata troppo breve;
talvolta l’occhio del cielo splende troppo intensamente,
e spesso il suo volto aureo viene oscurato;
e ogni bellezza dalla bellezza talora declina,
sciupata dal caso o dal mutevole corso della natura.
Ma la tua eterna estate non dovrà appassire,
né perdere la bellezza che ti appartiene;
né la morte dovrà vantarsi del tuo vagare nella sua ombra,
poiché crescerai, col passare del tempo, in versi eterni.
Finché ci saranno un respiro e occhi per vedere,
questi versi vivranno e ti manterranno in vita.

W. Shakespeare

 

 
Nel tuo esserci l’incanto dell’essere,
La vita, tua storia,
segnata dal desiderio d’essere
semplicemente donna!
Nel tuo corpo ti porti,
come nessun altro,
il segreto della vita!
Nella tua storia
la macchia dell’indifferenza,
della discriminazione, dell’oppressione…
in te l’amore più bello,
la bellezza più trasparente,
l’affetto più puro
che mi fa uomo!

Eliomar Ribeiro de Souza
Poeta Brasiliano

 

E’ la lunga interminabile
conversazione delle donne,
sembra una cosa da niente,
questo pensano gli uomini;
neanche loro immaginano
che è questa conversazione
che trattiene il mondo nella sua orbita.
Se non ci fossero le donne
che parlano tra loro
gli uomini avrebbero già perso
il senso della casa e del pianeta.

José Saramago

 

Per sempre me ne andrò per questi lidi,
Tra la sabbia e la schiuma del mare.
L’alta marea cancellerà le mie impronte,
E il vento disperderà la schiuma.
Ma il mare e la spiaggia dureranno
In eterno. 

Gibran Kahlil Gibran


I singhiozzi lunghi
dei violini d’autunno
mi feriscono il cuore
con languore monotono.
Ansimante e smorto,
quando l’ora rintocca,
io mi ricordo
dei giorni antichi
e piango;
e me ne vado
nel vento ostile
che mi trascina
di qua e di là
come la foglia morta.

Paul Verlaine

Nelle azzurre sere d’estate andrò per i sentieri
punzecchiato dal grano a pestar l’erba tenera:
trasognato sentirò la sua frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.
Io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e me ne andrò lontano,
molto lontano,
come uno zingaro nella natura,
lieto come una donna

A. Rimbauld


Quando tu non ci sei
e l’aria non risuona dei tuoi richiami segreti
allora l’ombra si stende come un manto
la sera diventa feroce
e gli uccelli mi cadono ai piedi stecchiti,
come percossi da una peste improvvisa
perché la mancanza d’amore
è la mia pestilenza

ALDA  MERINI

a bientot

poesie del venerdì

Thursday, August 5th, 2010

Come son pesanti i giorni,
A nessun fuoco posso riscaldarmi,
non mi ride ormai nessun sole,
tutto è vuoto,
tutto è freddo e senza pietà,
ed anche le care limpide stelle
mi guardano senza conforto,
da quando ho appreso nel mio cuore,
che anche l’amore può morire.
Federico Garcia Lorca

 

ALLAN POE

UN SOGNO DENTRO UN SOGNO

Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia che io ti dica
che non sbagli se pensi
che furono un sogno i miei giorni;
e, tuttavia, se la speranza volò via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient’altro,
è forse per questo meno svanita?
Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno.

Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita, e ricadono sul mare!
Ed io piango - io piango!
O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda?
O Dio! Mai potrò salvarne
almeno uno, dall’onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno?

La belle dame sans merci

Certo i gabbiani cantonali hanno atteso invano
le briciole di pale che io gettavo
sul tuo balcone perché tu sentissi
anche chiusa nel sonno le loro strida.

Oggi manchiamo all’appuntamento tutti e due
e il nostro breakfast gela tra cataste
per me di libri inutili e per te di reliquie
che non so: calendari, astucci, fiale e creme.

Stupefacente il tuo volto s’ostina ancora, stagliato
sui fondali di calce del mattino;
ma una vita senz’ali non lo raggiunge e il suo fuoco
soffocato è il bagliore dell’accendino

Montale

CESARE PAVESE

DOVE SEI TU, LUCE, È IL MATTINO

Tu eri la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
Non pena non febbre allora,
non quest’ombra greve del giorno
affollato e diverso. O luce,
chiarezza lontana, respiro
affannoso, rivolgi gli occhi
immobili e chiari su noi.
È buio il mattino che passa
senza la luce dei tuoi occhi.

L’ultimo addio
T’amai, dunque, t’amai, e t’amo ancor
di un amore che non si può concepire
 che da me solo. E’ poco prezzo,
 o mio angelo, la morte per chi
ha potuto udir che tu l’ami,
 e sentirsi scorrere in tutta
 l’anima la voluttà del tuo bacio,
 e pianger teco - io sto col piè
nella fossa; eppure tu anche
in questo frangente ritorni,
come solevi, davanti a questi occhi
 che morendo si fissano in te,
in te che sacra risplendi
di tutta la tua bellezza…
Io muoio… pieno di te,
 e certo del tuo pianto…

UGO FOSCOLO

a bientot

Ma chi l’ha votata?

Mariarosaria Rossi, deputata del Pdl anche detta la «Madonna di Cinecittà». Anni?
«Ne ho 39, però me ne danno tutti 27». ( fiuuuuuuuu che osservazione interessante per gli elettori che non tirano la fine mese…)

Le cronache hanno preso a interessarsi a lei…
«Io non leggo i giornali, faccio male?». (… dimostra 27 anni a che le serve essere informata sui fatti?)

Si è scritto che ha organizzato «feste e balli» per Berlusconi al Castello di Tor Crescenza.
«Niente balli, due cene politiche con le deputate. Tutto è nato nelle ore della rottura con Fini. Eravamo nella sala del governo e il premier aveva la faccia scura. Così ho radunato un gruppone di venti deputate e siamo andate a tirarlo su di morale. (…)

E le cene al castello?
«È un posto bellissimo, per ragionare di politica è meglio di Palazzo Grazioli. Gli ho fatto fare due torte stupende, con scritto “meno male che Silvio c’è”. È deluso da Fini, amareggiato per la rottura. Ma anche determinato e molto sereno». (non legge i giornali come fa a sapere dei licenziamenti, della crisi, dei nostri affanni quotidiani? Il castello è bello… ecco)

l’onorevole consolatrice in Parlamento. Con abito adeguato al ruolo.

davvero qualcuno l’ha votata?

poesie del venerdì

Saturday, July 17th, 2010

Frammenti

Ma la cosa migliore non furono quei baci
e neppure le passeggiate serali, o i nostri segreti.
La cosa migliore era la forza che quell’amore mi dava,
la forza lieta di vivere e di lottare per lei,
di camminare sull’acqua e sul fuoco.
Potersi buttare, per un istante,
poter sacrificare degli anni
per il sorriso di una donna:
questa sì che è felicità, e io non l’ho perduta.

Hermann Hesse

Stasera

Balaustrata di brezza
per appoggiare stasera
la mia malinconia

Giuseppe Ungaretti


Forse il cuore

Sprofonderà l’odore acre dei tigli
Nella notte di pioggia. Sarà vano
Il tempo della gioia, la sua furia,
quel suo morso di fulmine che schianta.
Rimane appena aperta l’indolenza,
il ricordo di un gesto, d’una sillaba,
ma come d’un volo lento d’uccelli
fra vapori di nebbia. E ancora attendi,
non so che cosa, mia sperduta; forse
un’ora che decida, che richiami
il principio o la fine: uguale sorte,
ormai. Qui nero il fumo degli incendi
secca ancora la gola. Se lo puoi,
dimentica quel sapore di zolfo
e la paura. Le parole ci stancano,
risalgono da un’acqua lapidata;
forse il cuore ci resta, forse il cuore

Salvatore Quasimodo

La ragazza d’acciaio

Ragazza d’acciaio non amavo nessuno al mondo
Non amavo nessuno eccetto colui che amavo
Il mio innamorato,  il mio amante,  colui che mi attraeva
Ora tutto è cambiato è lui che ha cessato di
amarmi
Il mio innamorato che ha cessato di attirarmi sono io?
Non lo so e poi cosa cambia?
Ora sono  stesa sulla paglia umida
dell’amore
Tutta sola con tutti gli altri tutta sola disperata
Ragazza di latta ragazza arrugginita
O amore , amore mio,  morto o vivo
Voglio che tu ricordi del passato
Amore che mi amavi e che io amavo

Jacques Prévert

Ho smesso di sorridere

Ho smesso di sorridere,
le labbra sono gelate,
ad una sola speranza
segue più di una canzone.

Senza colpa cederò il canto
al riso e alla profanazione,
ché al colmo del dolore
per l’anima è il silenzio
d’amore.

Anna Achmatova

a bientot

poesie del … sabato

Saturday, July 10th, 2010

Non t’amo più

Non t’amo più… È un finale banale.
Banale come la vita, banale come la morte.
Spezzerò la corda di questa crudele romanza,
farò a pezzi la chitarra: ancora la commedia perché recitare!
Al cucciolo soltanto, a questo mostriciattolo peloso, non è dato capire
perché ti dai tanta pena e perché io faccio altrettanto.
Lo lascio entrare da me, e raschia la tua porta,
lo lasci passare tu, e raschia la mia porta,

C’è da impazzire, con questo dimenio continuo…
O cane sentimentalone, non sei che un giovanotto…
Ma io non cederò al sentimentalismo.
Prolungar la fine equivale a continuare una tortura.

Il sentimentalismo non è una debolezza, ma un crimine
quando di nuovo ti impietosisci, di nuovo prometti
e provi, con sforzo, a mettere in scena un dramma
dal titolo Ottuso “Un amore salvato”.

È fin dall’inizio che bisogna difendere l’amore
dai “mai” ardenti e dagli ingenui “per sempre!”.
E i treni ci gridavano: “Non si deve promettere!”.
E i fili fischiavano “Non si deve promettere!”.

I rami che s’incrinavano e il cielo annerito dal fumo
ci avvertivano, ignoranti presuntuosi,
che è ignoranza l’ottimismo totale,
che per la speranza c’è più posto senza grandi speranze.

È meno crudele agire con sensatezza e giudiziosamente soppesare gli anelli
prima di infilarseli, secondo il principio dei penitenti incatenati.
E’ meglio non promettere il cielo e dare almeno la terra,
non impegnarsi fino alla morte, ma offrire almeno l’amore d’un momento.
È meno crudele non ripetere “ti amo”, quando tu ami.
È terribile dopo, da quelle stesse labbra
sentire un suono vuoto, la menzogna, la beffa, la volgarità
quando il mondo falsamente pieno, apparirà falsamente vuoto.

Non bisogna promettere… L’amore è inattuabile.
Perché condurre all’inganno, come a nozze?
La visione è bella finché non svanisce.
È meno crudele non amare, quando dopo viene la fine.

Guaisce come impazzito il nostro povero cane,
raspando con la zampa ora la mia, ora la tua porta.
Non ti chiedo perdono per non amarti più. Perdonami d’averti amato.

 

Evgenij A. Evtusenko

Cari Hildita, Aleidita Camilo Celia e Ernesto,

se un giorno dovrete leggere questa lettera sarà perché io non sono tra voi.

Quasi non vi ricorderete di me e i più piccolini non ricorderanno nulla.

Vostro padre è stato uno di quegli uomini che agiscono come pensano e, di sicuro, è stato coerente con le sue convinzioni. Crescete come buoni rivoluzionari. Studiate molto per poter dominare la tecnica che permette di dominare la natura. Ricordatevi che l’importante è la rivoluzione e che ognuno di noi, solo, non vale nulla.

Soprattutto, siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo. E’ la qualità più bella di un rivoluzionario. Addio, figlioli, spero di vedervi ancora. Un bacione e un grande abbraccio da

Papà

Ernesto “Che” Guevara


Non chiederci la parola

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo
Eugenio Montale

La fatica è sedersi senza farsi notare.
Tutto il resto poi viene da sé. Tre sorsate
e ritorna la voglia di pensarci da solo.
Si spalanca uno sfondo di lontani ronzii,
Ogni cosa si sperde, e diventa un miracolo
esser nato e guardare il bicchiere. Il lavoro
(l’uomo solo non può non pensare al lavoro)
ridiventa l’antico destino che è bello soffrire
per poterci pensare. Poi gli occhi si fissano
a mezz’aria, dolenti, come fossero ciechi.

Se quest’uomo si rialza e va a casa a dormire,
pare un cieco che ha perso la strada. Chiunque
può sbucare da un angolo e pestarlo di colpi.
Può sbucare una donna e distendersi in strada,
bella e giovane, sotto un altr’uomo, gemendo
come un tempo una donna gemeva con lui.
Ma quest’uomo non vede. Va a casa a dormire
e la vita non è che un ronzìo di silenzio.

A spogliarlo, quest’uomo, si trovano membra sfinite
e del pelo brutale, qua e là. Chi direbbe
che in quest’uomo trascorrono tiepide vene
dove un tempo la vita bruciava? Nessuno
crederebbe che un tempo una donna abbia fatto carezze
su quel corpo e baciato quel corpo, che trema,
e bagnato di lacrime, adesso che l’uomo,
giunto a casa a dormire, non riesce, ma geme.

[Il vino triste (2), inverno 1934 - 1935, Cesare Pavese]

a bientot

poesie del venerdì

Friday, July 2nd, 2010

Sguardo

Sul vetro incrinato,
aveva il ragno tessuto una tela.
Sul vetro,
il diamante dei tuoi occhi.
tracciò una riga.

In frantumi, il vetro
ruppe il silenzio degli alberi.

Restarono solo i tuoi occhi
e la luna:
nel mio sguardo cucirono,
insieme,
il loro sguardo.

Nadèr Naderpùr

Ero perso con lo sguardo verso il mare
Ero perso con lo sguardo nell’orizzonte,
tutto e tutto appariva come uguale;
poi ho scoperto una rosa in un angolo di mondo,
ho scoperto i suoi colori e la sua disperazione
di essere imprigionata fra le spine
non l’ho colta ma l’ho protetta con le mie mani,
non l’ho colta ma con lei ho condiviso e il profumo e le spine tutte quante.
Hafez


Ah, stenderei il mio cuore come un tappeto sotto i tuoi passi,
ma temo per i tuoi piedi le spine di cui lo trafiggi.
Hafez

“Quando la mia fede era impiccata alle fragili

corde della giustizia

e in tutta la città facevano a pezzi

il cuore dei miei occhi,

quando soffocarono

con il fazzoletto nero della legge

gli occhi infantili del mio amare

e dalle tempie pulsanti della mia speranza

sgorgarono fiotti di sangue,

quando la mia vita ormai non era più nulla,

nulla, se non il tic-tac di un orologio,

capii che dovevo amare,

amare,

amare follemente.”

Forugh Farrokhzad

Le domandai:
A chi vuoi legare il tuo destino tu così bella?
Essa mi rispose:
A me stessa,
Perchè sono l’unica!
Perchè sono l’amore,
Son l’amante
E l’amata!
Perchè sono lo Specchio,
La Bellezza
E la visione!

Abu-Said

Io mi levai dal centro della Terra,
A traverso la settima porta,
E m’assisi sul trono di Saturno.
E molti Enigmi divinai nel cammino.
Ma non l’Enigma della morte umana,
Nè quello del destino.

Hakim Omar Khayyám

Quando le domandai
La causa della nostra lontananza,
Essa mi rispose: te lo dirò.
Io sono il tuo occhio, e sono la tua anima.
Perchè ti sorprendi se tu non mi vedi?
Dimmi: chi ha mai potuto vedere l’anima?
Dimmi? Dimmi?

Negi de Kamare

a bientot

poesie del venerdì

Friday, June 25th, 2010

Allegria di naufragi

E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare
Giuseppe Ungaretti

Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l’antica e erronea fede,
l’ieri che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.
Pessoa

Mi nascondo nel mio fiore
Perché portandolo sul petto -
Tu - senza saperlo, porterai anche me -
E gli angeli sanno il resto!
oppure
Mi nascondo - nel mio fiore,
Perché mentre appassirà nel tuo Vaso -
Tu - senza saperlo - sentirai per me -
Quasi - una malinconia -

E. Dickinson

Questa sera la luna sogna più languidamente;
come una bella donna, che su tanti cuscini,
con mano distratta e leggera carezza
prima d’addormentarsi il contorno dei seni,
e sul dorso lucido di molli valanghe
morente, si abbandona a lunghi smarrimenti,
girando gli occhi sulle visioni bianche
che salgono nell’azzurro come fiori in boccio.
Quando, nel suo languore ozioso,
ella lascia cadere su questa terra una lagrima furtiva,
un pio poeta, odiatore del sonno,
accoglie nel cavo della mano questa pallida lagrima
dai riflessi iridati come un frammento d’opale,
e la nasconde nel suo cuore agli sguardi del sole.

C. Baudelaire

 

Al collo un filo di esili grani,
celo le mani nel largo manicotto,
gli occhi guardano distratti
e non piangeranno mai più.
Sembra il volto più pallido
per la seta che tende al lilla,
arriva quasi alle sopracciglia
la mia frangetta non ondulata.
E non somiglia ad un volo
questa lenta andatura, quasi avessi
sotto i piedi una zattera
e non i quadretti del parquet.
La bocca bianca è socchiusa,
ineguale il respiro affannato,
e sul mio petto tremano i fiori
dell’incontro che non c’è stato.

Anna Achmatova

Perdonami se ti cerco così

goffamente, dentro

di te.

Perdonami il dolore, qualche volta.

E’ che da te voglio estrarre

il tuo migliore tu.

Quello che non vedesti e che io vedo,

immerso nel tuo fondo, preziosissimo.

E afferrarlo

e tenerlo in alto come trattiene

l’albero l’ultima luce

che gli viene dal sole.

E allora tu

verresti a cercarlo, in alto.

Per raggiungerlo

alzata su di te, come ti voglio,

sfiorando appena il tuo passato

con le punte rosate dei tuoi piedi,

tutto il corpo in tensione d’ascesa

da te a te.

E allora al mio amore risponda

la creatura nuova che tu eri.

Pedro Salinas

a bientot

Mi indigno perchè:

* il neo ministro Brancher , per salvarsi dal processo Bpi , ha già invocato il legittimo impedimento ( non hanno più pudore … ). Un ministero per sfuggire alla giustizia… siamo il Paese di  ( non mi viene la definizione perchè adesso anche Pulcinella inizia ad offendersi se associato a questo Paese…) , ah sì, siamo il Paese di Berlusconi.

° Nella traccia storica dell’esame di maturità sul “Ruolo dei giovani nella storia e nella politica” tra i quattro “documenti” proposti agli studenti come base di lavoro c’è anche una citazione di Benito Mussolini, e questo sarebbe il meno, la cosa grave è che la citazione che dovrebbe esaltare il contributo dei giovani in politica è un brano del famigerato discorso con cui Mussolini in Parlamento si assunse la responsabilità dell’omicidio Matteotti. Andiamo bene , dopo le Foibe , D’Annunzio pluricitato  , un giro al Grande Fratello ,   la Mariastargelmini ha trovato giusto anche esaltare la nascita di una dittatura. Se gli Ufo esistono ( come sostengono la Mariastar e Giacobbo ) ho una preghiera per loro : Extraterrestri portatela via…

* I giovani del PD vogliono eliminare il termine ”compagno” … e no eh… non scherziamo.

Cari compagni, sì, compagni, perché è un nome bello e antico, che non dobbiamo lasciare in disuso; deriva dal latino “cum panis”, che accomuna coloro che mangiano lo stesso pane. Coloro che lo fanno condividono anche l’esistenza. Mario Rigoni Stern

* Oggi è il giorno dello sciopero generale della CGIL.

«Contro le scelte politiche del governo e per cambiare una manovra sbagliata e ingiusta»,

 Mi indigno perchè nessun giornale ne ha parlato!

poesie del venerdì

Thursday, June 17th, 2010

S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo;
s’i fosse vento, lo tempestarei;
s’i fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i fosse Dio, mandereil’ en profondo;
s’i fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s’i fosse ‘mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
S’i fosse morte, andarei a mi’ padre;
s’i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria da mi’ madre.
Si fosse Cecco com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui.

Cecco Angiolieri

Il mio futuro
Il capriccio di un attimo
mi ha rubato il futuro,
messo insieme a casaccio.
Voglio rifabbricarmelo piu’ bello,
come l’ho sempre pensato.
Ricostruirlo su terreno solido
(le mie intenzioni).
Risollevarlo su colonne altissime
(i miei ideali).
Riaprirvi il passaggio segreto
dell’anima mia.
Rialzargli la torre scoscesa
della mia solitudine.

Edith Sodergran (1882-1923)

Qui ti amo

Qui ti amo.
Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s’inseguono.

La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d’argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte stelle.

O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui ti amo.

Qui ti amo e invano l’orizzonte ti nasconde.
Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
I moli sono più tristi quando attracca la sera.
La mia vita s’affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei così distante.
La mia noia combatte con i lenti crepuscoli.
Ma la notte giunge e incomincia a cantarrni.
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.

Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome
con le loro foglie di filo metallico.
Pablo Neruda

SONETTO 23
Come un pessimo attore in scena
colto da paura dimentica il suo ruolo,
oppur come una furia stracarica di rabbia
strema il proprio cuore per impeto eccessivo,

anch’io, sentendomi insicuro, non trovo le parole
per la giusta apoteosi del ritual d’amore,
e nel colmo del mio amor mi par mancare
schiacciato sotto il peso della sua potenza.

Sian dunque i versi miei, unica eloquenza
e muti messaggeri della voce del mio cuore,
a supplicare amore e attender ricompensa

ben più di quella lingua che più e più parlò.
Ti prego, impara a leggere il silenzio del mio cuore
è intelletto sottil d’amore intendere con gli occhi.
William Shakespeare

A te si giunge solo
attraverso di te. Ti aspetto.

Io certo so dove sono,
la mia città, la strada, il nome
con cui tutti mi chiamano.
Ma non so dove sono stato
con te.
Lì mi hai portato tu.

Come
potevo imparare il cammino
se non guardavo altro
che te,
se il cammino erano i tuoi passi,
e il suo termine
l’istante che tu ti fermasti?
Cosa ancora poteva esserci
oltre a te offerta, che mi guardavi?

Ma ora,
quale esilio, che assenza
essere dove si è!
Aspetto, passano treni,
il caso, gli sguardi.
Mi condurrebbero forse
dove mai sono stato.
Ma io non voglio i cieli nuovi.
Voglio stare dove sono già stato.
Con te, tornare.
Quale immensa novità
tornare ancora,
ripetere, mai uguale,
quello stupore infinito!

E finchè tu non verrai
io rimarrò alle soglie
dei voli, dei sogni,
delle scie, immobile.
Perchè so che là dove sono stato
nè ali, nè ruote, nè vele
conducono.
Hanno tutte smarrito il cammino.
Perchè so che là dove sono stato
si giunge solo
con te, attraverso di te.
Pedro Salinas

a bientot

adesso hanno deciso di far pagare la crisi alle banche , che equivale a farla pagare doppiamente a noi. Ma di far pagare i ricchi non se ne parla mai?

poesie del venerdì

Thursday, May 27th, 2010

ANONIMO TEDESCO
(Secolo XII)

LA CHIAVE DEL CUORE

Tu sei mio, io son tua,
siine certo, amore.
T’ho rinchiuso nel mio cuore;
e la chiave l’ho perduta
vi dovrai sempre restare.

ANONIMO
(Quechua, America del Sud)

VOLANDO NELL’ALTO

La pioggia cade sul mio villaggio,
la mia amata sta piangendo
oltre la montagna.

La pioggia cade sul mio villaggio,
il cielo è cupo di tormenta
oltre la montagna.

Se io fossi un gheppio!
Volerei sopra la pioggia,
valicherei la montagna
e dalle nubi la chiamerei:
non piangere amore!

Se fossi un falco!
Volando nell’alto
dal cielo le direi:
non piangere amore!


ANONIMO
(Hawaii, Polinesia, Mari del Sud)

LAMENTO D’AMORE

Ma sei tu, foglia colta dall’albero dell’amore
Dolce creatura, che sconvolgi il mio amore.
L’occhio guarda tremando al pensiero :
Ella potrebbe ancora venire!
Chi, però, la saluterebbe col canto?
Passato è il tuo giorno, la tua immagine di lei, —
Il cuore è rosicchiato e corroso.
In acqua profonda sono ormai immerso :
Che pena e che lotta nell’anima!
All’amore nessun mortale sfugge senza danno.
Tu: una donna estraniata, — io: un uomo estraniato,
Bucce vuote, un cibo per porci!
Guarda le frotte di pesci alle chiuse!
Le loro pasture nei pressi della scogliera
Fluttuano di muschio ricchissimo.
Tu sei la moglie, — quello, tuo marito —
Quando si avvicina, chi lo saluterà col canto?
Chi consolerà il suo ritorno?

POETA EGIZIO IGNOTO
(XVIII Dinastia: 1580 -1346 a. C.)

L’AMORE DELLA MIA BELLA

L’amore della mia bella è sull’altra riva.
Un braccio di fiume sta tra noi
e il coccodrillo si tiene sul banco di sabbia.
Entro nell’acqua, cammino sopra i flutti.
Potente è il cuore mio sull’onde
e l’acqua è come terra pei miei piedi,
tanto forte mi rende l’amor suo:
per me fa l’incantesimo sul fiume.

a bientot

va che bell!

nel giorno nel quale ci vengono chiesti immensi sacrifici  “il Piersilvio” vara la sua “barcheta “…  è lunga 37 metri ed è costata circa 18 milioni di euro. I sacrifici toccano a noi “coglioni” …

E il padre va all’OCSE e:

“ Oso citarvi una frase di colui che era ritenuto come un grande dittatore ( ? ) , e cioè Benito Mussolini. Nei suoi diari ho letto recentemente questa frase: “dicono che ho potere, non è vero, forse ce l’hanno i gerarchi ma non lo so. Io so che posso solo ordinare al mio cavallo di andare a destra o di andare a sinistra e di questo posso essere contento”».

Neppure un po’ di rispetto per noi o senso di opportunità politica. Berluska fa quel che gli pare…

poesie del venerdì

Thursday, May 13th, 2010

Di tutto ciò far senza,

e del troppo sognare…

E sulla terra in levità passare.

Patrizia Valduga

 

  In me cogli anni crescono, a mio merito

o demerito, quei danni d’ascrivere

interi a plurime carnali sterili

dilettazioni in cui involta o proclive

m’affatico… a diletti semiseri

e periferici.,. alle loro derive…

così che non mi viene dal preterito

il come e tanto meno il cosa vivere,

che in questi giorni persi neri e duri

se qualcosa mi resti non ho prove,

se qualcosa qui o altrove per me duri,

e non so se la sera ora congiuri

contro di me, o sui drudi miei dall’ovest

induri, sui passati e sui futuri.

 patrizia valduga


 Ti do me stessa,
le mie notti insonni,
i lunghi sorsi
di cielo e stelle - bevuti
sulle montagne,
la brezza dei mari percorsi
verso albe remote.

Ti do me stessa,
il sole vergine dei miei mattini
su favolose rive
tra superstiti colonne
e ulivi e spighe.

Ti do me stessa,
i meriggi
sul ciglio delle cascate,
i tramonti
ai piedi delle statue, sulle colline,
fra tronchi di cipressi animati
di nidi -

E tu accogli la mia meraviglia
di creatura,
il mio tremito di stelo
vivo nel cerchio
degli orizzonti,
piegato al vento
limpido - della bellezza:
e tu lascia ch’io guardi questi occhi
che   ti ha dati,
così densi di cielo -
profondi come secoli di luce
inabissati al di là
delle vette -

  di antonia pozzi

       (questa foto è di Isa)
o penso che il tuo modo di sorridere
è più dolce del sole
su questo vaso di fiori
già un poco
appassiti -

penso che forse è buono
che cadano da me
tutti gli alberi -

ch’io sia un piazzale bianco deserto
alla tua voce - che forse
disegna viali
per il nuovo
giardino.

 antonia pozzi

I fiori vengono in dono e poi si dilatano
una sorveglianza acuta li silenzia
non stancarsi mai dei doni.
 
Il mondo è un dente strappato
non chiedetemi perché
io oggi abbia tanti anni
la pioggia è sterile.
 
Puntando ai semi distrutti
eri l’unione appassita che cercavo
rubare il cuore d’un altro per poi servirsene.
 
La speranza è un danno forse definitivo
le monete risuonano crude nel marmo
della mano.
 
Convincevo il mostro ad appartarsi
nelle stanze pulite d’un albergo immaginario
v’erano nei boschi piccole vipere imbalsamate.
 
Mi truccai a prete della poesia
ma ero morta alla vita
le viscere che si perdono
in un tafferuglio
ne muori spazzato via dalla scienza.
 
Il mondo è sottile e piano:
pochi elefanti vi girano, ottusi.
 
 
 
C’è come un dolore nella stanza, ed
è superato in parte: ma vince il peso
degli oggetti, il loro significare
peso e perdita.
 
C’è come un rosso nell’albero, ma è
l’arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch’essi pesano.
 
Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d’un destino
di uomini separati per obliquo rumore

amelia rosselli

a bientot

Che fa Berlusconi? I suoi ministri sono travolti dalla bufera  e lui sparisce?

PS: Vi incollo il terzo segreto di Fatima , avanti spiegatemelo.

Ecco il testo del terzo segreto di Fatima reso pubblico dalla Chiesa Cattolica nel 2000:
«Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio. »

poesie del venerdì

Friday, April 23rd, 2010

I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire che
che m’appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì, così rapito!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l’amore
brucia la vita e fa volare il tempo.
Vincenzo Cardarelli

Come un serial killer
faccio pagare alle altre donne
la colpa
di non essere te

Michele Mari

John Keats
Compassione ti chiedo

Compassione ti chiedo - e pietà - e amore - sì, amore,
un amore misericordioso che strazio soltanto non sia,
costante, innocente, con un pensiero solo dominante,
senza veli o maschere, che anche nudo sia puro!
Tutta, tutta, lasciami averti - mia!
La tua forma e la tua bellezza, quel veleno dolce
d’amore, il tuo bacio, e le tue mani, e gli occhi divini,
il seno caldo, bianco, luminoso, capace di mille piaceri -
te stessa - la tua amica - per pietà, tutta lasciami averti,
e non tenerti un atomo solo - o morirò -
se vivessi sarebbe come un servo miserabile,
dimentico, tra tanta inutile infelicità,
ch’abbia un senso la vita - il palato della mente
perderò il suo gesto, la mia ambizione la vista.

Dammi le tue mani per l’inquietudine
Dammi le tue mani di cui tanto ho sognato
Di cui tanto ho sognato nella mia solitudine
Dammi le tue mani perch’io venga salvato.
Quando le prendo nella mia povera stretta
Di palmo e di paura di turbamento e fretta
Quando le prendo come neve disfatta
Che mi sfugge dappertutto attraverso le dita.
Potrai mai sapere ciò che mi trapassa
Ciò che mi sconvolge e che m’invade
Potrai mai sapere ciò che mi trafigge
E che ho tradito col mio trasalire.
Ciò che in tal modo dice il linguaggio profondo
Questo muto parlare dei sensi animali
Senza bocca e senz’occhi specchio senza immagine
Questo fremito d’amore che non dice parole
Potrai mai sapere ciò che le dita pensano
D’una preda tra esse per un istante tenuta
Potrai mai sapere ciò che il loro silenzio
Un lampo avrà d’insaputo saputo.
Dammi le tue mani ché il mio cuore vi si conformi
Taccia il mondo per un attimo almeno
Dammi le tue mani ché la mia anima vi s’addormenti
Ché la mia anima vi s’addormenti per l’eternità.

Louis Aragon

 

a bientot

PS: Il sacrilego ( uno che fa la comunione dopo due divorzi , mille escort e… diverse ministre, è un sacrilego. Ma forse ormai si crede più in alto di Dio e le regole le fa lui…) e Fini si sono scannati. Che dire? Abbiamo visto tutti la furia del capo , abbiamo visto tutti la sua arroganza.  Inizio a pensare che gli italiani non siano così stupidi come vogliono farci credere e che ci siano dei brogli elettorali. Non esiste che il 51% degli italiani voti una persona simile . Non esiste in nessuna logica…